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POSTE ITALIANE 42^ emissione del 08 Settembre 2019 di un francobollo ordinario appartenente alla serie tematica “lo Sport” dedicato a Gianni Brera, nel centenario della nascita.

Posted By thecollectibles on Set 7, 2019 |


POSTE ITALIANE 42^ emissione del 08 Settembre 2019 di un francobollo ordinario appartenente alla serie tematica “lo Sport” dedicato a Gianni Brera, nel centenario della nascita.

Il Ministero ha emesso l’8 settembre 2019 un francobollo ordinario appartenente alla serie tematica “lo Sport” dedicato a Gianni Brera, nel centenario della nascita, relativo al valore della tariffa B, corrispondente ad € 1.10.

  • data / date 08 settembre 2019
  • dentellatura / serration 11
  • stampa / printing fustellatura/rotocalco
  • tipo di carta / paper type bianca patinata neutra
  • stampato / printed I.P.Z.S. Roma
  • tiratura / edition 800.000
  • fogli / sheet 45
  • dimensioni / dimension 40 x 30 mm
  • costo / price B = € 1,10
  • bozzettista/ designer Fabio Abbati

Gianni Brera, all’anagrafe Giovanni Luigi Brera (San Zenone al Po, 8 settembre 1919 – Codogno, 19 dicembre 1992), è stato un giornalista e scrittore italiano. Grazie alla sua inventiva e alla sua padronanza della lingua italiana ha lasciato una profonda impronta sul giornalismo sportivo italiano del XX secolo, con un lascito di numerosi neologismi da lui introdotti e accolti nell’uso del linguaggio calcistico.

 Biografia

Nasce a San Zenone al Po nel 1919, una comunità prevalentemente contadina. All’età di 13 anni il padre Carlo, sarto e barbiere del paese, lo manda a studiare a Milano. Inizia a giocare a calcio come terzino a 15 anni nella squadra “A” del G.C. Giosuè Carducci di Milano che partecipa al campionato milanese ragazzi 1934-1935 che lo vedrà convocato ad una partita di allenamento della rappresentativa milanese contro la squadra dell’Isotta Fraschini. In seguito è chiamato dall’allenatore Renato Rossi in rappresentativa milanese ragazzi in occasione del “Torneo Baravaglio” organizzato dal Guerin Sportivo a Torino il 9 giugno 1935 dove sconfissero 2-1 i pari grado del Direttorio della Sezione Propaganda di Torino.

A soli 16 anni, nel 1935, inizia a scrivere dei piccoli articoli a commento del campionato della Sezione Propaganda sul settimanale sportivo milanese “Lo schermo sportivo” e continua a giocare nelle squadre ragazzi passando dal Carducci all’A.C. Vittoria di Milano nelle stagione 1935-1936. Di lui si scrisse che avesse giocato nel Milan. Di fatto, pur avendo giocato nei boys della squadra milanese, non arrivò mai a giocare nelle giovanili rossonere perché nelle cronache pubblicate dai giornali sportivi negli anni seguenti Brera, che ormai ha passato il limite di età per giocare nei ragazzi sia provinciali che regionali, non fu mai citato. Il padre e la sorella lo convinsero che erano più importanti gli studi e lo costrinsero a smettere di giocare e a terminare il liceo a Pavia da dove continuò a spedire corrispondenze al settimanale sportivo milanese “Il nuovo schermo sportivo”. A 17 anni è assunto dal Guerin Sportivo, per seguire la Serie C, dove è subito protagonista tanto da essere considerato la terza miglior penna dopo Bruno Slawitz e il Carlin. Si laurea in scienze politiche all’università di Pavia nel 1943.

