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POSTE ITALIANE 13^ emissione del 01 giugno 2020 di un francobollo dedicato a Giuseppe Ungaretti, nel 50° anniversario della scomparsa

Posted By thecollectibles on Giu 1, 2020 |


POSTE ITALIANE 13^ emissione del 01 giugno 2020 di un francobollo dedicato a Giuseppe Ungaretti, nel 50° anniversario della scomparsa

Il Ministero dello Sviluppo con le Poste Italiane emette il 1° giugno 2020 un francobollo ordinario appartenente alla serie tematica “ il Patrimonio artistico e culturale italiano” dedicato a Giuseppe Ungaretti, nel 50° anniversario della scomparsa, relativo al valore della tariffa B, corrispondente ad €1.10.

  • data / date 01 giugno 2020
  • dentellatura / serration 11
  • stampa / printing rotocalcografia
  • tipo di carta / paper type carta bianca autoadesiva
  • stampato / printed I.P.Z.S. Roma
  • tiratura / edition 400.000
  • dimensioni / dimension 40 x 30 mm
  • bozzettista/ designer Isabella Castellana
  • num. catalogo/catalog num. Michel YT UN

Giuseppe Ungaretti (Alessandria d’Egitto, 8 febbraio 1888 – Milano, 2 giugno 1970) è stato un poeta, scrittore, traduttore e accademico italiano.

Biografia

Gli anni giovanili

Giuseppe Ungaretti nacque ad Alessandria d’Egitto, nel quartiere periferico Moharrem Bek, l’8 febbraio del 1888 da genitori italiani originari della provincia di Lucca. Il padre Antonio (1842-1890) era un operaio, impiegato allo scavo del Canale di Suez, che morì due anni dopo la nascita del futuro poeta a causa di un’idropisia, malattia contratta negli anni di estenuante lavoro. La madre, Maria Lunardini (1850-1926), mandò avanti la gestione di un forno di proprietà, con il quale riuscì a garantire gli studi al figlio, che si poté così iscrivere presso una delle più prestigiose scuole di Alessandria d’Egitto, la svizzera École Suisse Jacot. Alla figura materna dedicherà la poesia La madre, scritta nel 1930, a quattro anni dalla morte della donna. L’amore per la poesia sorse in lui durante questo periodo scolastico, intensificandosi grazie alle amicizie che egli strinse nella città egiziana, così ricca di antiche tradizioni come di nuovi stimoli, derivanti dalla presenza di persone provenienti da tanti paesi del mondo; Ungaretti stesso ebbe una balia originaria del Sudan, una domestica croata e una badante argentina.

In questi anni, attraverso la rivista Mercure de France, il giovane si avvicinò alla letteratura francese e, grazie all’abbonamento a La Voce, anche a quella italiana. Inizia così a leggere, tra gli altri, le opere di Arthur Rimbaud, Stéphane Mallarmé, Giacomo Leopardi, Friedrich Nietzsche e Charles Baudelaire, quest’ultimo grazie all’amico Mohammed Sceab.

Ebbe anche uno scambio epistolare con Giuseppe Prezzolini. Nel 1906 conobbe Enrico Pea, da poco tempo emigrato in Egitto, con il quale condivise l’esperienza della “Baracca Rossa”, un deposito di marmi e legname dipinto di rosso, sede d’incontri per socialisti ed anarchici. Iniziò a lavorare come corrispondente commerciale, attività che svolse per qualche tempo, ma realizzò alcuni investimenti sbagliati; si trasferì poi a Parigi per intraprendere gli studi universitari.

Il soggiorno in Francia

Nel 1912, dopo un breve periodo trascorso al Cairo, lasciò dunque l’Egitto e si recò in Francia. Nel tragitto vide per la prima volta l’Italia ed il suo paesaggio montano. A Parigi, frequentò per due anni le lezioni tenute dal filosofo Henri Bergson, dal filologo Joseph Bédier e da Fortunat Strowski, presso la Sorbona ed il Collège de France.

