16^ EMISSIONE 2023, Ministero delle Imprese e del Made in Italy, del 22 Aprile, di un francobollo ordinario appartenente alla serie tematica “il Patrimonio naturale e paesaggistico” dedicato al Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise, nel 100° anniversario dell’istituzione

16^ EMISSIONE 2023, Ministero delle Imprese e del Made in Italy, del 22 Aprile, di un francobollo ordinario appartenente alla serie tematica “il Patrimonio naturale e paesaggistico” dedicato al Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise, nel 100° anniversario dell’istituzione, dal valore indicato in B, corrispondente ad €1.20.

  • dentellatura: 9  effettuata con fustellatura
  • dimensioni francobollo:  48 x 40 mm
  • stampa: in rotocalcografia
  • tipo di cartabianca, patinata neutra, autoadesiva, non fluorescente; grammatura: 90 g/mq; supporto: carta bianca, Kraft monosiliconata da 80 g/mq; adesivo: tipo acrilico ad acqua, distribuito in quantità di 20 g/mq (secco)
  • stampato: I.P.Z.S. Roma
  • tiratura: 200.004
  • valoreB
  • colori: cinque
  • bozzettistaG. Milite
  • num. catalogo francobolloMichel 4515 YT 4275 UNIF ________
  • Il francobollo: il francobollo raffigura una composizione di fauna e flora rappresentative del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise: una coppia di camosci appenninici e i giaggioli della Marsica; sullo sfondo un particolare della Camosciara, una riserva naturale integrale protetta che rappresenta il nucleo originario e centrale del Parco. In alto, a destra, è riprodotto il logo del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise. Completano il francobollo la scritta “ITALIA” e l’indicazione tariffaria “B”.

Se sei interessato all’acquisto di questo francobollo lo puoi acquistare al prezzo di €1,80; basta inviare una richiesta alla email: protofilia1@gmail.com

Il parco nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise (PNALM), originariamente parco nazionale d’Abruzzo, è uno dei parchi nazionali più antichi d’Italia, inaugurato il 9 settembre 1922 e istituito ufficialmente l’11 gennaio 1923 con regio decreto-legge. L’area protetta ricade nella provincia dell’Aquila, in Abruzzo, e in parte nelle province di Frosinone, nel Lazio, ed Isernia, in Molise.

Logo del Parco

Descrizione

Già costituito il 25 novembre 1921 con direttorio provvisorio, inaugurato il 9 settembre 1922 a Pescasseroli, sede amministrativa, e istituito ufficialmente come “parco nazionale d’Abruzzo” l’11 gennaio 1923, subito dopo l’istituzione del parco nazionale del Gran Paradiso, è divenuto “parco nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise” con legge n. 93 del 23 marzo 2001. È uno dei tre parchi nazionali presenti in Abruzzo, uno dei tre parchi nazionali del Lazio e l’unico parco nazionale esistente in Molise, noto a livello internazionale per il ruolo avuto nella conservazione di alcune tra le specie faunistiche italiane più importanti, quali il lupo, il camoscio d’Abruzzo e l’orso bruno marsicano, nonché per le prime e numerose iniziative per la modernizzazione e la diffusione localizzata dell’ambientalismo.

Una zona del parco -Ingresso

Orografia

Si estende prevalentemente nel territorio montano e pastorale del bacino dell’Alto Sangro, ai confini meridionali della Marsica, circondato dai monti Marsicani, uno dei sottogruppi montuosi principali dell’Appennino abruzzese, ricoperti da boschi di faggio per circa due terzi della superficie e dove non è praticabile per la quota la coltura della vite e dell’ulivo, sconfinando nel piano delle colture nella valle del Giovenco e in quella di Comino. A nord-est è diviso dalla Maiella e dal relativo parco dall’area degli altipiani maggiori d’Abruzzo e dalle valli del Gizio e del Tasso-Sagittario. Dal punto di vista orografico l’area può essere raggruppata in quattro sottogruppi montuosi fondamentali dei monti Marsicani.