Durante la seconda guerra mondiale viene chiamato alle armi, si arruola nel corpo dei parà e lavora nell’ufficio stampa della Folgore. I suoi articoli vengono pubblicati anche sul Popolo d’Italia. Dopo l’8 settembre 1943 interrompe l’attività di giornalista militare, fugge in Svizzera e poi viene internato in un campo di lavoro per profughi italiani, qui entra in contatto con alcuni esponenti della Resistenza, tra cui Fabrizio Maffi e Giulio Seniga. Sarà quest’ultimo a fargli da garante nel 1944 quando chiede di entrare nella Brigata Comoli operante nella Repubblica partigiana dell’Ossola. Come aiutante di campo della 83ª Brigata Garibaldi “Comoli”, facente parte della 2ª Divisione Garibaldi “Redi”, fu l’autore del piano che sventò la distruzione per minamento del traforo del Sempione. Brera si gloriò sempre di aver attraversato tutto il periodo della seconda guerra mondiale, da paracadutista e da partigiano, senza aver mai sparato ad un altro essere umano. Tornato alla vita civile, nel 1945 fu chiamato da Bruno Roghi alla Gazzetta dello Sport, il più importante quotidiano sportivo italiano. Al direttore si propone di scrivere di calcio o boxe, i due sport che meglio conosce, Roghi invece gli assegna l’atletica leggera, di cui Brera è del tutto all’oscuro. Brera impara presto ad amare l’atletica, dedicandovi in seguito alcuni saggi e ricoprendo, tra il 1953 e il 1956, la carica di consigliere nazionale della FIDAL.

Nel 1949 la Gazzetta lo manda come inviato speciale al Tour de France, conteso quell’anno dai tre italiani Fiorenzo Magni, Gino Bartali e Fausto Coppi; il quotidiano vende un incredibile numero di copie e gli viene offerta la posizione di direttore, all’età di 30 anni (il più giovane nella storia del giornalismo italiano), assieme a Emilio De Martino e poi Giuseppe Ambrosini. Si dimette dalla direzione della Gazzetta nel 1954 dopo uno scontro con la proprietà che lo aveva accusato di filo-comunismo per aver dato troppo risalto al record mondiale dei 5000 m del sovietico Volodymyr Kuc, Nel 1956 viene chiamato da Gaetano Baldacci a dirigere la redazione sportiva del neonato quotidiano Il Giorno, l’edizione del lunedì con l’inserto sportivo alza le vendite di 30-40 000 copie. Nel frattempo proseguì la sua collaborazione con il Guerin Sportivo di cui curava lo spazio delle risposte ai lettori, la celebre rubrica dell’Arcimatto, dove discuteva degli argomenti più disparati. Rimase al Giorno fino al 1967, quando assunse la direzione del Guerin Sportivo. Negli anni settanta scrisse nuovamente per La Gazzetta dello Sport e per un breve periodo (1979-1982) lavorò per Il Giornale di Indro Montanelli, fino a quando nel 1982 passò a la Repubblica, cui restò legato fino al termine della sua vita.

Tra le numerose testate su cui Gianni Brera scrisse vi sono anche il quotidiano francese L’Équipe e quello ungherese Népszabadság. I suoi articoli sono stati tradotti in diverse lingue. Si devono a Brera anche numerosi libri: manuali, saggi, romanzi, racconti e opere teatrali e radiofoniche. Il suo romanzo più celebre fu indubbiamente Il corpo della ragassa (1969) che nel 1978 venne adattato per il cinema da Alberto Lattuada, con la regia di Pasquale Festa Campanile; a seguire Brera scrisse Naso bugiardo (1977, riedito nel 1998 con il titolo La ballata del pugile suonato) e Il mio vescovo e le animalesse (1983), che insieme con Il corpo della ragassa compongono la cosiddetta “Trilogia di Pianariva”, in quanto tutti ambientati nei dintorni dell’immaginario borgo della provincia pavese di Pianariva.

Comparve a lungo in televisione nelle trasmissioni La Domenica Sportiva (anche accanto all’amico Beppe Viola), Il processo del lunedì e L’Accademia di Brera (per l’emittenteTelelombardia).

Sposatosi nel 1943 con Rina Gramegna (1920-2000), ne ebbe quattro figli: Brera morì il 19 dicembre 1992 in un incidente automobilistico sulla strada che collega Codogno a Casalpusterlengo, quando un’auto che andava in senso opposto a una velocità molto alta sbandò e invase la carreggiata dove viaggiava l’auto di Brera, uccidendone sul colpo i tre occupanti.

