POSTE VATICANE 14^ EMISSIONE del 01 settembre 2022 di un francobollo dedicato al 80° anniversario della fondazione dello IOR

POSTE VATICANE 14^ EMISSIONE del 01 settembre 2022 di un francobollo dedicato al 80° anniversario della fondazione dello IOR dal valore di €1.20

Quest’anno ricorrono gli ottant’anni dello IOR (Istituto per le opere di religione), fondato da Pio XII, il 27 giugno 1942, con il Chirografo l’Istituto per le Opere di Religione. L’espressione “Opere di religione” come si può dedurre dallo statuto ha un duplice significato e si riferisce da un lato alle attività di carità, di apostolato e di pastorale, come il sostentamento di una diocesi, di una parrocchia, l’apertura di un oratorio o di una scuola, di un centro di accoglienza, di un ospedale, di una casa famiglia, il restauro di un luogo di culto ecc.; Dall’altro ai soggetti e le organizzazioni, le diocesi, le congregazioni, le missioni e tutte quelle realtà che operano per il bene della Chiesa e della società. Nel francobollo emesso per l’occasione vengono riprodotti i volti dei due papi che determinano questa celebrazione: Pio XII, che ha fondato questa istituzione e papa Francesco che ne ha rinnovato lo statuto. I due pontefici sono rivolti verso destra per indicare l’attenzione e la premura che il Successore di Pietro ha per il futuro di questa istituzione. Infine e rappresentato anche il torrione di Nicolò V sede storica dell’Istituto.

  • data: 01 settembre 2022
  • valore facciale: € 1,20
  • prezzo del minifoglio: €12,00
  • stamperia: Printex (Malta)
  • disegnatore: Patrizio Daniele
  • tipo di stampa: offset 4 colori
  • formato francobollo: 41 x 30,5 mm
  • minifoglio da 10 esemplari
  • dimensioni foglietto: 106 x 177 mm
  • dentellatura: 13,66 x 13,77
  • tiratura : 50.000
  • num. catalogoMichel______ YT _______ UNIF _______

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L’Istituto per le opere di religione IOR, è un’istituzione finanziaria pubblica dello Stato della Città del Vaticano, creata nel 1942 da papa Pio XII e con sede nella Città del Vaticano. È spesso erroneamente considerato la banca centrale della Santa Sede, compito invece svolto dall’Amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica (APSA).

L’attuale presidente è il francese Jean-Baptiste de Franssu, il direttore generale è Gian Franco Mammì.

Lo IOR è stato più volte coinvolto in scandali, finanziari e non, fra i quali spiccano “l’affare Sindona” e il crac del Banco Ambrosiano. A partire dagli anni 2010 l’Istituto ha avviato una serie di riforme con l’obiettivo di rendere le strutture e i regolamenti più trasparenti e porre fine a eventuali pratiche illecite.

Storia

L’origine

L’11 febbraio 1887, papa Leone XIII costituì la “Commissione Cardinalizia ad pias causas” che nel 1904, su iniziativa di papa Pio X, fu rinominata “Commissione Cardinalizia per le Opere di Religione”.

I Patti Lateranensi firmati nel 1929 durante il periodo fascista, riconobbero la Città del Vaticano come uno Stato indipendente. Con la legge di esecuzione del trattato (legge del 27 maggio 1929, n. 810) l’Italia, per compensare l’espropriazione dei beni immobili che la Chiesa cattolica aveva subito con le leggi napoleoniche prima e fino al 1871 con le leggi del 7 luglio 1866 di soppressione degli Ordini e delle Corporazioni religiose e del 15 agosto 1867 per la liquidazione dell’Asse ecclesiastico poi, si obbligava a versare alla Santa Sede la somma di lire 750 000 000 ed a consegnare titoli di debito pubblico consolidato per un valore nominale di 1 000 000 000 di lire. Questo fu una parte consistente dei capitali che motivarono la creazione della banca e consentirono di iniziare la sua attività economica.

La gestione del capitale fu affidata nel 1929 da papa Pio XI al banchiere laico Bernardino Nogara, posto a capo della neo-costituita “Amministrazione Speciale della Santa Sede”. Nogara pose due condizioni per accettare l’incarico assegnatogli: gli investimenti dovevano essere liberi da qualsiasi considerazione religiosa o dottrinale e realizzabili in ogni parte del mondo. Così, fra il 1929 e l’inizio della seconda guerra mondiale, Nogara riuscì ad investire i capitali vaticani in numerosi segmenti dell’economia italiana, specialmente nell’energia elettrica, nelle comunicazioni telefoniche, nel credito bancario, nelle ferrovie locali, nella produzione di macchine agricole, nel cemento, nell’acqua e nelle fibre tessili sintetiche. Fra le società controllate spiccavano l’Italgas e, nel settore tessile, la Società Italiana della Viscosa, La Supertessile, la Società Meridionale Industrie Tessili e La Cisaraion, unite poi nella holding CISA-Viscosa, poi assorbita nella SNIA Viscosa.

