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POSTE ITALIANE 10^ emissione del 24 Maggio 2020 di un francobollo dedicato a Eduardo de Filippo, nel 120° anniversario della nascita

Posted By thecollectibles on Mag 25, 2020 |


POSTE ITALIANE 10^ emissione del 24 Maggio 2020 di un francobollo dedicato a Eduardo de Filippo, nel 120° anniversario della nascita

Il Ministero dello Sviluppo con le Poste Italiane ha emesso il 24 maggio 2020 un francobollo ordinario appartenente alla serie tematica “ le Eccellenze italiane dello spettacolo” dedicato a Eduardo De Filippo, nel 120° anniversario della nascita, relativo al valore della tariffa B, corrispondente ad €1.10.

  • data / date 24 maggio 2020
  • dentellatura / serration 11
  • stampa / printing rotocalcografia
  • tipo di carta / paper type carta bianca autoadesiva
  • stampato / printed I.P.Z.S. Roma
  • tiratura / edition 600.000
  • dimensioni / dimension 40 x 30 mm
  • bozzettista/ designer Fabio ABBATI
  • num. catalogo/catalog num. Michel YT UN

Eduardo De Filippo, è nato a Napoli, 24 maggio 1900 e morto a  Roma, 31 ottobre 1984), è stato un  attore, regista, sceneggiatore, drammaturgo,  scrittore, e poeta italiano.

Considerato uno dei più importanti artisti italiani del Novecento, è stato autore di numerose opere teatrali da lui stesso messe in scena e interpretate e, in seguito, tradotte e rappresentate da altri anche all’estero. Autore prolifico, lavorò anche nel cinema con gli stessi ruoli ricoperti nell’attività teatrale. Per i suoi meriti artistici e i contributi alla cultura, nel 1981, fu nominato senatore a vita dal Presidente della repubblica Sandro Pertini e gli furono conferite due lauree honoris causa in Lettere dall’Università di Birmingham nel 1977 e dall’Università degli Studi di Roma La “Sapienza” nel 1980. Fu anche candidato per il Premio Nobel per la letteratura. Eduardo resta ancora oggi, assieme a Luigi Pirandello, Dario Fo e Carlo Goldoni, uno degli autori teatrali italiani più apprezzati e rappresentati all’estero.

Biografia

Figlio d’arte

Figlio naturale dell’attore e commediografo Eduardo Scarpetta e della sarta teatrale Luisa De Filippo, Eduardo e i suoi fratelli furono riconosciuti come figli dalla madre di cui assunsero il cognome De Filippo. Eduardo Scarpetta, sposato il 16 marzo 1876 con Rosa De Filippo, da cui ebbe tre figli (Domenico, Maria e Vincenzo), ebbe una relazione extra-coniugale con la nipote acquisita Luisa De Filippo (figlia di Luca, fratello di Rosa De Filippo) da cui nacquero Titina, Eduardo e Peppino.

Eduardo nasce a Napoli nel quartiere Chiaia. A soli quattro anni è condotto per la prima volta su un palcoscenico, portato in braccio da un attore della compagnia di Scarpetta, Gennaro Della Rossa, in occasione di una rappresentazione dell’operetta La Geisha, al Teatro Valle di Roma.

Cresce nell’ambiente teatrale napoletano insieme ai fratelli Titina, la maggiore, che aveva già agli inizi degli anni ’10 un suo posto nella compagnia di Vincenzo Scarpetta (uno dei figli legittimi di Scarpetta), e Peppino, il più piccolo che assieme a Eduardo di tanto in tanto viene convocato per qualche apparizione in palcoscenico.

Nel 1912 i De Filippo vanno ad abitare in via dei Mille, e sia Eduardo che Peppino vengono mandati a studiare al Collegio Chierchia, a Foria; qui, tra tentativi di fughe e insofferenze varie, il piccolo Eduardo inizia a dilettarsi nella scrittura, producendo la sua prima poesia, con versi scherzosi dedicati alla moglie del direttore del collegio. Rientrato a casa, parte per Roma in cerca di indipendenza economica, ospite di una zia e in cerca di qualche lavoretto nell’ambiente cinematografico, ma senza successo. Tornato a Napoli si cimenta nelle sue prime prove d’attore: prima recita nella rivista di Rocco Galdieri, poi nella compagnia di Enrico Altieri, quindi in altre compagnie come la Urciuoli-De Crescenzo e la Compagnia Italiana. Ed è così che, tra un teatro e l’altro (San Ferdinando, Orfeo, Trianon), conosce Totò, che sarebbe diventato un suo grande amico.

