POSTE VATICANE 13^ EMISSIONE del 01 settembre 2022 di un francobollo dedicato alla beatificazione di Papa Giovanni Paolo I

POSTE VATICANE 13^ EMISSIONE del 01 settembre 2022 di un francobollo dedicato alla beatificazione di Papa Giovanni Paolo I dal valore di €1.25

La fama di santità di Albino Luciani si è diffusa molto presto, in molti lo pregano e hanno chiesto l’apertura della causa di beatificazione, che ora è giunta a conclusione. È stato grazie al riconoscimento di un miracolo avvenuto in Brasile il 23 luglio 2011 quando una bambina in fin di vita per gravissime patologie è guarita grazie alla sua intercessione. Papa Francesco, che lo aveva dichiarato venerabile nel novembre del 2017 lo beatificherà il 4 Settembre 2022. Albino Luciani è universalmente ricordato come il Papa del Sorriso, caratteristica che univa all’umiltà, espressa anche dal motto Humilitas, vera impronta del suo magistero fondato sulla semplicità e l’immediatezza del linguaggio, la misericordia, la vicinanza al popolo, l’attenzione per le persone più bisognose e una rinnovata missionarietà. Un pontificato breve, ma un ‘eredità eterna. Solamente 4 le udienze generali, che eppure, per la loro compiutezza, sembrano aver racchiuso in sé il senso di un intero magistero.

  • data: 01 settembre 2022
  • valore facciale: € 1,25
  • prezzo del minifoglio: €12,50
  • stamperia: Printex (Malta)
  • tipo di stampa: offset 4 colori
  • formato francobollo: 30,5 x 41 mm
  • minifoglio da 10 esemplari
  • dimensioni foglietto: 177 x 106 mm
  • dentellatura: 13,77 x 13,66
  • tiratura : 45.000
  • num. catalogoMichel______ YT _______ UNIF _______

Se sei interessato all’acquisto di questo francobollo lo puoi acquistare al prezzo di € 1,90 oppure il foglietto €19.00 basta inviare una richiesta alla email:  [email protected]

Papa Giovanni Paolo I, nato Albino Luciani; Canale d’Agordo, 17 ottobre 1912 – Città del Vaticano, 28 settembre 1978) è stato il 263º vescovo di Roma e papa della Chiesa cattolica, 5º sovrano dello Stato della Città del Vaticano, unitamente agli altri titoli propri del Romano Pontefice.

Fu eletto il 26 agosto 1978 e il suo pontificato è il decimo pontificato più breve della storia della Chiesa cattolica: la sua morte avvenne dopo soli 33 giorni dalla sua elezione al soglio di Pietro. Nel 2017 è stato dichiarato venerabile da papa Francesco. Il 13 ottobre 2021 lo stesso pontefice ha autorizzato la promulgazione del decreto sancente il miracolo attribuito all’intercessione di Giovanni Paolo I; questo passo lo rende prossimo alla beatificazione, la quale sarà celebrata il 4 settembre 2022 alle ore 10:30 in piazza San Pietro.

Viene ricordato con gli affettuosi appellativi di Papa del sorriso e Sorriso di Dio. Il Time e altri settimanali anglosassoni lo chiamarono The September Pope, “Il papa di settembre”. A lui è stato dedicato un museo, situato in un edificio seicentesco accanto alla Pieve di Canale d’Agordo, suo paese natale.

Biografia

Nato da Giovanni Luciani  e Bortola Tancon , ebbe tre fratelli: Tranquillo Federico, Edoardo e Antonia, detta Nina. Dal primo matrimonio del padre con Rosa, defunta per tubercolosi nel 1906, erano nati tre figli, di nome Albino, defunti dopo il parto, e altre due figlie sordomute, Amalia e Pia, che divenne suora. Il padre, di idee socialiste, emigrò in seguito in Svizzera per lavoro. Nell’ottobre del 1923 Albino entrò nel seminario interdiocesano minore di Feltre e in seguito, nel 1928, nel seminario interdiocesano maggiore di Belluno. Fu ordinato diacono il 2 febbraio 1935 e presbitero il 7 luglio dello stesso anno nella chiesa rettoriale di San Pietro apostolo a Belluno (contigua al Seminario Gregoriano). Venne subito nominato cappellano e vicario cooperatore di Canale d’Agordo (9 luglio), ma già il 21 dicembre venne trasferito ad Agordo, dove fu cappellano fino al luglio 1937, e dove inoltre insegnò religione all’istituto minerario. Poi presso il Seminario Gregoriano di Belluno fu insegnante (1937-1958) e, dal 1º ottobre, vice-rettore (1937-1947).