Entrato in contatto con un ambiente artistico internazionale, conobbe Guillaume Apollinaire, con il quale strinse una solida amicizia, Giovanni Papini, Ardengo Soffici, Aldo Palazzeschi, Pablo Picasso, Giorgio de Chirico, Amedeo Modigliani e Georges Braque. Invitato da Papini, Soffici e Palazzeschi, iniziò ben presto a collaborare alla rivista Lacerba.

Nel 1913 morì l’amico d’infanzia Moammed Sceab, suicida nella stanza dell’albergo di rue des Carmes, che condivideva con Ungaretti. Nel 1916, all’interno della raccolta di versi Il porto sepolto, verrà pubblicata la poesia a lui dedicata, In memoria.

In Francia, Ungaretti filtrò le precedenti esperienze, perfezionando le conoscenze letterarie e lo stile poetico. Dopo qualche pubblicazione su Lacerba (16 componimenti), avvenute grazie al sostegno di Papini, Soffici e Palazzeschi, decise di partire volontario per la Grande Guerra.

La Grande Guerra

Quando nel 1914 scoppiò la prima guerra mondiale, Ungaretti partecipò attivamente alla campagna interventista, arruolandosi in seguito nel 19º Reggimento di fanteria della Brigata “Brescia”, quando, il 24 maggio del 1915, l’Italia entrò in guerra. A seguito delle battaglie sul Carso, cominciò a tenere un taccuino di poesie, che furono poi raccolte dall’amico Ettore Serra (un giovane ufficiale) e stampate, in 80 copie, presso una tipografia di Udine nel 1916, con il titolo Il porto sepolto. Collaborava a quel tempo anche al giornale di trincea Sempre Avanti. Trascorse un breve periodo a Napoli, nel 1916 (testimoniato da alcune sue poesie, per esempio Natale“Non ho voglia / di tuffarmi / in un gomitolo di strade…”) . Il 26 gennaio del 1917, a Santa Maria la Longa, in provincia di Udine, scrisse la nota poesia Mattina.

Nella primavera del 1918, il reggimento al quale apparteneva Ungaretti si recò a combattere in Francia, nella zona di Champagne, con il II Corpo d’armata italiano del generale Alberico Albricci. Del luglio 1918 è Soldati, composta nel bosco di Courton.

Al suo rientro a Parigi, il 9 novembre del 1918, nel suo attico parigino, trovò il corpo dell’amico Apollinaire, stroncato dalla febbre spagnola.

Tra le due guerre

Dopo la guerra, Ungaretti restò nella capitale francese, dapprima come corrispondente del giornale Il Popolo d’Italia, diretto da Benito Mussolini, ed in seguito come impiegato all’ufficio stampa dell’ambasciata italiana. Nel 1919 venne stampata, a Parigi, la raccolta di versi in francese La guerre – Une poésie, che sarà poi inclusa nella sua seconda raccolta di versi Allegria di naufragi, pubblicata a Firenze nello stesso anno.

Nel 1920, il poeta conobbe e sposò Jeanne Dupoix, dalla quale avrà tre figli: un figlio, nato e morto nell’estate del 1921, Anna Maria (o Anna-Maria, come soleva firmare, con il trattino alla francese), Ninon (Roma, 17 febbraio 1925-Roma, 26 marzo 2015), e Antonietto (Marino, 19 febbraio 1930).

Nel 1921, si trasferì con la famiglia a Marino, in provincia di Roma, e collaborò all’Ufficio stampa del Ministero degli Esteri. Gli anni venti segnarono un cambiamento nella vita privata e culturale del poeta. Aderì al fascismo, firmando il Manifesto degli intellettuali fascisti nel 1925.

In quegli anni, svolse un’intensa attività letteraria su quotidiani e riviste francesi (Commerce e Mesures) ed italiane (su La Gazzetta del Popolo), e realizzò diversi viaggi, in Italia e all’estero, per varie conferenze, ottenendo nel frattempo diversi riconoscimenti di carattere ufficiale, come il Premio del Gondoliere. Furono questi anche gli anni della maturazione dell’opera Sentimento del Tempo; le prime pubblicazioni di alcune liriche dell’opera avvennero su L’Italia letteraria e Commerce. Nel 1923 venne ristampato Il porto sepolto, presso La Spezia, con una prefazione di Benito Mussolini, che aveva conosciuto nel 1915, durante la campagna dei socialisti interventisti.