Nella compagnia di Vincenzo Scarpetta

Nel 1914 Eduardo entra stabilmente nella compagnia del fratellastro Vincenzo Scarpetta, raggiungendo così la sorella Titina; tre anni dopo, con l’ingresso nella compagnia di Peppino, i tre fratelli si ritrovano a recitare insieme. Alla fine della guerra, Eduardo presta servizio di leva nei Bersaglieri (2º Reggimento bersaglieri, di stanza a Trastevere) ed è incaricato dal comando di organizzare piccole recite per i soldati, di cui è anche autore oltre che attore e direttore di compagnia. Durante questo periodo matura sempre di più la voglia e la capacità di essere anche autore e regista oltre che attore, giungendo a scrivere nel 1920 la sua «prima commedia vera e propria», Farmacia di turno, atto unico dal finale amaro rappresentato l’anno successivo dalla compagnia di Vincenzo Scarpetta.

Dal fratellastro, Eduardo eredita, tra l’altro, anche quella severità e quel rigore che lo caratterizzeranno per tutta la vita sul lavoro e nei rapporti con gli altri, caratteristiche sovente enfatizzate da una sorta di leggenda ma che hanno senza dubbio un fondo di verità. Vincenzo Scarpetta propone in quell’epoca un repertorio essenzialmente basato sulle commedie del celebre padre oltre ad altre commedie, a spettacoli di rivista e a incursioni nel cinema, riscuotendo un buon successo di critica e di pubblico.

Nel 1922 Eduardo De Filippo scrive Ho fatto il guaio? Riparerò! che va in scena al Teatro Fiorentini quattro anni dopo e che prende in seguito il titolo definitivo di Uomo e galantuomo; in questa commedia, tra le più comiche del repertorio eduardiano, l’autore introduce del temi che saranno una costante in numerose opere successive, come la pazzia (vera o presunta) e il tradimento, con un vago sentore pirandelliano che riporta al Ciampa de Il berretto a sonagli, seppur seguendo nella struttura del testo, il modello scarpettiano della farsa tradizionale. Curiosa la citazione che Eduardo inserisce nella commedia, quasi a mo’ di rivalsa, del lavoro di Libero Bovio Mala nova e che il drammaturgo e poeta napoletano non gradì.

Il rilievo che Eduardo acquisisce nella compagnia di Scarpetta è già notevole, nonostante la giovane età; ciò lo porta anche a maturare, specie nelle stagioni teatrali estive, esperienze diverse come le recite con i cosiddetti “seratanti” nel 1921 o come la messa in scena di Surriento gentile, idillio musicale di Enzo Lucio Murolo opera per la quale Eduardo cura, per la prima volta nella sua lunga carriera, la regia (16 settembre 1922).

Dopo la morte di Eduardo Scarpetta (29 novembre 1925), Eduardo va a convivere con una giovane di nome Ninì, per la quale compone alcune poesie d’amore (tra cui E mmargarite, la più antica tra quelle in seguito pubblicate); viene raggiunto quindi dal fratello Peppino, che nel frattempo ha recitato senza alcun positivo riscontro economico, con la Compagnia Urciuoli, e che forse spera di poter anch’egli essere scritturato da Scarpetta. Ma Eduardo decide di tentare l’avventura del teatro in lingua e si fa scritturare nella compagnia di Luigi Carini come attore “brillante” convincendo l’impresario a prendere anche Peppino. Ma Peppino ci ripensa per entrare nella Compagnia Vincenzo Scarpetta come sostituto del fratello. La parentesi dura poco ed Eduardo rientra nei ranghi, scrivendo nel 1926 Requie a l’anema soja… (poi diventata I morti non fanno paura) in cui recita vestito da “vecchio”; così dirà, molti anni dopo in un’intervista: «Non vedevo l’ora di diventare vecchio: così, pensavo, non avrò più bisogno di truccarmi. E poi, se faccio il vecchio da adesso, lo posso portare avanti. Se invece mi metto a fare il giovane, presto diranno: “È invecchiato!” ». Il tema della pazzia, stavolta vera e non presunta, torna prepotentemente nella commedia successiva, dal titolo emblematico di Ditegli sempre di sì che la compagnia di Scarpetta rappresenterà per la prima volta nel 1927.