Gruppo della montagna Grande e monte Marsicano, tra Bisegna, Pescasseroli, Scanno, Villalago, Opi e Villetta Barrea.  Rappresenta la dorsale più orientale del parco, estesa tra l’alta valle del Sangro e la valle del Sagittario facendo da spartiacque fra i due bacini fluviali. Le cime più alte sono la montagna Grande (monte Argatone, che arriva a 2149 m s.l.m.), la Serra della Terratta, il monte Godi e il monte Marsicano, che raggiunge i 2245 m s.l.m.. Caratterizzato da rocce calcaree, corrisponde ad una lunga faglia che si sviluppa parallela al corso del fiume Sangro. Debole carsismo a Bisegna (Fonte Appia), Pescasseroli (Pratorosso) e Scanno (Ferroio). Sorgenti sgorgano a passo Godi, fonte della Regina (con tracce di mercurio) e Scanno.

Gruppo del monte Marcolano (1940 m s.l.m.), tra Pescasseroli e l’altopiano del Fucino. È il sistema centrale tra il gruppo montuoso della Serra Lunga a nord e quello del monte Tranquillo a sud, spingendosi da Pescasseroli verso l’altopiano fucense, tra l’alta val di Sangro, la Vallelonga (Aceretta) e l’alta valle del Giovenco. I monti non presentano brusche pendenze o dirupi, salvo qualche rottura di faglia nel vallone Cavuto, nel territorio di Pescasseroli. Valli e altipiani carsici caratterizzano fortemente l’area attorno alle sorgenti del Sangro. Grotte e inghiottitoi si trovano in località Cicerana (Lecce nei Marsi), mentre nel comune di Gioia dei Marsi è situata la cascata di Acqua Ventilata.

Gruppo del monte Tranquillo (1841 m s.l.m.), propaggine meridionale del gruppo del monte Marcolano fino al valico di Forca d’Acero. Si sviluppa tra Pescasseroli, Alvito e Campoli Appennino, caratterizzato dalla presenza di evidenti fenomeni carsici quali campi di doline (Macchiarvana, La Difesa), inghiottitoi, grotte e corsi d’acqua sotterranei affioranti per brevi tratti (Capo d’Acqua a Campoli Appennino). Forti pendenze del versante comiense, ricco anche di sorgenti (Lacerno, piana di Alvito).

Gruppo dei monti della Meta, dal valico di Forca d’Acero alle Mainarde. Le cime più alte sono il monte Petroso (2247 m s.l.m.) e il monte Meta (2242 m s.l.m.) situato al confine tra il versante laziale, molisano ed abruzzese. Quest’ultimo caratterizzato dal pianoro dei Biscurri (1980 m s.l.m.).

Nella zona di protezione esterna svettano i 2285 m s.l.m. del monte Greco che con i monti circostanti costituisce la più alta, massiccia ed imponente giogaia del circondario, i 1990 m s.l.m. della Serra Lunga e parte del gruppo del monte Genzana.

Geologia

Tettonica

La storia geologica del territorio ricadente nel parco è la stessa di tutto l’appennino centrale. Le giogaie dei monti sono grossi sistemi calcarei generatisi tra il Giurassico inferiore ed il Cretacico a seguito dell’emersione nel Paleocene dei grossi giacimenti lagunari della piattaforma carbonatica (estesa ipoteticamente a est di Pescasseroli) e della scogliera corallina (zona del monte Marsicano e Montagna Grande di Scanno). A seguito dell’emersione nel Miocene la laguna ed il mare aperto sono sostituite dai bassifondi che con la definitiva orogenesi del Quaternario formeranno gli strati di argilla ed arenaria che oggi si alternano alle montagne calcaree e ai depositi continentali.

Dove emergono gli strati argillosi passa anche la grossa faglia di sovrascorrimento, debolmente attiva: da Pizzone si dirama verso Alfedena e Barrea per poi proseguire diretta verso Villetta Barrea e Scanno lungo la valle del torrente Profluo. Faglie dirette minori sono presenti attorno a Pescasseroli e sui monti di Pescosolido e Campoli Appennino. La mobilità tettonica è causa dei terremoti che in passato hanno colpito l’area. Fra i più distruttivi del centro Italia figura quello che il 13 gennaio 1915 distrusse la città di Avezzano e gran parte del suo circondario.