L’8 agosto del 1926, nella villa di Luigi Pirandello, nei pressi di Sant’Agnese, sfidò a duello Massimo Bontempelli, a causa di una polemica nata sul quotidiano romano Il Tevere: Ungaretti fu leggermente ferito al braccio destro ed il duello finì con una riconciliazione. Nel 1928, invece, maturò la sua conversione religiosa al cattolicesimo, come testimoniato anche nell’opera Sentimento del Tempo.

A partire dal 1931, il poeta ebbe l’incarico di inviato speciale per La Gazzetta del Popolo e si recò, pertanto, in Egitto, in Corsica, nei Paesi Bassi e nell’Italia Meridionale, raccogliendo il frutto di quest’esperienze vissute nella raccolta Il povero nella città (che sarà pubblicato nel 1949), e nella sua rielaborazione Il deserto e dopo, che vedrà la luce solamente nel 1961. Nel 1933 il poeta aveva raggiunto il massimo della sua fama.

Nel 1936, durante un viaggio in Argentina su invito del Pen Club, gli venne offerta la cattedra di letteratura italiana presso l’Università di San Paolo del Brasile, che Ungaretti accettò; trasferitosi quindi con tutta la famiglia in Brasile, vi rimarrà fino al 1942. A San Paolo, morirà il figlio Antonietto nel 1939, all’età di nove anni, per un’appendicite mal curata, lasciando il poeta in uno stato di acuto dolore e d’intensa prostrazione interiore, evidente in molte delle sue poesie successive, raccolte ne Il Dolore, del 1947, e in Un Grido e Paesaggi, del 1952.

La seconda guerra mondiale e il dopoguerra

Nel 1942 Ungaretti ritornò in Italia, dove venne nominato Accademico d’Italia e, “per chiara fama”, professore di letteratura moderna e contemporanea presso l’Università “La Sapienza” di Roma. Nonostante i suoi meriti letterari e accademici, il poeta sarebbe stato vittima dell’epurazione seguìta alla caduta del regime fascista: esattamente dal luglio del 1944, anno in cui il Ministro dell’Istruzione Guido de Ruggero firmò il decreto di sospensione di Ungaretti dall’insegnamento, fino al febbraio 1947, quando il nuovo Ministro dell’Istruzione Guido Gonella reintegrò definitivamente il poeta come docente. A testimonianza del suo strenuo impegno per essere reintegrato, c’è una lettera, datata 17 luglio 1946, inviata all’allora Presidente del Consiglio Alcide De Gasperi, in cui Ungaretti difendeva la propria causa, elencando i suoi numerosi meriti conseguiti in Italia e all’estero. Il poeta avrebbe poi mantenuto il suo ruolo di docente universitario fino al 1958 e in seguito, come “fuori ruolo”, fino al 1965. Attorno alla sua cattedra, si formarono alcuni degli intellettuali che si sarebbero in seguito distinti per importanti attività culturali e accademiche, come Leone Piccioni, Luigi Silori, Mario Petrucciani, Guido Barlozzini, Raffaello Brignetti, Raffaele Talarico, Ornella Sobrero ed Elio Filippo Accrocca.

A partire dal 1942 la casa editrice Mondadori iniziò la pubblicazione dell’opera omnia di Ungaretti, intitolata Vita di un uomo. Nel secondo dopoguerra, Ungaretti pubblicò nuove raccolte poetiche, dedicandosi con entusiasmo a quei viaggi che gli davano modo di diffondere il suo messaggio e ottenendo significativi premi, come il Premio Montefeltro nel 1960 e il Premio Etna-Taormina nel 1966. Pubblicò un’apprezzata traduzione della Fedra di Racine e nel 1954 sfiorò il Premio Nobel per la Letteratura.

Nel 1958 il poeta fu colpito da un grave lutto: l’amata moglie Jeanne si spense in seguito a una lunga malattia.