Le prime esperienze in proprio

Al termine della stagione teatrale del 1927, Eduardo tenta un esperimento “in proprio”, mettendo su una sorta di cooperativa d’attori senza produttore né finanziatore diretti, e per la quale chiama i fratelli Peppino e Titina a recitare in un sodalizio artistico con Michele Galdieri (amico di Eduardo e figlio del poeta Rocco); nasce così la Compagnia Galdieri-De Filippo, di cui Eduardo è il direttore, che debutta con successo al Fiorentini di Napoli il 27 luglio con lo spettacolo dal titolo scaramantico La rivista… che non piacerà.

In quel periodo Eduardo conosce Dorothy Pennington (“Dodò”), un’americana di Filadelfia di cui si innamora, nonostante l’avversione della famiglia di lei, e che sposa a Roma con il rito evangelico il 12 dicembre 1928. Intanto proseguono i tentativi di mettersi in proprio assieme ai fratelli e ancora come attore, autore e capocomico lavora nella De Filippo – Comica Compagnia Napoletana d’Arte Moderna. Sempre nel 1928 scrive l’atto unico Filosoficamente, che propone una sorta di ritratto della rassegnazione di un piccolo borghese; il testo però è il solo dell’autore napoletano a non essere mai stato portato sulla scena.

Nel 1929, usando degli pseudonimi (R. Maffei, G. Renzi e H. Retti), Eduardo e Peppino mettono in scena lo spettacolo comico Prova generale. Tre modi di far ridere, lavoro in tre atti con prologo ed epilogo di Galdieri, rappresentato al Fiorentini. Numerose saranno negli anni a venire, le volte in cui Eduardo si firmerà, come autore teatrale con vari pseudonimi (tra i più noti, Tricot, Molise, C. Consul); ciò al fine di superare le difficoltà che aveva in quegli anni a farsi riconoscere dagli impresari i suoi diritti d’autore.

Il Teatro Umoristico “I De Filippo”

Dal 1931 finalmente il sogno dei tre fratelli d’arte di recitare assieme in una compagnia tutta loro diventa realtà. Eduardo fonda, raccogliendo l’adesione dei fratelli, la compagnia del Teatro Umoristico “I De Filippo”, che debutta con successo a Roma. Dopo alcune recite a Milano, la compagnia è a Napoli al Teatro Kursaal (poi Filangieri) dove rappresentano O chiavino di Carlo Mauro, Sik-Sik e per la prima volta la commedia scritta da Peppino Don Rafele ‘o trumbone. Vanno quindi in scena l’adattamento L’ultimo Bottone (di Munos Seca e Garcia Alvarez) e una nuova commedia scritta da Eduardo dal titolo Quei figuri di trent’anni fa (titolo originario mutato per la censura, La bisca). Gli ultimi giorni dell’estate i De Filippo sono a Montecatini dove presentano alcuni sketch assieme alla soubrette emergente Ellen Meis, senza riscuotere particolare successo, prima di tornare a recitare per l’ultima volta con la Molinari. Il 1931 è anche l’anno in cui Eduardo presenta, sotto lo pseudonimo di Tricot, Ogni anno punto e da capo, in occasione di una serata della festa di Piedigrotta dedicata alla canzone al Teatro Reale, la cui prima rappresentazione avviene al Teatro Nuovo, all’interno dello spettacolo di rivista Cento di questi giorni, in occasione di una serata in onore del fratello Peppino. La scatenata verve comica dei tre fratelli risaliva alle forme farsesche dell’antica commedia dell’arte, che Eduardo conosceva bene avendola studiata e non condividendone la visione che gli studiosi avevano di essa: si dimostrò, infatti, critico verso l’agiografia degli attori che ne veniva fatta.

Natale in casa Cupiello

La commedia forse più nota di Eduardo, Natale in casa Cupiello, portata in scena per la prima volta al Teatro Kursaal di Napoli, il 25 dicembre 1931, segna di fatto l’avvio vero e proprio della felice esperienza della Compagnia del “Teatro Umoristico I De Filippo”, composta dai tre fratelli e da attori già famosi o giovani alle prime armi che lo diventeranno (Agostino Salvietti, Pietro Carloni, Tina Pica, Dolores Palumbo, Luigi De Martino, Alfredo Crispo, Gennaro Pisano). A giugno Eduardo aveva firmato un contratto con l’impresario teatrale che lo impegnava per soli nove giorni di recite per presentare il suo nuovo atto unico subito dopo la proiezione di un film. Il successo della commedia fu tale che la durata del contratto fu prolungata sino al 21 maggio 1932.