Glaciazioni

Le cime più alte presentano tracce evidenti dell’ultima glaciazione del Quaternario con circhi e rispettive tracce di morene ancora superstiti. I più evidenti sono quelli dei monti della Meta, Serra delle Gravare, del monte Petroso e del monte Palombo con la morena al Coppo della Polinella.

Idrografia

Un territorio così spiccatamente calcareo sente fortemente dell’azione del modellamento idrico. Vasti campi di doline si distribuiscono sulla Serra Traversa di San Donato Val di Comino, sui monti di Settefrati e Pescasseroli. Disseminate per il territorio inoltre numerose grotte di piccole e medie dimensioni, nonché abbondanza di sorgenti carsiche. Se infatti le sorgenti in quota sono limitate e a portata piuttosto discreta, alle falde dei principali complessi montuosi attorno a circa 1 000-1100 m s.l.m. sgorgano abbondanti le acque delle sorgenti Tornareccia e Grotta delle Fate in val Fondillo nel comune di Opi, Aia Santilli, Iannanghera e Sorgente delle Donne di Civitella Alfedena, Rio Torto di Alfedena e valle di Canneto a Settefrati (sorgente del Melfa), e la polla cristallina lungo il fiume Sangro di Fonte della Regina a Villetta Barrea con la portata media di 2 000 litri d’acqua al secondo.

Tra i fiumi il Sangro nasce nei pressi della località passo del Diavolo (Gioia dei Marsi) e scorre nel cuore del parco fino ad uscire dai suoi confini ad Alfedena occupando la valle principale in cui si sviluppa la riserva. Riceve la maggiore quantità di acque dai torrenti Scerto e Fondillo, la vera e propria linfa vitale del fiume. A Barrea una diga genera con le sue acque il lago di Barrea.

Il settore laziale del parco ricade nello spartiacque del Liri ed entro i margini della riserva ricadono i fiumi Melfa a Settefrati e Mollarino che sorge presso San Biagio Saracinisco. Il Giovenco, la cui omonima valle è quasi completamente inserita nel parco, è uno degli immissari del bacino del Fucino. Nel Molise le acque cadono entro lo spartiacque del Volturno che sorge nel comune di Rocchetta a Volturno, nel cui percorso si immettono il Rio Jemmare di Pizzone e il Rio San Pietro di Scapoli.

Nel comprensorio del parco esistono alcuni interessanti laghi naturali come il lago Vivo, stagionale, il lago Pantaniello, la cui riserva statale importante per l’elevata altitudine e per le presenze ittiche ricade fra le cime del monte Godi, e il lago di Scanno, sorto a seguito di una frana nella valle del fiume Sagittario, presso Villalago e ai piedi dell’abitato di Frattura nel territorio comunale di Scanno. Il suo immissario principale è il torrente Tasso, alimentato da un sistema di sorgenti minori attorno a Scanno quasi tutte captate per il fabbisogno civico di risorse idriche di qualità.

Alcuni laghi artificiali sono stati realizzati nel secondo dopoguerra nella zona di protezione esterna: il lago di Cardito a Vallerotonda, il lago di Grotta Campanaro a Picinisco e il lago della Montagna Spaccata nel territorio di Alfedena, tutti attrezzati per la ricezione del turismo ecosostenibile.

Mappa del Parco

Zonazione, centri visita e progetti di ampliamento

Per una migliore amministrazione il territorio del parco è stato suddiviso nella sua gestione nel 1987 in quattro differenti settori di protezione.