Il 27 febbraio 1947 si laureò in sacra teologia alla Pontificia Università Gregoriana di Roma con una tesi su L’origine dell’anima umana secondo Antonio Rosmini: quella di Luciani e dei suoi relatori fu di certo una scelta audace, poiché si trattava di un autore con due libri messi all’Indice, all’epoca non ancora del tutto riabilitato dalla Chiesa. In novembre fu nominato da monsignor Girolamo Bortignon procancelliere vescovile della diocesi di Belluno; il mese successivo venne nominato anche cameriere segreto soprannumerario e segretario del sinodo diocesano (proprio per la stesura di questo testo nella primavera del 1947 si ritirò per un mese nella certosa di Vedana, nell’appartamento del “vescovado”). A queste nomine, il 2 febbraio 1948 si aggiunsero pure quelle di provicario generale della diocesi di Belluno e di direttore dell’ufficio catechistico diocesano.

Nel 1954 divenne vicario generale della diocesi di Belluno; nel frattempo (1949) aveva pubblicato il volume Catechetica in briciole; del libro verranno pubblicate sei edizioni in Italia e una anche in Colombia. Il 30 giugno 1956 fu nominato canonico della cattedrale di Belluno.

In quegli anni gli fu erroneamente diagnosticata una tubercolosi incurabile e per questo fu costretto a lasciare la parrocchia e recarsi in sanatorio a Sondalo, in Valtellina, dove i medici si accorsero dell’errore dei colleghi, diagnosticando e curando la vera malattia: una polmonite. Luciani fu diverse volte proposto per la nomina a vescovo, ma venne respinto per due volte a causa delle sue precarie condizioni di salute, della voce flebile, della bassa statura e dell’aspetto dimesso.

Ricevette la consacrazione episcopale nella basilica di San Pietro in Vaticano il 27 dicembre per l’imposizione delle mani di Giovanni XXIII, co-consacranti i vescovi di Padova e di Belluno-Feltre, Girolamo Bartolomeo Bortignon e Gioacchino Muccin. Insieme a lui fu consacrato anche monsignor Charles Msaklia, originario della Tanzania: i due rimarranno amici e sarà proprio grazie a questo prelato africano che Luciani inizierà a conoscere la realtà della Chiesa cattolica in Africa.

Luciani vescovo di Vittorio Veneto

Luciani prese possesso della diocesi l’11 gennaio 1959. Il “periodo vittoriese” sarà decisivo per la sua formazione. Iniziò subito le visite pastorali nelle parrocchie. Luciani, che mai in vita aveva pensato alla carriera ecclesiastica, lasciò Belluno a malincuore, prendendo le redini di una diocesi con i bilanci in passivo. Negli anni di episcopato a Vittorio Veneto mostrò innanzitutto insuperabili doti di catechista, per la sua capacità di farsi comprendere da tutti, anche dai bambini e dalle persone di poca cultura, per la sua chiarezza nell’esporre, la sua capacità di sintesi e la sua tendenza ad evitare discorsi e letture difficili, nonostante la profonda cultura che aveva. Lo stesso raccomandò sempre ai suoi sacerdoti.

Si dimostrò insofferente al dovere di risiedere nel castello di San Martino, residenza storica dei vescovi vittoriesi, posta in posizione arroccata e distaccata rispetto all’abitato di Vittorio Veneto: avrebbe preferito una dimora più vicina alla sua gente. Avvertì in anticipo i nuovi venti della “contestazione”, ribadendo l’importanza dell’Azione Cattolica, che cominciava a sentire il peso degli anni.

Ebbe grande attenzione per la formazione dei giovani e sollecitò la partecipazione dei laici alla vita attiva della Chiesa, all’epoca ancora piuttosto ridotta.