Nata come atto unico (l’odierno 2°), Eduardo aggiunse alla commedia altri due atti, quello di apertura (nel 1932 o 1933) e quello conclusivo, dalla cronologia piuttosto controversa (per alcuni fu scritto nel 1934, secondo altri addirittura nel 1943, secondo un’ipotesi più probabile ed avallata più tardi anche dallo stesso autore che però definirà anche più tardi la commedia come «parto trigemino con una gravidanza durata quattro anni»). Nel Natale eduardiano tutto ruota attorno ad un pranzo natalizio che viene scosso da un dramma della gelosia. Sullo sfondo, il ritratto tragicomico del protagonista, Luca Cupiello, figura ingenua di un vecchio con comportamenti fanciulleschi ed immerso nelle sue fantasie e nel suo amore per il presepe, cui si dedica con passione, apparentemente incurante delle tragiche vicende familiari che gli ruotano attorno. Aspetti autobiografici sono rilevabili nella commedia, sebbene mai confermati dall’autore: i nomi dei protagonisti, Luca e Concetta, sono i medesimi infatti dei nonni di Eduardo.

La ricostruzione del Teatro San Ferdinando

Nel 1948 egli acquistò il semidistrutto Teatro San Ferdinando di Napoli, investendo tutti i suoi guadagni nella ricostruzione di un antico teatro ricco di storia, mentre Napoli viveva una triste stagione all’insegna della più assurda speculazione edilizia. Il San Ferdinando fu inaugurato il 22 gennaio 1954 con l’opera Palummella zompa e vola. Eduardo cercò di salvaguardare la facciata settecentesca dello stabile realizzando all’interno un teatro tecnicamente all’avanguardia per farne una “casa” per l’attore e per il pubblico. Al San Ferdinando interpretò le sue opere, ma mise in scena anche testi di autori napoletani per recuperare la tradizione e farne un “trampolino” per un nuovo Teatro.

Adottò il parlato popolare, conferendo in questo modo al napoletano la dignità di lingua ufficiale, ma elaborò una lingua teatrale che travalicò napoletano ed italiano per diventare una lingua universale. Non vi è dubbio che l’azione e l’opera di Eduardo De Filippo siano state decisive affinché il “teatro dialettale”, precedentemente giudicato di second’ordine dai critici, fosse finalmente considerato un “teatro d’arte”.

Tra le opere più significative di questo periodo meritano una citazione particolare Napoli milionaria! (1945), Questi fantasmi! e Filumena Marturano (entrambi del 1946), Mia famiglia (1953), Bene mio e core mio (1956), De Pretore Vincenzo (1957), Sabato, domenica e lunedì (1959) scritto apposta per l’attrice Pupella Maggio nei panni della protagonista.

Il cinema

Dal 1932 Eduardo De Filippo entrò prepotentemente anche nel mondo del grande schermo, sia come attore che come regista (ed occasionalmente anche come sceneggiatore): il suo esordio sul set avvenne con Tre uomini in frak di Mario Bonnard (1932). Eduardo venne scritturato assieme al fratello Peppino da Giuseppe Amato che li aveva visti recitare al Teatro Kursaal di Napoli. Il film aveva come protagonista il celebre cantante Tito Schipa al quale i due fratelli fanno da spalla. La prima regia di Eduardo fu nel film, di cui fu anche interprete, In campagna è caduta una stella del 1940.

Amico e collaboratore di Vittorio De Sica, per Vittorio egli inventò alcuni personaggi divertenti in alcune pellicole (Tempi nostri – Zibaldone n. 2 e L’oro di Napoli) e curò la sceneggiatura di Matrimonio all’italiana (1964), remake di Filumena Marturano, film diretto da Eduardo nel 1951 con lui e la sorella Titina protagonisti. Nel 1950 diresse e interpretò con Totò Napoli milionaria!.

Dopo la regia di Spara forte, più forte… non capisco! del 1966 Eduardo abbandonò il cinema per dedicarsi alla TV, per la quale ripropose le sue commedie per tutto il decennio successivo e, nel 1984, l’anno della sua morte, interpretò il suo ultimo ruolo: il vecchio maestro nello sceneggiato Cuore, diretto da Luigi Comencini e tratto dal libro di Edmondo De Amicis.