  • Zona A – Riserva integrale: ricadono in questo provvedimento protezionistico le cime più impervie popolate dal camoscio d’Abruzzo, il fondovalle dello Scerto e del torrente Fondillo, ma anche porzioni di faggete nei comuni di Villetta Barrea e Pescasseroli. L’accesso è interdetto o severamente regolamentato come nel caso della riserva naturale integrale della Camosciara.
  • Zona B – Riserva generale: i territori in cui la presenza umana è sempre stata storicamente costante sono allo stesso modo protetti dai vincoli della riserva generale, che regolamentano l’accesso motorizzato, il prelievo di legname e di prodotti del sottobosco. L’escursionismo è libero.
  • Zona C – Protezione: l’area, prevalentemente estesa nel fondovalle del Sangro, è quel territorio intorno ai centri abitati tradizionalmente dedicato alle attività agricole e all’uso privato delle risorse naturali.
  • Zona D – Sviluppo: i centri urbani inglobati nel perimetro del parco dopo i vari ampliamenti gestiscono in quest’area i piani regolatori dello sviluppo edilizio in collaborazione con l’ente parco che qui promuove le attività ricettive e di orientamento del flusso turistico.

Il parco divide il suo territorio in diversi settori turistici per le relazioni con i visitatori e le promozioni editoriali: il settore Valle di Comino in provincia di Frosinone, il settore Mainarde in provincia di Isernia e il settore Marsica fucense che comprende i comuni del parco ricadenti nello spartiacque dell’alveo del Fucino.

Nella maggior parte dei comuni sono allestiti centri di visita tematici o uffici di zona in cui è possibile disporre di materiale divulgativo sul parco e organizzare i percorsi turistici ed escursionistici:

Centro parco, museo naturalistico, museo storico del parco, giardino botanico, arboreto appenninico e area faunistica a Pescasseroli.

Museo e area faunistica del lupo appenninico, area faunistica della lince a Civitella Alfedena.

Museo del camoscio ad Opi.

Centro Parchi Internazionale e Museo dell’acqua a Villetta Barrea.

Settore Marsica fucense: centro verde ad Ortona dei Marsi, museo del capriolo a Bisegna, museo dell’orso a San         Sebastiano dei Marsi, museo Loreto Grande a Villavallelonga

Settore Valle di Comino: ufficio di zona ad Alvito e Vallerotonda, museo degli animali notturni a Picinisco.

Settore Mainarde: ufficio di zona a Pizzone, museo della zampogna a Scapoli.

Nel corso degli anni sono stati avanzati alcuni progetti di ampliamento che hanno interessato parte del comune di Alfedena nella zona del pianoro Campitelli e del lago della Montagna Spaccata a sud-est. Ad ovest, invece, da parte dell’ente gestore del parco è stato proposto alle locali amministrazioni un ampliamento della gestione oltre i monti della Serra Lunga da Collelongo e Villavallelonga, escluse le aree di fondovalle della Vallelonga, fino ai comuni di Balsorano, San Vincenzo Valle Roveto (AQ) e Pescosolido (FR).

Accessibilità

Il parco è raggiungibile dalla Marsica orientale (uscita di Pescina dell’autostrada A25) e dall’alto Sangro attraverso la strada statale 83 Marsicana che lo attraversa da nord a sud-est toccando i centri turistici di Pescasseroli, Opi, Villetta Barrea, Civitella Alfedena, Barrea ed Alfedena. Accessi secondari provengono dal casello autostradale di Cocullo (A25) attraverso la strada statale 479 Sannite passando per la valle del Sagittario e Scanno-Passo Godi, e dal territorio laziale attraverso il valico di Forca d’Acero e l’omonima strada statale 509.

L’area del parco dista circa 30 chilometri da Isernia (accesso di Castelnuovo al Volturno), 60 chilometri da Frosinone (accesso di Opi), 74 e 133 chilometri rispettivamente dall’Aquila e da Roma (accesso di Ortona dei Marsi).

Storia

Il parco nazionale d’Abruzzo fu inaugurato su iniziativa privata il 9 settembre 1922 e riconosciuto ufficialmente l’11 gennaio 1923. I confini dell’area protetta nel corso dei decenni sono stati gradualmente ampliati includendo alcuni settori delle regioni limitrofe di Lazio e Molise ma anche della Marsica. La gestione è dell’ente Pnalm (acronimo del parco nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise, denominazione in vigore dal 2002) che ha sede legale a Pescasseroli. Interessa 25 comuni distribuiti nelle province di Frosinone, Isernia e L’Aquila. Nel 1980 ha avuto inizio il processo di zonizzazione del parco, cioè la sua suddivisione in zone a diversa protezione ambientale per poter conciliare le esigenze apparentemente opposte della protezione della natura e dello sviluppo urbanistico delle comunità locali.