Luciani e la Chiesa africana

Nel marzo 1962 ricevette la visita di monsignor André Makarakiza, membro di una famiglia nobile del Burundi, il quale si convertì al cattolicesimo e diventò in seguito sacerdote e poi vescovo di Ngozi. Il monsignore era venuto per chiedere a Luciani alcuni sacerdoti per la propria diocesi. Quest’ultimo acconsentì, conscio delle necessità di presbiteri nelle popolazioni locali. La scelta cadde sul giovane don Vittore De Rosso di Farra di Soligo, che fu destinato alla diocesi di Kuntega, Burundi. Eglì partì in dicembre senza risorse economiche a causa della grave situazione finanziaria della diocesi. Si trattava del primo sacerdote missionario Fidei donum della diocesi di Vittorio Veneto; se ne sarebbero aggiunti altri due l’anno successivo.

Qualche anno dopo, i tre missionari chiesero e ottennero dal loro vescovo di celebrare la messa non in lingua latina ma nell’idioma locale, e di comunicare i fedeli per mano e non per bocca, per motivi igienici: tutto questo in anticipo rispetto alle disposizioni introdotte dopo il Concilio Vaticano II. Dal 16 agosto al 2 settembre 1966, Luciani compì una storica visita pastorale nelle missioni africane della sua diocesi, durante la quale conobbe usi e costumi delle popolazioni locali, celebrò Messa in chiese affollatissime, imparò un po’ di lingua kirundi, sopportò a fatica il clima e le zanzare e subì tutta una serie di imprevisti, tra cui una zecca sotto un’unghia e l’impantanamento della jeep su cui viaggiava: in quell’occasione Luciani non si fece problemi a scendere dal mezzo e spingere la vettura insieme agli altri.

Questa serie di incontri ravvicinati con le realtà africane, così come i successivi in Sudamerica, non fece altro che aumentare la sensibilità del futuro papa riguardo ai problemi delle popolazioni del terzo mondo.

Concilio Vaticano II e nomina a Patriarca di Venezia

Patriarca nei difficili anni della contestazione, non fece mancare il suo appoggio e il dialogo diretto con gli operai di Marghera, spesso in agitazione. Anche per questo maturò la consapevolezza del bisogno da parte della Chiesa di adeguarsi ai nuovi tempi e riavvicinarsi alla gente; questo gli fece guadagnare le simpatie dei veneziani.

Anche a Venezia si trovò a dover fare i conti con la crisi economica. Poco amante degli sfarzi, era anche per questo favorevole alla vendita di oggetti sacri e preziosi di proprietà della Chiesa. Tra il 12 e il 14 giugno 1971 compì un viaggio pastorale in Svizzera. Tre giorni dopo venne nominato vicepresidente della Conferenza Episcopale Italiana, carica che manterrà fino al 2 giugno 1975. Sempre nel 1971 propose alle chiese ricche dell’Occidente di donare l’uno per cento delle loro rendite alle chiese povere del Terzo mondo.

l 16 settembre 1972 il patriarca Luciani ricevette Paolo VI in visita pastorale. Al termine della Messa in piazza San Marco il Pontefice si tolse la stola papale, la mostrò alla folla e davanti a ventimila persone la mise sulle spalle del patriarca Luciani, con un gesto che sembrava quello di un’investitura, facendolo arrossire per l’imbarazzo. Dell’episodio esiste un documento fotografico, ma non fu ripreso dalle telecamere, che avevano già chiuso il collegamento. La stampa disse che Paolo VI aveva scelto il suo successore: a conferma di ciò, pochi mesi dopo Paolo VI annunciò un concistoro e Luciani fu il primo della lista dei candidati alla porpora. Il 5 marzo 1973 venne infatti creato cardinale del titolo di San Marco a Roma dallo stesso pontefice.

Papa Paolo VI insieme all’allora Vescovo di Venezia Albino Luciani

L’anno successivo, in occasione della campagna elettorale per il referendum sul divorzio, sciolse la sezione veneziana della FUCI, la Federazione degli universitari cattolici, perché si era mostrata favorevole al no all’abrogazione della “Legge Fortuna”, contrariamente alle indicazioni della Curia. Tra il 27 settembre e il 26 ottobre dello stesso anno partecipò a Roma alla terza Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei vescovi sul tema: “L’evangelizzazione nel mondo moderno”.