Vita privata

La vita privata di Eduardo, frenetica e confusa nel periodo pre-bellico, trovò invece pace e serenità negli anni della vecchiaia.

Tre sono state le donne importanti e straordinarie nella sua vita: Dorothy Pennington (una giovane e colta americana che sposò nel 1928; il matrimonio fu annullato nel 1952 con sentenza del tribunale della Repubblica di San Marino, poi convalidata anche da quello di Napoli nel 1955), Thea Prandi (madre dei suoi figli Luisa e Luca, sposata il 2 gennaio 1956) e, infine, Isabella Quarantotti, scrittrice e sceneggiatrice che sposò il 4 febbraio 1977.

Nel corso di pochi anni sopportò gravi lutti familiari: prima la morte della figlia Luisella, avvenuta il 5 gennaio 1960, poi quella della moglie (da cui si era peraltro separato l’anno prima), il 9 giugno 1961 ed infine la morte (1963) di Titina, la sorella da sempre “ago della bilancia” tra le forti personalità di Eduardo e di Peppino. Anche in occasione della morte di Titina nel 1963, Eduardo e Peppino avevano litigato accesamente, davanti alla sorella defunta e agli attoniti familiari di lei, a proposito del luogo di sepoltura. Dal 1970 e fino alla sua morte, era solito trascorrere i fine settimana e i mesi estivi nella villa di Colle Ottone Alto a Velletri, acquistata proprio nel ’70 dall’attrice Andreina Pagnani e poi divenuta la casa di Angelica Ippolito e Gian Maria Volonté. Durante quei soggiorni, si avvicendavano nella campagna castellana attori di cinema e di teatro.

Il 4 marzo 1974, in seguito a un malore durante una rappresentazione scenica, gli fu applicato un pacemaker; tuttavia il 27 marzo era di nuovo sul palcoscenico.

Morì il 31 ottobre 1984 e venne sepolto presso il Cimitero del Verano a Roma.

Se sei interessato all’acquisto di questo francobollo lo puoi acquistare al prezzo di € 1.50. Inviami una richiesta alla email: [email protected]

ITALIAN POST 10th issue of 24 May 2020 of a stamp dedicated to Eduardo de Filippo, on the 120th anniversary of his birth

The Ministry of Development with the Italian Post Office issued on 24 May 2020 an ordinary stamp belonging to the thematic series “The Italian Excellencies of the Show” dedicated to Eduardo De Filippo, on the 120th anniversary of his birth, relating to the value of tariff B, corresponding to € 1.10.

date / dates May 24, 2020
serration / serration 11
gravure printing / printing rotocalcografia
paper type / paper type white self-adhesive paper
printed / printed I.P.Z.S. Rome
edition / edition 600.000
dimensions / dimension 40 x 30 mm
sketcher / designer Fabio ABBATI
num. catalog / catalog no. Michel YT UN

Eduardo De Filippo, was born in Naples, May 24, 1900 and died in Rome, October 31, 1984), he was an Italian actor, director, screenwriter, playwright, writer, and poet.
Considered one of the most important Italian artists of the twentieth century, he was the author of numerous theatrical works that he staged and interpreted himself and, subsequently, translated and represented by others also abroad. A prolific author, he also worked in the cinema with the same roles covered in theatrical activity. For his artistic merits and contributions to culture, in 1981, he was appointed senator for life by the President of the Republic Sandro Pertini and he was awarded two honorary degrees in Letters from the University of Birmingham in 1977 and from the University of Rome. “Sapienza” in 1980. He was also a candidate for the Nobel Prize for literature. Eduardo still remains today, together with Luigi Pirandello, Dario Fo and Carlo Goldoni, one of the most appreciated and represented Italian theatrical authors abroad.
Biography
Family tradition