Gli ultimi anni

Nei suoi ultimi anni Giuseppe Ungaretti intrecciò una relazione sentimentale con l’italo-brasiliana Bruna Bianco (più giovane di lui di cinquantadue anni), conosciuta casualmente in un hotel di San Paolo, dove si trovava per una conferenza. Della loro appassionata storia d’amore restano, come testimonianza, quattrocento lettere. Nel 1968 Ungaretti ottenne particolare successo grazie alla televisione: prima della messa in onda dello sceneggiato televisivo l’Odissea di Franco Rossi, il poeta leggeva alcuni brani tratti dal poema omerico, suggestionando il pubblico grazie alla sua espressività di declamatore. Sempre nel ’68, per i suoi ottant’anni, Ungaretti venne festeggiato in Campidoglio, in presenza del Presidente del Consiglio Aldo Moro; a rendergli onore i poeti Montale e Quasimodo.

Nel 1969 la Mondadori inaugurò la collana dei Meridiani pubblicando l’opera omnia ungarettiana. Nello stesso anno il poeta fondò l’associazione Rome et son histoire. Nella notte tra il 31 dicembre del 1969 ed il 1º gennaio del 1970, Ungaretti scrisse la sua ultima poesia, L’Impietrito e il Velluto, pubblicata in una cartella litografica il giorno dell’ottantaduesimo compleanno del poeta.

Nel 1970, un viaggio a New York, negli Stati Uniti, durante il quale gli fu assegnato un prestigioso premio internazionale dall’Università dell’Oklahoma, debilitò definitivamente la sua pur solida fibra. Morì a Milano, nella notte tra il 1º e il 2 giugno del 1970, per una broncopolmonite. Il 4 giugno si svolse il suo funerale a Roma, nella Chiesa di San Lorenzo fuori le Mura, ma non vi partecipò alcuna rappresentanza ufficiale del Governo italiano. È sepolto nel Cimitero del Verano, accanto alla moglie Jeanne.

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POSTE ITALIANE 13th issue of 01 June 2020 of a stamp dedicated to Giuseppe Ungaretti, on the 50th anniversary of the disappearance

On June 1, 2020, the Ministry of Development with the Italian Post Office issues an ordinary stamp belonging to the thematic series “Italian artistic and cultural heritage” dedicated to Giuseppe Ungaretti, on the 50th anniversary of his death, relating to the value of tariff B, corresponding to € 1.10.

date June 01, 2020
serration 11
printing rotocalcografia
paper type white self-adhesive paper
printed I.P.Z.S. Rome
print run 400,000
dimensions 40 x 30 mm
designer Isabella Castellana
catalog no. Michel YT UN

Giuseppe Ungaretti (Alexandria, Egypt, February 8, 1888 – Milan, June 2, 1970) was an Italian poet, writer, translator and academic.

Biography

The youthful years

Giuseppe Ungaretti was born in Alexandria, Egypt, in the peripheral neighborhood of Moharrem Bek, on February 8, 1888 from Italian parents from the province of Lucca. His father Antonio (1842-1890) was a worker, employed in the excavation of the Suez Canal, who died two years after the birth of the future poet due to dropsy, a disease contracted during the years of exhausting work. The mother, Maria Lunardini (1850-1926), ran the management of a proprietary oven, with which she managed to guarantee her son’s studies, who could thus enroll in one of the most prestigious schools in Alexandria, Egypt. Swiss École Suisse Jacot. To the maternal figure he will dedicate the poem La madre, written in 1930, four years after the woman’s death. The love for poetry arose in him during this school period, intensifying thanks to the friendships that he made in the Egyptian city, so rich in ancient traditions and new stimuli, deriving from the presence of people from many countries of the world; Ungaretti himself had a nurse from Sudan, a Croatian maid and an Argentine carer.

In these years, through the Mercure de France magazine, the young man approached French literature and, thanks to the subscription to La Voce, also to the Italian one. Thus he began to read, among others, the works of Arthur Rimbaud, Stéphane Mallarmé, Giacomo Leopardi, Friedrich Nietzsche and Charles Baudelaire, the latter thanks to his friend Mohammed Sceab.

He also had an epistolary exchange with Giuseppe Prezzolini. In 1906 he met Enrico Pea, who had recently emigrated to Egypt, with whom he shared the experience of the “Red Barrack”, a deposit of marble and timber painted red, a meeting place for socialists and anarchists. He started working as a commercial correspondent, an activity he carried out for some time, but made some wrong investments; he then moved to Paris to undertake university studies.