Il 1975 lo vide due volte all’estero per altrettanti viaggi pastorali, il 18 maggio in Germania e dal 6 al 21 novembre in Brasile, dove l’università statale di S. Maria a Rio Grande do Sul lo insignì di una laurea honoris causa. Fu in Brasile che impressionò moltissimi prelati per la sua profonda umiltà e devozione. A gennaio 1976 pubblicò Illustrissimi, una raccolta di lettere immaginarie (scritte tra il 1971 e il 1975 e pubblicate mensilmente sulla rivista “Il Messaggero di S. Antonio”) indirizzate a personaggi storici o della letteratura. Il libro ebbe un grande successo editoriale e fu tradotto in numerose lingue.

Sin dal suo insediamento a Venezia, portò sempre il classico abito scuro da sacerdote, indossando di rado la fascia cremisi da vescovo e poi rossa da cardinale e attirandosi così molte critiche dagli zelanti fedeli veneziani. Era un’altra prova del suo ricercare la semplicità.

L’addio a Venezia

Il cardinale Luciani lasciò per l’ultima volta Venezia il 10 agosto 1978 per il conclave dal quale sarebbe uscito papa il 26 agosto, al secondo giorno di votazione. È stato il terzo Patriarca di Venezia del Novecento, dopo Giuseppe Sarto (San Pio X) e Angelo Giuseppe Roncalli (San Giovanni XXIII), a essere chiamato al soglio di Pietro. Nella sua ultima messa, celebrata nella cattedrale marciana, invitò ripetutamente i fedeli a pregare la Madre di Dio per l’elezione del papa e per il futuro pontefice.

Il pontificato

La sua elezione sarebbe stata proposta dall’arcivescovo di Firenze, cardinale Giovanni Benelli, quale mediazione tra diverse posizioni, tra le quali quella più conservatrice della Curia, che sosteneva l’arcivescovo di Genova, cardinale Giuseppe Siri, il “grande centro montiniano” sostenitore delle riforme del Concilio Vaticano II, e quella ancora più progressista, che sosteneva i cardinali Sergio Pignedoli e Sebastiano Baggio. Ricevette alcuni voti anche il cardinale Karol Wojtyla, futuro papa Giovanni Paolo II, la cui candidatura fu presentata da quei cardinali che auspicavano un’apertura internazionalista del Vaticano. Luciani, tuttavia, chiese sempre di non essere preso in considerazione e, anzi, fu proprio lui a parlare per primo di un papa straniero.

Egli infatti aveva sempre votato per il cardinale Aloísio Lorscheider, un francescano che aveva conosciuto in Brasile e che invece fu tra i più accesi sostenitori di Luciani, soprattutto perché non dimenticò mai quella visita in Brasile. A ogni modo, il conclave fu rapidissimo e si concluse dopo sole quattro votazioni, avvenute nella stessa giornata: alle 19:18 del 26 agosto 1978 si aprirono le vetrate della loggia centrale delle Basilica Vaticana, passarono solo ventisei ore e mezzo dalla chiusura delle porte del Conclave e già il nuovo papa era stato eletto. Subito dopo comparve il grande drappo rosso con lo stemma papale e poi il cardinale protodiacono Pericle Felici annunciò l’Habemus Papam. Luciani fu eletto 263º successore di Pietro con un’amplissima maggioranza (101 voti tra i 111 cardinali, il quorum più alto nei conclavi del Novecento).

Lo stupore della folla in piazza fu grandissimo, poiché la fumata, probabilmente per un errore del cardinale fochista, fu inizialmente grigio chiara per poi diventare nera (in particolare, dopo l’improvvisa morte di papa Luciani diverse teorie del complotto collegarono la fumata nera ad un cattivo presagio). La situazione di incertezza si protrasse fino all’annuncio della Radio Vaticana e alla contemporanea apertura della loggia (solo nel conclave del 2005 verranno introdotte, dopo la fumata, le campane a festa). Appena eletto avrebbe voluto parlare alla folla, ma il cerimoniere glielo impedì, obiettando che non era nella tradizione. Papa Giovanni Paolo II, cinquanta giorni dopo, avrebbe invece infranto il cerimoniale e rivolto un saluto alla folla, oltre alla tradizionale benedizione Urbi et Orbi.