Natural son of the actor and playwright Eduardo Scarpetta and the theatrical seamstress Luisa De Filippo, Eduardo and his brothers were recognized as children by the mother of whom they took the surname De Filippo. Eduardo Scarpetta, married on March 16, 1876 with Rosa De Filippo, with whom he had three children (Domenico, Maria and Vincenzo), had an extra-marital relationship with his acquired granddaughter Luisa De Filippo (daughter of Luca, brother of Rosa De Filippo) from which Titina, Eduardo and Peppino were born.
Eduardo was born in Naples in the Chiaia district. At just four years of age, he was conducted for the first time on a stage, carried in his arms by an actor from the Scarpetta company, Gennaro Della Rossa, on the occasion of a performance of the operetta La Geisha, at the Teatro Valle in Rome.
He grows up in the Neapolitan theater environment together with the Titina brothers, the eldest, who already had his place in the company of Vincenzo Scarpetta (one of Scarpetta’s legitimate children), and Peppino, the youngest who together with Eduardo occasionally he is summoned for a few stage appearances.
In 1912 the De Filippo family moved to Via dei Mille, and both Eduardo and Peppino were sent to study at the Collegio Chierchia, in Foria; here, amid attempts to escape and various impatience, little Eduardo begins to delight in writing, producing his first poem, with playful verses dedicated to the wife of the director of the college. Back home, he leaves for Rome in search of economic independence, a guest of an aunt and looking for some jobs in the cinema, but without success. Back in Naples, he ventured into his first tests as an actor: first he starred in the magazine of Rocco Galdieri, then in the company of Enrico Altieri, then in other companies such as Urciuoli-De Crescenzo and the Italian Company. And that’s how, between one theater and another (San Ferdinando, Orfeo, Trianon), he met Totò, who would have become his great friend.
In the company of Vincenzo Scarpetta

In 1914 Eduardo entered the company of his half-brother Vincenzo Scarpetta permanently, thus reaching his sister Titina; three years later, with the entry into the company of Peppino, the three brothers find themselves acting together. At the end of the war, Eduardo served as a draft in the Bersaglieri (2nd Bersaglieri Regiment, stationed in Trastevere) and was commissioned by the command to organize small performances for the soldiers, of which he is also the author as well as actor and company director. During this period the desire and ability to be an author and director as well as an actor matured more and more, reaching in 1920 to write his “first real comedy”, Pharmacy on duty, a single act with a bitter ending represented the year next by Vincenzo Scarpetta’s company.
Among other things, Eduardo inherits from his half-brother also the severity and rigor that will characterize him throughout his life at work and in relations with others, characteristics often emphasized by a sort of legend but which undoubtedly have a background of truth . Vincenzo Scarpetta at that time offered a repertoire essentially based on the comedies of the famous father as well as other comedies, magazine shows and forays into cinema, enjoying good success from critics and audiences.

In 1922 Eduardo De Filippo writes Ho ho guaio? I’ll fix! which is staged at the Teatro Fiorentini four years later and which later takes the definitive title of Man and gentleman; in this comedy, among the most comical of the Edwardian repertoire, the author introduces themes that will be a constant in numerous subsequent works, such as madness (real or presumed) and betrayal, with a vague Pirandellian hint that brings back to Ciampa de Il rattle cap, although following in the structure of the text, the Scarpetian model of the traditional farce. Curious the quote that Eduardo inserts in the comedy, almost as a compensation, of the work of Libero Bovio Mala nova and that the Neapolitan playwright and poet did not like.
The importance that Eduardo acquires in the Scarpetta company is already remarkable, despite his young age; this also leads him to mature, especially in the summer theatrical seasons, different experiences such as the performances with the so-called “seratanti” in 1921 or as the staging of Surriento gentile, musical idyll of Enzo Lucio Murolo works for which Eduardo cares for the first time in his long career, the director (September 16, 1922).
After the death of Eduardo Scarpetta (29 November 1925), Eduardo goes to live with a young woman named Ninì, for whom he composes some love poems (including E mmargarite, the oldest of those later published); he is therefore joined by his brother Peppino, who in the meantime has acted without any positive economic response, with the Urciuoli Company, and who perhaps hopes to be able to be hired by Scarpetta as well. But Eduardo decides to attempt the adventure of language theater and gets himself enrolled in the company of Luigi Carini as a “brilliant” actor convincing the impresario to take Peppino as well. But Peppino thinks again to enter the Vincenzo Scarpetta Company as a substitute for his brother. The parenthesis does not last long and Eduardo returns to the ranks, writing in 1926 Requie a anema soja … (which later became Dead do not be afraid) in which he acts dressed as an “old man”; so he will say, many years later in an interview: «I was looking forward to getting old: so, I thought, I will no longer need to wear makeup. And then, if I do the old man from now, I can carry it on. If, on the other hand, I become a young man, they will soon say: “He has aged!” ». The theme of madness, this time true and not presumed, returns forcefully in the next comedy, with the emblematic title of Ditgli always yes that Scarpetta’s company will represent for the first time in 1927.
The first experiences on their own