L’ideologia calcistica e le polemiche

Gianni Brera, cultore dello studio del carattere nazionale, ha legato indissolubilmente il proprio nome alla filosofia calcistica del gioco all’italiana, ovvero catenaccio e contropiede.

L’idea di togliere un attaccante e aggiungere un difensore esentato da marcature (il cosiddetto “libero”) nacque in Svizzera negli anni trenta. Il successo dell’innovazione si misurò al mondiale del 1938, in cui la selezione elvetica riuscì a superare in un doppio confronto la forte compagine austro-tedesca. Il termine “verrou” con cui gli svizzeri definirono quella tattica, fu tradotto letteralmente con “catenaccio” in Italia. Fu solo nel corso degli anni cinquanta e sessanta che tale modulo fu preso in considerazione nella penisola: Gipo Viani e Nereo Rocco furono gli sperimentatori, Gianni Brera il “teorico”. Brera sosteneva la necessità di adottare il catenaccio in Italia per riportare il calcio giocato nel Paese ad alti livelli internazionali. Diceva, tra le altre cose, che gli italiani non erano fisicamente all’altezza degli altri popoli e che, di conseguenza, non potevano impostare un calcio sistematicamente offensivo per 90 minuti: a trascinare al successo sarebbero stati, a suo avviso, sempre personaggi di confine che – come Cavour e De Gasperi nella storia politica del Paese – si prendevano in carico la Nazionale emancipandola da tecniche offensive per giocare d’astuzia economizzando le energie e utilizzando tattiche di opportunità. Il prototipo di questa descrizione fu il CT della Nazionale campione del mondo nel 1982, il friulano Enzo Bearzot, anche se in quella circostanza Brera fu protagonista di un clamoroso infortunio: all’esordio della trasferta spagnola dichiarò che se l’Italia fosse diventata campione del mondo avrebbe percorso a piedi la distanza tra la sua casa milanese e un santuario di devozione mariana lombardo; un mese dopo il trionfo al Santiago Bernabéu si fece fotografare in abito penitenziale e scalzo mentre saliva il sagrato del santuario.

Sebbene tali affermazioni non fossero indiscusse, Brera difese strenuamente sino alla fine quella visione delle cose. Anche per questo non vide mai di buon occhio Arrigo Sacchi e la concezione di calcio offensivo che introdusse in Italia, attribuendo i meriti dei successi del Milan ai soli giocatori olandesi.

Ma le polemiche che resero Brera celebre nel corso degli anni sessanta furono rivolte principalmente al “Golden Boy” rossonero Gianni Rivera e, più in generale, a quei giocatori tecnici, ma non combattivi che poco aderivano alla sua filosofia calcistica, ma che ricevevano invece un rilevante supporto dalla cosiddetta “scuola napoletana” e dai suoi alfieri, Antonio Ghirelli e il responsabile della redazione sportiva del Corriere della Sera Gino Palumbo. Brera soprannominò Rivera “abatino” e osteggiò apertamente in molte occasioni l’impiego del giocatore nella nazionale italiana, pur riconoscendone la grande intelligenza calcistica e personale. Nonostante i successi nazionali e, ancor di più, internazionali del Milan di quel periodo, la polemica col fuoriclasse rossonero non si sopì mai, entrando nell’immaginario collettivo italiano. Brera e Rivera comunque si rispettavano molto a vicenda e dopo la morte di Brera, Rivera fu tra i fondatori dell’Associazione Amici di Gianni Brera, oggi Simposio Gianni Brera.

Nel periodo anni settanta/ottanta Brera scaricò la propria insofferenza per i giocatori tecnici, ma non gladiatori, sul regista della Fiorentina e della nazionale Giancarlo Antognoni e sul fantasista nerazzurro Evaristo Beccalossi. A detta del giornalista queste critiche gli causarono, nel corso degli anni, molti attriti con giornalisti e tifosi d’opinione diversa.