La dirigenza di Nogara permise anche forti partecipazioni nell’Istituto di Credito Fondiario, nelle Assicurazioni Generali, nella Società Italiana per le Strade Ferrate Meridionali, nell’Istituto Romano di Beni Stabili (una compagnia immobiliare), nella Società Elettrica ed Elettrochimica del Caffaro, nella CONDOR Società per l’industria petrolifera e chimica, nella Società Mineraria e Metallurgica Pertusola, nella Società Adriatica di Elettricità e nelle Cartiere Burgo. Per quanto riguarda il settore bancario, il controllo dei capitali vaticani si estese al Banco di Roma, il Banco di Santo Spirito e la Cassa di Risparmio di Roma.

All’arrivo della crisi degli anni ’30, Nogara riuscì a vendere all’IRI gli interessi mobiliari del Banco di Roma, del Banco di Santo Spirito e del Credito sardo a prezzi di mercato, nonostante il loro deprezzamento pressoché totale, con un guadagno di circa 630 milioni di dollari.

Un altro investimento strategico si rivelò quello nelle Officine Meccaniche Reggiane, nella Breda e nella Compagnia Nazionale Aeronautica, che nel 1935 fornirono armamenti e munizioni per la Guerra d’Etiopia.

Il 17 marzo 1941 la Commissione Prelatizia Amministratrice delle Opere di Religione assunse la denominazione di “Amministrazione per le Opere di Religione”.

L’Istituto per le Opere di Religione

Il 27 giugno 1942 papa Pio XII fonda con chirografo l’”Istituto per le Opere di Religione” (IOR) con personalità giuridica propria assorbendo l’”Amministrazione per le Opere di Religione”.

Il 31 dicembre 1942 il ministro delle Finanze del governo italiano Paolo Thaon di Revel emise una circolare che prevedeva l’esenzione dello IOR dal pagamento delle imposte sui dividendi.

Nel corso degli anni l’istituto fu criticato per la spregiudicatezza del suo modus operandi, basato principalmente sulla speculazione sul mercato azionario mondiale e su quello immobiliare, anche grazie ai sostanziosi privilegi ed esenzioni sopracitati.

Nel 1962 lo IOR deteneva il 24,5% della Banca Privata Finanziaria di Michele Sindona, al quale, nel 1969, papa Paolo VI affidò una consulenza per la modernizzazione dello IOR. Assieme a lui, una commissione formata da Luigi Mennini, Pellegrino de Strobel e Massimo Spada. A Sindona fu venduta la Società Generale Immobiliare, della quale lo IOR mantenne una quota del 3%. Successivamente, furono numerosissime le partecipazioni comuni, comprese le movimentazioni di capitali in paradisi fiscali, fra IOR e Sindona.

Nel 1971 l’arcivescovo Paul Marcinkus fu nominato presidente dello IOR.

Nel 1972, lo IOR possedeva circa il 51% delle azioni della Banca Cattolica del Veneto. Per volontà del direttore dello IOR Paul Marcinkus, il 37% delle azioni venne venduto al Banco Ambrosiano di Roberto Calvi, provocando la reazione dei vescovi veneti – tra i quali l’allora monsignor Albino Luciani (futuro papa Giovanni Paolo I) – che, non essendone stati informati, chiusero per protesta i loro conti presso la Cattolica del Veneto.

Secondo dichiarazioni del pentito di mafia Vincenzo Calcara, lo IOR era coinvolto nel riciclaggio di denaro di Cosa Nostra, mentre un altro pentito, Francesco Marino Mannoia (secondo Giovanni Falcone «il più prezioso collaboratore di giustizia») rivelò nel 1998, durante il processo per mafia a Marcello Dell’Utri, che «Licio Gelli investiva i danari dei corleonesi di Totò Riina nella banca del Vaticano. (…) Lo IOR garantiva ai corleonesi investimenti e discrezione». Perciò «quando il papa Giovanni Paolo II venne in Sicilia e scomunicò i mafiosi, i boss si risentirono soprattutto perché portavano i loro soldi in Vaticano. Da qui nacque la decisione di far esplodere due bombe davanti a due chiese di Roma» (esplose davanti alla basilica di San Giovanni in Laterano e alla chiesa di San Giorgio al Velabro la notte fra il 27 e il 28 luglio 1993).