At the end of the theater season of 1927, Eduardo tries an experiment “on his own”, setting up a sort of cooperative of actors without a producer or direct financier, and for which he calls the brothers Peppino and Titina to act in an artistic partnership with Michele Galdieri (friend of Eduardo and son of the poet Rocco); Thus was born the Compagnia Galdieri-De Filippo, of which Eduardo is the director, who successfully debuted at the Fiorentini in Naples on July 27 with the show entitled superstitious The magazine … that will not like.
At that time Eduardo met Dorothy Pennington (“Dodò”), an American from Philadelphia with whom he fell in love, despite the aversion of her family, and whom he married in Rome with the evangelical rite on December 12, 1928. Meanwhile the attempts continued to set up on his own with his brothers and still as an actor, author and manager of the works he works in the De Filippo – Comica Neapolitan Company of Modern Art. Also in 1928 he wrote the single act Philosophically, which proposes a sort of portrait of the resignation of a petty bourgeois; however, the text is the only one of the Neapolitan author that has never been brought to the scene.
In 1929, using pseudonyms (R. Maffei, G. Renzi and H. Retti), Eduardo and Peppino stage the comedy show General rehearsal. Three ways of making people laugh, I work in three acts with Galdieri’s prologue and epilogue, represented at Fiorentini. There will be numerous times in the years to come, the times in which Eduardo will sign himself, as a theatrical author with various pseudonyms (among the best known, Tricot, Molise, C. Consul); this in order to overcome the difficulties it had in those years in getting its copyright recognized by the impresarios.
The Humorous Theater “I De Filippo”

Since 1931 the dream of the three art brothers finally to act together in a company all of them becomes reality. By collecting the brothers’ membership, Eduardo founded the company of the “I De Filippo” Humor Theater, which successfully debuted in Rome. After a few performances in Milan, the company is in Naples at the Kursaal Theater (later Filangieri) where they represent O chiavino by Carlo Mauro, Sik-Sik and for the first time the comedy written by Peppino Don Rafele ‘or trumbone. The adaptation L’ultimo Bottone (by Munos Seca and Garcia Alvarez) and a new comedy written by Eduardo entitled Quei figuri di thirty years ago (original title changed for the censorship, La bisca) are then staged. The last days of summer the De Filippo are in Montecatini where they present some sketches together with the emerging soubrette Ellen Meis, without enjoying particular success, before returning to acting for the last time with Molinari. 1931 is also the year in which Eduardo presents, under the pseudonym of Tricot, Every year dot and da capo, on the occasion of an evening of the Piedigrotta festival dedicated to the song at the Teatro Reale, whose first performance takes place at the Teatro Nuovo, within the show of Cento magazine these days, on the occasion of an evening in honor of his brother Peppino. The unleashed comic verve of the three brothers went back to the farcical forms of the ancient commedia dell’arte, which Eduardo knew well by having studied it and not sharing its vision that scholars had of it: he proved, in fact, critical towards the hagiography of the actors who it was made of it.
Christmas at the Cupiello house
Eduardo’s perhaps best-known comedy, Christmas in the Cupiello house, staged for the first time at the Kursaal Theater in Naples, December 25, 1931, marks the actual start of the happy experience of the Compagnia del “Teatro Umoristico I De Filippo “, made up of the three brothers and already famous or novice young actors who will become it (Agostino Salvietti, Pietro Carloni, Tina Pica, Dolores Palumbo, Luigi De Martino, Alfredo Crispo, Gennaro Pisano). In June Eduardo had signed a contract with the theater manager who engaged him for only nine days of acting to present his new single act immediately after the screening of a film. The success of the play was such that the duration of the contract was extended until May 21, 1932.
Born as a single act (today’s 2nd), Eduardo added two other acts to the comedy, the opening one (in 1932 or 1933) and the closing one, with a rather controversial chronology (for some it was written in 1934, according to others even in 1943 , according to a more probable hypothesis and later endorsed also by the same author who, however, will later define the comedy as “trigeminal birth with a four-year pregnancy”). On Edwardian Christmas everything revolves around a Christmas dinner that is shaken by a drama of jealousy. In the background, the tragicomic portrait of the protagonist, Luca Cupiello, a naive figure of an old man with boyish behavior and immersed in his fantasies and in his love for the crib, to which he dedicates himself with passion, apparently heedless of the tragic family events that revolve around him. Autobiographical aspects are detectable in the comedy, although never confirmed by the author: the names of the protagonists, Luca and Concetta, are in fact the same as Eduardo’s grandparents.
The reconstruction of the San Ferdinando Theater
In 1948 he purchased the semi-destroyed Teatro San Ferdinando in Naples, investing all his earnings in the reconstruction of an ancient theater full of history, while Naples lived a sad season of the most absurd building speculation. The San Ferdinando was inaugurated on January 22, 1954 with the opera Palummella zompa e vola. Eduardo tried to safeguard the eighteenth-century facade of the building by creating a technically advanced theater inside to make it a “home” for the actor and the public. At San Ferdinando he interpreted his works, but also staged texts by Neapolitan authors to recover the tradition and make it a “springboard” for a new theater.
He adopted popular speech, thus giving the Neapolitan the dignity of an official language, but he developed a theatrical language that went beyond Neapolitan and Italian to become a universal language. There is no doubt that Eduardo De Filippo’s action and work were decisive so that the “dialectal theater”, previously judged second-rate by critics, was finally considered an “art theater”.
Among the most significant works of this period deserve a particular mention millionaire Naples! (1945), These Ghosts! and Filumena Marturano (both from 1946), Mia famiglia (1953), Bene mio e core mio (1956), De Pretore Vincenzo (1957), Saturday, Sunday and Monday (1959) written especially for the actress Pupella Maggio in the role of protagonist.
The cinema