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Gianni Brera, born Giovanni Luigi Brera (San Zenone al Po, 8 September 1919 – Codogno, 19 December 1992), was an Italian journalist and writer. Thanks to his inventiveness and his mastery of the Italian language, he left a deep imprint on Italian sports journalism of the twentieth century, with a legacy of numerous neologisms introduced by him and accepted in the use of football language.

 Biography
A predominantly rural community was born in San Zenone al Po in 1919. At the age of 13 the father Carlo, a tailor and barber of the town, sent him to study in Milan. Start playing soccer as a full-back at age 15 on team “A” of G.C. Giosuè Carducci from Milan who participates in the Milanese boys’ championship 1934-1935 [4] which will see him called to a training match of the Milanese representative against the Isotta Fraschini team. He was later called by the coach Renato Rossi to represent Milanese boys on the occasion of the “Baravaglio Tournament” organized by Guerin Sportivo in Turin on 9 June 1935 where they defeated 2-1 the same rank of the Directorate of the Propaganda Section of Turin.
At the age of 16, in 1935, he began to write small articles commenting on the Propaganda Section championship in the Milanese sports weekly “The sports screen” and continues to play in the youth teams passing from Carducci to the C. Victory of Milan in the 1935-1936 season. Of him it was written that he had played in Milan. In fact, despite having played in the boys of the Milanese team, he never came to play in the red-and-black youths because in the news published by sports newspapers in the following years, Brera, who has now passed the age limit to play in boys both provincial and regional, does not was never mentioned. His father and sister convinced him that his studies were more important and forced him to stop playing and to finish high school in Pavia, where he continued to send correspondences to the Milanese sports weekly “The new sports screen”. At the age of 17 he was hired by the Guerin Sportivo, to follow the C Series, where he immediately became a protagonist, so much so that he was considered the third best pen after Bruno Slawitz and Carlin. He graduated in political science at the University of Pavia in 1943.
During the Second World War he was called to arms, he enlisted in the body of the paras and worked in the press office of the Folgore. His articles are also published on the Popolo d’Italia. After September 8, 1943 he stopped working as a military journalist, fled to Switzerland and then was interned in an Italian refugee labor camp, where he came into contact with some members of the Resistance, including Fabrizio Maffi and Giulio Seniga. He will be the guarantor in 1944 when he asks to join the Comoli Brigade operating in the Partisan Republic of Ossola. As an aide-de-camp of the 83rd Garibaldi Brigade “Comoli”, part of the 2nd Garibaldi Division “Redi”, he was the author of the plan that thwarted the destruction due to the undermining of the Sempione tunnel. Brera always claimed to have crossed the whole period of the Second World War, as a paratrooper and as a partisan, without ever having shot at another human being. Returning to civilian life, in 1945 he was called by Bruno Roghi to the Gazzetta dello Sport, the most important Italian sports newspaper. The director proposes to write about soccer or boxing, the two sports that he knows best, Roghi instead assigns him athletics, of which Brera is completely in the dark. Brera soon learned to love athletics, later dedicating himself to some essays and covering, between 1953 and 1956, the position of national councilor of FIDAL.