Fu questo il primo segnale del cambiamento che Luciani, seppur per breve tempo, avrebbe cominciato nella Chiesa. Inoltre, al momento della sua elezione, L’Osservatore Romano mandò in stampa l’edizione straordinaria dell’elezione del nuovo papa con un errore (Albinum Luciani qui sibi *nominem imposuit Ioannem Paulum I), che rese le copie di quel giornale un pezzo molto raro, equiparabile al famoso francobollo Gronchi rosa; nelle poche ore successive, infatti, corressero immediatamente l’errore, ritirando il precedente quotidiano e mettendo in circolazione la seconda edizione, correggendo l’errato “nominem” con il corretto “nomen”, poiché il termine latino è neutro.

Si disse che Luciani fu eletto più per “ciò che non era” che per “ciò che era”: non era un conoscitore della Curia (il che, secondo alcuni, avrebbe potuto fargli assumere un comando autocratico e accentrato); nonostante la sua notevole cultura, non era un altero intellettuale potenzialmente capace di mettere in difficoltà i porporati; non era nemmeno uno straniero, ciò che per i cardinali italiani avrebbe potuto costituire una sicurezza. Il Patriarca non si aspettava minimamente la sua elezione al soglio di Pietro. Il giorno stesso dell’entrata in conclave, andò a sollecitare il meccanico perché aggiustasse in fretta la sua vecchia auto, che si era rotta alle porte di Roma, dicendogli:

«Mi raccomando, fate il più presto possibile. Dovrò ritornare a Venezia tra pochi giorni e non saprei come fare a recuperare la vettura se dovessi lasciarla qui…» La scelta del nome

Per la prima volta nella bimillenaria storia della Chiesa, Luciani scelse un doppio nome, in ossequio ai due pontefici che lo avevano preceduto: Giovanni XXIII, che lo aveva consacrato vescovo, e Paolo VI, che lo aveva creato cardinale. Annunciando l’elezione con il tradizionale Habemus Papam, il cardinale protodiacono Pericle Felici aggiunse il numero ordinale dopo il nome: «qui sibi nomen imposuit Ioannis Pauli Primi».

Fu Luciani stesso a richiederlo: infatti è uso che il pontefice che scelga un nome pontificale mai usato da un suo predecessore non assuma l’ordinale, che gli viene attribuito postumo solo nel caso in cui un suo successore scelga lo stesso nome. Luciani, invece, per tutto il suo breve pontificato, fu sempre chiamato Giovanni Paolo I o Giovanpaolo I (caduto in disuso subito dopo la sua morte), ma mai solo Giovanni Paolo, a differenza di quanto accaduto con il nome pontificale del successivo papa Francesco, al quale non è stato aggiunto ufficialmente alcun numero ordinale (lo stesso papa italo-argentino ha precisato che vuole essere chiamato solo “Francesco” e non “Francesco I”).

La morte

Papa Luciani si spense presumibilmente tra le ore 23:00 del 28 settembre 1978 e le ore 5:00 del 29 settembre, nel suo appartamento privato, forse a causa di un infarto miocardico. Secondo un comunicato ufficiale della Santa Sede, poco prima di morire, il papa era sbiancato in volto quando aveva saputo del giovane Ivo Zini, assassinato a Roma.

Alle 5:20 circa venne trovato morto nel letto dalle suore Vincenza Taffarel e Margherita Marin, in servizio presso l’appartamento. Alle ore 6:00 il medico Renato Buzzonetti ne constatò il decesso, redigendo l’atto canonico della Recognitio cadaveris. L’annuncio della morte fu dato alle ore 7:30 dalla Radio Vaticana. La salma fu poi trasportata nella Sala Clementina. Alle ore 19.00 iniziò il trattamento conservativo che venne completato alle 3.30 del mattino seguente. Per molte ore, il giorno dopo la sua morte, una gran folla di fedeli continuò a sfilare davanti alla sua salma, nonostante il brutto tempo. Il 30 settembre la salma del pontefice fu traslata nella basilica Vaticana, dove rimase esposta fino al 3 ottobre. Gli resero omaggio oltre un milione di fedeli. Nei giorni immediatamente successivi alla morte, venne chiesto invano da una parte della stampa di effettuare l’autopsia sul corpo del papa, richiesta respinta dal collegio cardinalizio in quanto non prevista dal protocollo. Papa Luciani riposa nelle Grotte Vaticane dal 4 ottobre 1978.