Le origini

Il forte isolamento in cui il territorio dell’alto Sangro giaceva da secoli aveva permesso la tutela di una rilevante quantità di specie animali e vegetali degni di conservazione, non tutto infatti era stato trasformato in pascolo. Alle timide iniziative locali di istituire una riserva di caccia sul modello di quelle del Piemonte venne incontro l’importante famiglia Sipari di Pescasseroli e di Alvito imparentata e vicina alle posizioni del noto filosofo e politico Benedetto Croce.

Si adoperarono per la realizzazione nel territorio dei comuni di Opi, Pescasseroli, Villavallelonga, Collelongo, Lecce nei Marsi, Gioia dei Marsi, Balsorano e Castellafiume della Riserva reale Alta Val di Sangro, ufficialmente istituita nel 1873 da Vittorio Emanuele II di Savoia. Tale forma di tutela proseguì sino al 1878, data della sua abolizione. Nuovamente istituita nel 1900 restò in vigore sino a tutto il 1912; contemporaneamente Erminio Sipari iniziò a dar voce alla prima iniziativa in Italia di istituzione di un parco nazionale sul modello dello statunitense parco nazionale di Yellowstone.

Francobollo emesso nel 2021

Fauna

Grandi mammiferi

I grandi mammiferi sono stati il motivo principale dell’istituzione della riserva. Un tempo tutti gli animali protetti nel territorio del parco erano molto diffusi lungo l’intero appennino centromeridionale, costituendo popolazioni geneticamente autonome rispetto alle specie europee, spesso dei veri e propri endemismi, molto importanti da un punto di vista della zoologia tuttavia ancora non del tutto studiati nella loro identità genetica.

Orso bruno marsicano, 45-69 individui, zona di protezione esterna compresa. È il simbolo del parco che da sempre ha sconfinato in tutte le montagne dell’Abruzzo meridionale, del Lazio e del Molise, facendo registrare avvistamenti anche alle quote più basse. Dai circa 80 animali registrati negli anni ottanta, la presenza del plantigrado è scesa nel parco a circa 50, concretizzandosi in tal modo l’elevato pericolo di estinzione, come avvenne negli anni Cinquanta (30 esemplari). La sua presenza è attestata, con più frequenza, nelle valli boschive dei monti della Meta e nella riserva naturale Feudo Intramonti. Con la piantagione di alberi da frutto selvatici e la regolamentazione degli accessi turistici, si è costruito un ambiente più idoneo alle sue necessità. Problematico è anche il bracconaggio che ogni anno elimina, tramite esche avvelenate o addirittura colpi di fucile, alcuni orsi.

Lupo appenninico, 40-50 esemplari circa. È il predatore più importante del parco e di tutto l’Appennino. Nel 1970 contava solamente una decina di esemplari, ma grazie all’estensione del territorio della riserva integrale, all’aumento delle popolazioni di camoscio d’Abruzzo e alla reintroduzione di cervi e caprioli, la specie ha registrato una costante crescita, fino alla accertata diffusione nella vicina area dell’Appennino laziale e toscano. Altri individui, dopo avere risalito il settore appenninico, stanno colonizzando le Alpi e la Francia meridionale fino alla Spagna orientale, oltrepassando i confini storici dell’areale della sottospecie.

Lince, nonostante la direzione del Parco continui ad affermare che l’animale sia presente “nelle zone più selvagge ed impervie” della riserva, gli esperti che vi lavorano, quali il professor Luigi Boitani, affermano che non ci sia alcuna prova di ciò e che l’animale sia ivi estinto; fatta eccezione per gli individui tenuti in cattività in un’apposita area faunistica di Civitella Alfedena. Alcune testimonianze parlano dell’avvistamento di un animale localmente noto come lupo cervino o lupo cerviero (in dialetto abruzzese jattepàrde) tra Pescasseroli,   Opi e Villavallelonga tra il 1940 e il 1970.