Secondo il giornalista Gianluigi Nuzzi, che si è avvalso dell’archivio di monsignor Renato Dardozzi, attraverso lo IOR sarebbero stati movimentati, tra il 1989 e il 1993, 275 miliardi di lire in contanti, più 135-200 miliardi di lire in titoli di Stato. Nel suo libro Vaticano S.p.A. sostiene che lo IOR era attivo nel riciclaggio di denaro sporco, tangenti e supporto finanziario alla mafia. Il figlio di Vito Ciancimino, Massimo, ha detto

«Le transazioni a favore di mio padre passavano tutte tramite i conti e le cassette dello Ior. »

Con i proventi delle sue attività economiche, negli anni ottanta lo IOR avrebbe finanziato organizzazioni politiche ed entità bancarie volte a contrastare movimenti filomarxisti in America Latina (ad esempio i Contras nicaraguensi) ed i regimi comunisti dell’Europa dell’Est (come il sindacato polacco Solidarność).

Il 21 giugno 1982 si apre il caso del crac del Banco Ambrosiano, uno dei maggiori scandali finanziari italiani del dopoguerra, nel quale sono coinvolti, tra gli altri, i vertici dello IOR (fra cui Mons. Paul Marcinkus), Roberto Calvi, Michele Sindona e Licio Gelli. Per i vertici vaticani non ci furono conseguenze giudiziarie rilevanti, grazie allo status giuridico dello IOR.

Nel giugno 1989 a Paul Marcinkus subentra Angelo Caloia.

Punti istituzionali cruciali

Il 1º marzo 1990, Papa Giovanni Paolo II ha approvato con Chirografo l’attuale Statuto dell’Istituto, che insieme con le norme collegate stabilisce lo scopo e la corporate governance dello IOR. Da allora, la struttura dello IOR è composta di cinque elementi: La Commissione Cardinalizia di Vigilanza, il Prelato, il Consiglio di Sovrintendenza, la Direzione e il Collegio dei Revisori.

 A seguito di diverse vicende giudiziarie riguardanti infrazioni della normativa antiriciclaggio compiute dallo IOR, il 30 dicembre 2010 il Vaticano si è impegnato a dare piena applicazione alla convenzione monetaria firmata con l’Unione europea il 17 dicembre 2009, introducendo leggi volte alla lotta al riciclaggio, che sono entrate in vigore il 1º aprile 2011. In continuità con tali impegni, Promontory Financial Group, una società americana, nel luglio 2013 è stata incaricata di certificare il pieno rispetto degli standard internazionali anti-riciclaggio.

Il 24 giugno 2013, papa Francesco ha istituito una Pontificia commissione referente sullo IOR allo scopo di conoscere in modo più approfondito la posizione giuridica dello Ior e permettere una sua migliore “armonizzazione” con “la missione universale della Sede Apostolica”, come veniva comunicato dalla segreteria dello Stato Vaticano. Secondo Padre Federico Lombardi, portavoce della Sala Stampa Vaticano, la cosiddetta commissione CRIOR è “un organismo che studierà la situazione e riferirà al Papa nel quadro delle riforme utili alla Chiesa”.

Il 7 aprile 2014, papa Francesco ha approvato le raccomandazioni sul futuro dello IOR, sviluppata congiuntamente dalla medesima commissione CRIOR, dalla commissione COSEA, dal management dello IOR e dal Cardinale George Pell: “Lo Ior continuerà a servire con attenzione e a fornire servizi finanziari specializzati alla Chiesa Cattolica in tutto il mondo. I significativi servizi che possono essere offerti dall’Istituto assistono il Santo Padre nella sua missione di pastore universale e supportano inoltre istituzioni e individui che collaborano con lui nel suo ministero. Con la conferma della missione dello Ior e facendo seguito alla richiesta del cardinale-prefetto Pell, il presidente del Consiglio di Sovrintendenza, Ernst von Freyberg e il management dello Ior porteranno a termine il loro piano al fine di assicurare che lo Ior possa compiere la sua missione come parte delle nuove strutture finanziarie della Santa Sede e dello Stato della Città del Vaticano. Il piano sarà presentato al Consiglio dei Cardinali del Santo Padre e al Consiglio per l’Economia”, come veniva specificato nel bollettino della Sala Stampa della Santa Sede.