In appena trentatré giorni di pontificato non si riuscì a preparare l’anello del pescatore per papa Luciani. Lui utilizzò l'”anello del Concilio” (fatto fare da papa Paolo VI per tutti i padri conciliari che parteciparono al Concilio Vaticano II) e fu sepolto con lo stesso anello.

Il processo di beatificazione

Poco dopo la sua morte, da più parti del mondo cattolico giunsero le richieste per l’apertura del processo di beatificazione. La richiesta venne formalizzata nel 1990 con la firma di 226 vescovi brasiliani, tra cui quattro cardinali. Il 26 agosto 2002 il vescovo di Belluno-Feltre Vincenzo Savio, al termine della messa celebrata a Canale d’Agordo in ricordo del XXIV anniversario dell’elezione al soglio pontificio di Albino Luciani, annunciò l’avvio della fase preliminare di raccolta dei documenti e delle testimonianze necessari per avviare il processo di beatificazione. Dopo varie segnalazioni di avvenuti miracoli ed esaminati dalla Chiesa e da istituti laici, ne venne in particolare una in sud america. Verso la fine di novembre del 2016 si concluse l’inchiesta diocesana, istituita nel medesimo anno nell’arcidiocesi di Buenos Aires, per un caso di presunta guarigione straordinaria avvenuta nella capitale argentina il 23 luglio 2011 per intercessione di Giovanni Paolo I a favore di una bambina, Candela Giarda, colpita da una “grave encefalopatia infiammatoria acuta, stato di male epilettico refrattario maligno, shock settico”. L’infante in questione, il 20 marzo 2011, a soli undici anni, iniziò ad avvertire forti mal di testa che durarono sino al 27 marzo, quando, oltre all’emicrania, la sintomatologia iniziò a preoccupare la famiglia: insorsero febbre, vomito, disturbi del comportamento e della parola. Il quadro clinico molto preoccupante fece in modo che venisse ricoverata d’urgenza a Paraná. Dopo essere stata sottoposta ad attenti esami clinici, venne formulata la diagnosi di “encefalopatia epilettica ad insorgenza acuta, con stato epilettico refrattario ad eziologia sconosciuta”. Durante la degenza in ospedale, Candela ebbe giornalmente frequenti crisi epilettiche, tanto che fu necessaria l’intubazione. Il 26 maggio venne trasferita con prognosi riservata nel reparto di terapia intensiva in un ospedale della capitale argentina. Il 22 luglio, a seguito di un ulteriore peggioramento del quadro clinico dato dalla comparsa di uno stato settico da broncopolmonite, i medici decisero di convocare i familiari per informarli di una possibile ed imminente morte della bambina. L’idea di invocare l’intercessione di papa Luciani venne al parroco della parrocchia a cui apparteneva il complesso ospedaliero. Egli, molto devoto al “papa del sorriso”, propose, alla madre di Candela ed in seguito al personale sanitario presente in rianimazione, di pregare Giovanni Paolo I affinché la bambina potesse guarire. Il 23 luglio 2011, contrariamente a tutte le aspettative, Candela iniziò a riprendersi in maniera rapida ed il 5 settembre del medesimo anno fu dimessa dall’ospedale. Ella riacquistò la completa autonomia fisica e psico-cognitiva-comportamentale.

Il caso sopracitato fu portato alla discussione della Consulta Medica il 31 ottobre 2019, la quale stabilì all’unanimità che si trattò di una guarigione scientificamente inspiegabile. Il 6 maggio 2021 il Congresso dei teologi espresse giudizio positivo. L’ultimo voto, quello della Sessione dei cardinali e dei vescovi, con il quale si è concluso l’iter giudiziale del processo super miro (ovvero “riguardante il miracolo”), è stato espresso positivamente.

Il 13 ottobre 2021 papa Francesco ha riconosciuto il miracolo avvenuto per intercessione di Giovanni Paolo I. Il 4 settembre 2022 sarà beatificato dallo stesso pontefice in piazza San Pietro. (articolo parzialmente estrapolato dal sito Wikipedia)

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