Camoscio d’Abruzzo, 600-700 esemplari circa. Altro importante elemento, che insieme all’orso marsicano è endemico del parco, si è preservato dall’estinzione nei pendii della Camosciara (toponimo che ne testimonia la presenza relitta). Geneticamente vicino al camoscio dei Pirenei, presenta vistose differenze col camoscio alpino per il collare di pelo più scuro e che è invece caratterizzato da una fine peluria chiara, bianca in inverno. L’animale ha recuperato territorio ed è diffuso sulle alture del monte Amaro di Opi e del monte Meta di Picinisco, nonché saltuariamente su tutte le pendici più ripide della riserva non più soggette a intenso pascolo. Dal parco d’Abruzzo sono partiti gli esemplari reintrodotti alle pendici della Maiella e nel parco nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga.

Cervo, 700-800 esemplari circa. Il cervo si era estinto nel parco già al momento della sua prima istituzione, nel 1921; la sua assenza aveva inciso notevolmente sulla catena alimentare, creando serie difficoltà ai principali predatori. Nel 1971 furono reintrodotti, dalle Alpi Orientali, i primi esemplari che si stanziarono nei boschi alle pendici del monte Marsicano. Il numero degli esemplari è in forte espansione.

Capriolo, 300-400 esemplari circa. Anche il capriolo è stato reintrodotto con le stesse finalità del cervo. Dai circa 60 esemplari la popolazione è notevolmente aumentata, tanto da essere la specie più facile da avvistare.

Società

I comuni

Provincia dell’Aquila: Alfedena, Barrea, Bisegna, Civitella Alfedena, Gioia dei Marsi, Lecce nei Marsi, Opi, Ortona dei Marsi, Pescasseroli, Scanno, Villavallelonga, Villetta Barrea.

Provincia di Frosinone: Alvito, Campoli Appennino, Pescosolido, Picinisco, San Biagio Saracinisco, San Donato Val di Comino, Settefrati, Vallerotonda.

Provincia di Isernia: Castel San Vincenzo, Filignano, Pizzone, Rocchetta a Volturno, Scapoli

(articolo parzialmente estrapolato dal sito Wikipedia).

TESTO BOLLETTINO

Il Parco Nazionale d’Abruzzo nasce, il 9 settembre 1922 a Pescasseroli per “la protezione delle silvane bellezze e dei tesori della Natura”. L’11 gennaio 1923 il regio decreto formalizzò l’istituzione del Parco che, alla fine degli anni ’90, divenne “…d’Abruzzo, Lazio e Molise” grazie a successivi ampliamenti su altri territori.

Il Parco ha contribuito in maniera determinante ad assicurare la conservazione di molte specie minacciate di estinzione, tra cui si ricordano più facilmente il camoscio appenninico e l’orso marsicano, dimenticando però tante specie di pipistrelli, anfibi, rettili, e specie uniche di piante come l’Iris marsica, di cui si parla poco.

Ma altrettanto determinante è stato il ruolo svolto nella formazione di una coscienza collettiva di rispetto e protezione della Natura e dei delicati equilibri che regolano gli ecosistemi. Il tutto grazie ad una comunicazione attenta, a campagne di educazione ambientale rivolte a tutte le fasce di età, dentro e fuori i confini del Parco e a progetti speciali come “Volontari per la Natura”, che in oltre 30 anni di attività ha coinvolto migliaia di giovani da tutta Europa, dando loro la possibilità di lavorare nel Parco per interventi di tutela e conservazione.

Tutto questo è stato possibile grazie alle norme di tutela, via via rispettate e condivise dalla popolazione, che sono state la vera forza con cui un territorio, vocato fino ad allora alla pastorizia, è divenuto meta di milioni di turisti che ogni anno, da tutto il mondo, si recano nel cuore dell’Appennino centrale per ammirare paesaggi ed ambienti integri, e vivere l’esperienza di poter osservare i grandi predatori come l’orso e il lupo, lungo gli itinerari escursionistici. Oggi il Parco è una realtà consolidata che unisce conservazione della Natura e sviluppo sostenibile, in una simbiosi imprescindibile che lo ha reso un modello nel mondo.

Luciano Sammarone

Direttore del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise

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