L’8 agosto 2019, con proprio Chirografo, Papa Francesco ha approvato ad experimentum per due anni il nuovo statuto dell’Istituto per le Opere di Religione.

Scandali

Tanti furono gli scandali che girarono intorno al nome dello IOR; scandali che furono oggetto di indagini da parte delle Procure Italiane e straniere e il più famoso è stato il Crac del banco Ambrosiano.

Il crac del Banco Ambrosiano

Lo IOR fu, tra il 1946 e il 1971, il maggior azionista del Banco Ambrosiano. Già nel 1978 il capo della Vigilanza della Banca d’Italia Giulio Padalino aveva eseguito un’ispezione sui conti del Banco, facendo luce sulla “parte occulta” della contabilità: dietro alle varie società estere che acquistavano cospicui pacchetti di azioni Ambrosiano c’erano lo stesso gruppo di Calvi e lo IOR. A quel tempo, lo scandalo non ebbe alcun seguito diretto nei confronti dell’Istituto. Tuttavia, dopo il crac del Banco Ambrosiano, le responsabilità furono confermate nel corso delle indagini dal ritrovamento di lettere di patronage concesse nel 1981 dall’arcivescovo Paul Marcinkus (direttore dello IOR dal 1971 al 1989) a Roberto Calvi (direttore del Banco Ambrosiano), con le quali confermava che lo IOR «direttamente o indirettamente» esercitava il controllo su Manic. S.A. (Lussemburgo), Astolfine S.A. (Panama), Nordeurop Establishment (Liechtenstein), U.T.C. United Trading Corporation (Panamá), Erin S.A (Panamá), Bellatrix S.A (Panamá), Belrosa S.A (Panamá) e Starfield S.A (Panamá), società fantasma con sede in noti paradisi fiscali, che avevano fatto da “paravento” alla destinazione dell’ingarbugliato circolo di denaro che aveva drenato duemila miliardi di lire dalle casse dell’Ambrosiano.

L’allora ministro del Tesoro Beniamino Andreatta impose la liquidazione del Banco Ambrosiano. Andreatta riferì in Parlamento l’8 ottobre 1982, dichiarando che il Banco aveva un buco di circa due miliardi di dollari, di cui un miliardo e 159 milioni garantiti dallo IOR.  Marcinkus fu indagato in Italia nel 1987 per concorso in bancarotta fraudolenta del Banco Ambrosiano, il quale fu accusato di riciclaggio di denaro della mafia in connessione con la P2, una loggia massonica “coperta” guidata da Licio Gelli. Le dichiarazioni del pentito di Cosa Nostra Vincenzo Calcara, ritenute verosimili dal tribunale di Roma nel 2003, sembrano avvalorare questa tesi, raccontando di contatti fra Marcinkus, Calvi (esponente della P2) e membri di Cosa Nostra.

Il 20 febbraio 1987 il giudice istruttore del tribunale di Milano, Renato Bricchetti, emise un mandato di cattura contro Paul Marcinkus, Luigi Mennini e Pellegrino de Strobel, i vertici dello IOR, individuando gravi responsabilità della Banca Vaticana nel crac del Banco Ambrosiano. Il mandato non fu però eseguito perché Marcinkus godeva di passaporto diplomatico vaticano, mentre gli altri due si rifugiarono dietro il portone di bronzo e la richiesta di loro estradizione non ebbe alcun esito: alla fine la Cassazione non convalidò il provvedimento in quanto, per il fatto di aver agito in qualità di organi o di rappresentanti di un ente centrale della Chiesa cattolica, furono considerati, ai sensi dell’art. 11 dei Patti Lateranensi, coperti da immunità penale.

La Banca Vaticana non ammise alcuna responsabilità per il fallimento del Banco Ambrosiano, ma fu creata una commissione mista (Agostino Gambino, Pellegrino Capaldo e Renato Dardozzi per il Vaticano, Filippo Chiomenti, Mario Cattaneo e Alberto Santa Maria per lo Stato Italiano) con il compito di approfondire la questione. Il responso, pur non raggiungendo “conclusioni unanimi” sulla responsabilità giuridica dello IOR, portava ad ammetterne una responsabilità morale. Il 25 maggio 1984, a Ginevra, lo IOR, pur ribadendo la propria estraneità ai fatti, siglò un accordo con le banche creditrici dell’Ambrosiano, versando 406 milioni di dollari a titolo di “contributo volontario” (articolo parzialmente estrapolato dal sito Wikipedia se, nell’articolo riportato ci sono riferimenti a cose e persone non veritiere, questo sito non ha nessuna responsabilità).

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