From 1932 Eduardo De Filippo also entered the world of the big screen, both as an actor and as a director (and occasionally also as a screenwriter): his debut on the set took place with Mario Bonnard’s Three Men in Frak (1932). Eduardo was hired together with his brother Peppino by Giuseppe Amato who had seen them acting at the Kursaal Theater in Naples. The film featured the famous singer Tito Schipa to whom the two brothers act as shoulder. Eduardo’s first direction was in the film, which he also starred in. A 1940 star fell in the countryside.
Friend and collaborator of Vittorio De Sica, for Vittorio he invented some funny characters in some films (Tempi nostra – Zibaldone n.2 and L’oro di Napoli) and took care of the screenplay of Italian Wedding (1964), remake of Filumena Marturano , a film directed by Eduardo in 1951 with him and his sister Titina starring. In 1950 he directed and played millionaire with Totò Napoli !.
After the direction of Spara forte, stronger … I don’t understand! of 1966 Eduardo left the cinema to devote himself to TV, for which he re-presented his comedies for the following decade and, in 1984, the year of his death, he played his last role: the old master in the heart, directed by Luigi Comencini and taken from the book by Edmondo De Amicis.
Private life
Eduardo’s private life, frenetic and confused in the pre-war period, instead found peace and serenity in the years of old age.
There were three important and extraordinary women in her life: Dorothy Pennington (a young and educated American who she married in 1928; the marriage was canceled in 1952 by a sentence of the court of the Republic of San Marino, then validated also by that of Naples in 1955 ), Thea Prandi (mother of her children Luisa and Luca, married on January 2, 1956) and, finally, Isabella Quarantotti, writer and screenwriter whom she married on February 4, 1977.
In the course of a few years he endured serious family bereavements: first the death of his daughter Luisella, which occurred on January 5, 1960, then that of his wife (from which he had also separated the year before), on June 9, 1961 and finally his death (1963 ) of Titina, her sister who has always been the “needle of the balance” between the strong personalities of Eduardo and Peppino. Also on the occasion of Titina’s death in 1963, Eduardo and Peppino had quarreled heatedly, before his deceased sister and her astonished family members, about the burial site. From 1970 and until his death, he used to spend weekends and summer months in the villa of Colle Ottone Alto in Velletri, purchased in the 70s by the actress Andreina Pagnani and then became the home of Angelica Ippolito and Gian Maria Volonté. During those stays, film and theater actors took turns in the countryside.
On March 4, 1974, following an illness during a stage performance, a pacemaker was applied; however, on March 27 he was back on stage.
He died on October 31, 1984 and was buried at the Verano Cemetery in Rome.

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