The stay in France

In 1912, after a short period spent in Cairo, he therefore left Egypt and went to France. On the way he saw for the first time Italy and its mountain landscape. In Paris, he attended for two years the lessons held by the philosopher Henri Bergson, the philologist Joseph Bédier and Fortunat Strowski, at the Sorbonne and the Collège de France.

Having come into contact with an international artistic environment, he met Guillaume Apollinaire, with whom he made a solid friendship, Giovanni Papini, Ardengo Soffici, Aldo Palazzeschi, Pablo Picasso, Giorgio de Chirico, Amedeo Modigliani and Georges Braque. Invited by Papini, Soffici and Palazzeschi, he soon started collaborating with Lacerba magazine.

In 1913 his childhood friend Moammed Sceab died, a suicide in the hotel room on the rue des Carmes, which he shared with Ungaretti. In 1916, the poem dedicated to him, In memory, was published in the collection of verses Il porto sepolto.

In France, Ungaretti filtered previous experiences, perfecting literary knowledge and poetic style. After some publications on Lacerba (16 essays), which took place thanks to the support of Papini, Soffici and Palazzeschi, he decided to volunteer for the Great War.

The great war

When the First World War broke out in 1914, Ungaretti actively participated in the interventionist campaign, later enlisting in the 19th Infantry Regiment of the “Brescia” Brigade, when, on May 24, 1915, Italy entered the war. Following the battles on the Karst, he began to keep a notebook of poems, which were then collected by his friend Ettore Serra (a young officer) and printed, in 80 copies, at a print shop in Udine in 1916, with the title Il porto sepolto . At that time he also collaborated in the trench newspaper Semper Avanti. He spent a short period in Naples in 1916 (testified by some of his poems, for example Christmas: “I don’t want to / to dive / in a ball of streets …”). On January 26, 1917, in Santa Maria la Longa, in the province of Udine, he wrote the famous poem Mattina.

In the spring of 1918, the regiment to which Ungaretti belonged went to fight in France, in the Champagne area, with the II Italian Army Corps of General Alberico Albricci. From July 1918 is Soldati, composed in the Courton wood.

On his return to Paris, on 9 November 1918, in his Parisian penthouse, he found the body of his friend Apollinaire, cut short by the Spanish fever.

Between the two wars

After the war, Ungaretti remained in the French capital, first as a correspondent for the newspaper Il Popolo d’Italia, directed by Benito Mussolini, and later as a clerk at the press office of the Italian embassy. In 1919 the collection of French verses La guerre – Une poésie was printed in Paris, which would then be included in his second collection of verses Allegria di casufragi, published in Florence in the same year.

In 1920, the poet met and married Jeanne Dupoix, with whom he will have three children: a son, born and died in the summer of 1921, Anna Maria (or Anna-Maria, as he used to sign, with the French dash), Ninon ( Rome, 17 February 1925-Rome, 26 March 2015), and Antonietto (Marino, 19 February 1930).

In 1921, he moved with his family to Marino, in the province of Rome, and collaborated with the press office of the Ministry of Foreign Affairs. The 1920s marked a change in the poet’s private and cultural life. He joined fascism by signing the Manifesto of fascist intellectuals in 1925.

In those years, he carried out an intense literary activity in French (Commerce and Mesures) and Italian (on La Gazzetta del Popolo) newspapers and magazines, and made several trips, in Italy and abroad, to various conferences, obtaining in the meantime several official acknowledgments, such as the Gondoliere Prize. These were also the years of the maturation of the work Sentimento del Tempo; the first publications of some of the opera’s lyrics took place in L’Italia Letteraria e Commerce. In 1923 the port buried near La Spezia was reprinted with a preface by Benito Mussolini, whom he had known in 1915, during the campaign of the interventionist socialists.

On August 8, 1926, in the villa of Luigi Pirandello, near Sant’Agnese, he challenged Massimo Bontempelli to a duel, due to a controversy born in the Roman newspaper Il Tevere: Ungaretti was slightly injured in his right arm and the duel ended with a reconciliation. In 1928, however, he matured his religious conversion to Catholicism, as also testified in the work Sentimento del Tempo.