In 1949 the Gazzetta sent him as special envoy to the Tour de France, disputed that year by the three Italians Fiorenzo Magni, Gino Bartali and Fausto Coppi; the newspaper sells an incredible number of copies and is offered the position of director at the age of 30 (the youngest in the history of Italian journalism), together with Emilio De Martino and then Giuseppe Ambrosini. He resigned from the management of the Gazzetta in 1954 after a clash with the property that had accused him of pro-communism for having given too much prominence to the world record of the 5000 m of the Soviet Volodymyr Kuc, In 1956 he was called by Gaetano Baldacci to direct the sports editor of the daily newspaper Il Giorno, the Monday edition with the sports insert raises sales by 30-40,000 copies. In the meantime, he continued his collaboration with the Guerin Sportivo, which dealt with the space for answers to readers, the famous column of the Archimatto, where he discussed the most disparate topics. He remained on the Day until 1967, when he took over the management of Guerin Sportivo. In the seventies he wrote again for La Gazzetta dello Sport and for a brief period (1979-1982) he worked for Il Giornale di Indro Montanelli, until in 1982 he passed to the Republic, to which he remained bound until the end of his life.
Among the numerous publications on which Gianni Brera wrote there is also the French daily L’Équipe and the Hungarian newspaper Népszabadság. His articles have been translated into several languages. There are also many books in Brera: manuals, essays, novels, short stories and theatrical and radio works. His most famous novel was undoubtedly Il corpo della ragassa (1969) which in 1978 was adapted for cinema by Alberto Lattuada, directed by Pasquale Festa Campanile; followed by Brera wrote Naso bugiardo (1977, reissued in 1998 with the title The ballad of the boxer played) and My bishop and the animals (1983), which together with Il corpo della ragassa compose the so-called “Trilogia di Pianariva”, as all set in the surroundings of the imaginary village of the Pavia province of Pianariva.
For a long time he appeared on television in La Domenica Sportiva (also alongside his friend Beppe Viola), The trial of Monday and The Academy of Brera (for the issuer Telelombardia).
Married in 1943 with Rina Gramegna (1920-2000), he had four children: Brera died on December 19, 1992 in a car accident on the road that connects Codogno to Casalpusterlengo, when a car that went in the opposite direction at a very high speed skidded and invaded the roadway where the car of Brera traveled, killing the three occupants on the spot.
Football ideology and controversy

Gianni Brera, lover of the study of national character, has indissolubly linked his name to the football philosophy of the Italian game, that is, bolt and counter-attack.
The idea of ​​removing an attacker and adding a defender exempted from markings (the so-called “free”) was born in Switzerland in the thirties. The success of innovation was measured in the 1938 world championship, in which Swiss selection was able to overcome the strong German-Austrian group in a double comparison. The term “verrou” with which the Swiss defined the tactical one, was literally translated as “catenaccio” in Italy. It was only during the fifties and sixties that this module was taken into consideration in the peninsula: Gipo Viani and Nereo Rocco were the experimenters, Gianni Brera the “theorist”. Brera supported the need to adopt the bolt in Italy to bring back football to the country at high international levels. He said, among other things, that the Italians were not physically up to the standards of other peoples and that, consequently, they could not set up a systematic offensive kick for 90 minutes: in his opinion, they would always be characters of border that – like Cavour and De Gasperi in the country’s political history – took charge of the national team, emancipating it from offensive techniques to play guilty economizing energy and using tactics of opportunity. The prototype of this description was the CT of the National World Champion in 1982, the Friulian Enzo Bearzot, although in that circumstance Brera was the protagonist of a sensational injury: at the beginning of the Spanish trip he declared that if Italy had become champion of the the world would have walked the distance between his Milanese home and a sanctuary of Lombard Marian devotion; a month after the triumph at the Santiago Bernabéu he had himself photographed in penitential dress and barefooted as he climbed the shrine’s churchyard.
Although these claims were not undisputed, Brera strongly defended that vision of things to the end. Also for this reason he never took a good look at Arrigo Sacchi and the concept of offensive football he introduced in Italy, attributing the merits of Milan’s successes to Dutch players only.
But the controversies that made Brera famous during the sixties were mainly addressed to the Rossoneri “Golden Boy” Gianni Rivera and, more generally, to those technical but not combative players who did not adhere to his football philosophy, but who instead received a significant support from the so-called “Neapolitan school” and its standard bearers, Antonio Ghirelli and the head of the sports editorial staff of the Corriere della Sera Gino Palumbo. Brera nicknamed Rivera “abatino” and openly opposed the use of the player in the Italian national team on many occasions, while recognizing his great football and personal intelligence. Despite the national and, even more, international successes of Milan of that period, the controversy with the Rossoneri champion never subsides, entering the Italian collective imagination. Brera and Rivera however respected each other very much and after Brera’s death, Rivera was among the founders of the Amici di Gianni Brera Association, today the Gianni Brera Symposium.
In the seventies / eighties period Brera unloaded his impatience with the technical players, but not the gladiators, with the director of Fiorentina and the national Giancarlo Antognoni and with the Nerazzurri playmaker Evaristo Beccalossi. According to the journalist these criticisms caused him, over the years, many frictions with journalists and supporters of different opinions.

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