Starting from 1931, the poet was given the role of special envoy for La Gazzetta del Popolo and went, therefore, to Egypt, Corsica, the Netherlands and Southern Italy, collecting the fruit of these experiences lived in the collection. The poor man in the city (to be published in 1949), and in his reworking The desert and after, which will see the light only in 1961. In 1933 the poet had reached the maximum of his fame.

In 1936, during a trip to Argentina at the invitation of the Pen Club, he was offered the chair of Italian literature at the University of San Paolo in Brazil, which Ungaretti accepted; then moved with the whole family to Brazil, he remained there until 1942. In São Paulo, his son Antonietto died in 1939, at the age of nine, from an ill-treated appendicitis, leaving the poet in a state of acute pain and of intense inner prostration, evident in many of his later poems, collected in Il Dolore, from 1947, and in Un Grido e Paesaggi, from 1952.

World War II and the post-war period

In 1942 Ungaretti returned to Italy, where he was appointed Academician of Italy and, “for clear fame”, professor of modern and contemporary literature at the “La Sapienza” University of Rome. Despite his literary and academic merits, the poet would have been the victim of the purge following the fall of the fascist regime: exactly since July 1944, the year in which the Minister of Education Guido de Ruggero signed the decree of suspension of Ungaretti from teaching , until February 1947, when the new Minister of Education Guido Gonella definitively reinstated the poet as a teacher. As evidence of his strenuous efforts to be reinstated, there is a letter dated 17 July 1946, sent to the then Prime Minister Alcide De Gasperi, in which Ungaretti defended his cause, listing his numerous merits achieved in Italy and all ‘abroad. The poet would then retain his role as a university professor until 1958 and later, as “out of position”, until 1965. Around his chair, some of the intellectuals were formed who would later distinguish themselves for important cultural and academic activities , such as Leone Piccioni, Luigi Silori, Mario Petrucciani, Guido Barlozzini, Raffaello Brignetti, Raffaele Talarico, Ornella Sobrero and Elio Filippo Accrocca.

From 1942 the Mondadori publishing house began the publication of Ungaretti’s opera omnia, entitled Vita di un uomo. After the Second World War, Ungaretti published new poetic collections, dedicating himself enthusiastically to those journeys that gave him the opportunity to spread his message and obtaining significant prizes, such as the Montefeltro Prize in 1960 and the Etna-Taormina Prize in 1966. He published an appreciated translation of the Fedra di Racine and in 1954 he touched the Nobel Prize for Literature.

In 1958 the poet suffered a serious mourning: his beloved wife Jeanne died after a long illness.

The last years

In his last years, Giuseppe Ungaretti developed a sentimental relationship with the Italian-Brazilian Bruna Bianco (fifty-two years younger than him), who was accidentally known in a hotel in San Paolo, where he was for a conference. Four hundred letters remain of their passionate love story. In 1968 Ungaretti achieved particular success thanks to television: before the broadcast of the television drama Franco Rossi’s Odyssey, the poet read some passages from the Homeric poem, appealing to the public thanks to his expressiveness as a declamator. Also in 1968, for his eightieth birthday, Ungaretti was celebrated on the Capitol, in the presence of the Prime Minister Aldo Moro; to honor the poets Montale and Quasimodo.

In 1969 Mondadori inaugurated the Meridiani series by publishing the Ungarettiana omnia work. In the same year the poet founded the Rome et son histoire association. On the night between 31 December 1969 and 1 January 1970, Ungaretti wrote his latest poem, The Impietrito and the Velvet, published in a lithographic folder on the poet’s eighty-second birthday.

In 1970, a trip to New York, in the United States, during which he was awarded a prestigious international prize by the University of Oklahoma, definitively debilitated his solid fiber. He died in Milan, on the night of 1st and 2nd June 1970, from bronchopneumonia. On June 4, his funeral was held in Rome, in the Church of San Lorenzo outside the walls, but no official representation of the Italian government took part. He is buried in the Verano Cemetery, next to his wife Jeanne.

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