POSTE VATICANE 5^ EMISSIONE DEL 22 FEBBRAIO 2021 DI UN FOGLIETTO CON UN FRANCOBOLLO RELATIVO AL 150° ANNIVERSARIO DELLA PROCLAMAZIONE DI SAN GIUSEPPE QUALE PATRONO DELLA CHIESA UNIVERSALE

L’8 dicembre 2020 papa Francesco ha indetto l’anno di San Giuseppe, che si concluderà l’8 dicembre del 2021. Con questo particolare giubileo, il Santo Padre vuole celebrare il 150° anniversario della proclamazione di San Giuseppe a Patrono della Chiesa universale e far crescere “l’amore verso questo grande Santo, per essere spinti a im-plorare la sua intercessione e per imitare le sue virtù e il suo slancio” (Lettera Apostolica, Patris Corde). Anche la filatelia vaticana desidera umilmente contribuire alla realizzazione di questo scopo, con un fo-glietto filatelico che riproduce il mosaico di San Giuseppe patrono della Chiesa, custodito nella cappella delle Reliquie della Basilica Vaticana. Il mosaico, che riporta la data del 1892 è stato realizzato dal maestro mosaicista F.L. Campanili su disegno del pittore F. Grandi.

  • data: 22 febbraio 2021
  • valori facciali: € 3,00
  • stamperia: Cartor (Francia)
  • Stampa: offset 4 colori + oro a caldo
  • dimensioni francobollo: 33 x 45 mm
  • dimensione foglietto: 84 x 130 mm
  • dentellatura: 14 x 13 ¾
  • num. catalogoMichel______ YT _______ UNIF ________

Se sei interessato all’acquisto di questo foglietto lo puoi acquistare al prezzo di € 6.00 inviandomi una richiesta alla mia email:  [email protected]

San Giuseppe  secondo il Nuovo Testamento è lo sposo di Maria e il padre putativo di Gesù; è definito come uomo giusto. Venerato come santo dalla Chiesa cattolica e dalla Chiesa ortodossa, fu dichiarato patrono della Chiesa cattolica dal beato Pio IX l’8 dicembre 1870. San Giuseppe, Maria e Gesù bambino sono anche collettivamente riconosciuti come la Sacra Famiglia.

Padre putativo

I Vangeli e la dottrina cristiana affermano che il vero padre di Gesù è Dio: Maria lo concepì miracolosamente per intervento dello Spirito Santo, senza aver avuto unione di carne con il suo promesso sposo Giuseppe, che inizialmente intenzionato a ripudiarla in segreto, fu messo al corrente di quanto era accaduto da un angelo apparsogli in sogno e accettò di sposarla e di riconoscere legalmente Gesù come proprio figlio. Perciò la tradizione lo chiama “padre putativo” di Gesù (dal latino puto, “credo”), cioè colui “che era creduto” suo padre (sulla scorta di Luca 3,23).

Professione

In Matteo 13,55 la professione di Giuseppe viene nominata quando si dice che Gesù era figlio di un téktón. Il termine greco téktón è stato interpretato in vari modi. Si tratta di un titolo generico, che non si limitava a indicare i semplici lavori di un falegname, ma veniva usato per operatori impegnati in attività economiche legate all’edilizia, in cui si esercitava piuttosto un mestiere con materiale pesante, che manteneva la durezza anche durante la lavorazione, per esempio legno o pietra. Accanto alla traduzione – accettata dalla maggior parte dagli studiosi – di téktón come carpentiere, alcuni hanno voluto accostare quella di scalpellino. Qualche studioso ha ipotizzato che non avesse una semplice bottega artigiana, ma un’attività imprenditoriale legata alle costruzioni, dunque in senso stretto non doveva appartenere a una famiglia povera. Secondo alcuni vangeli apocrifi Maria sarebbe stata figlia di Anna e del ricco Gioacchino; questa interpretazione sulla professione imprenditoriale di Giuseppe meglio si concilia con la condizione economica benestante della sua promessa sposa (rispetto ad avere due genitori di Gesù entrambi discendenti di re Davide, ma con Giuseppe di modeste origini). Tra gli ebrei dell’epoca, i bambini a cinque anni incominciavano l’istruzione religiosa e l’apprendimento del mestiere del padre, quindi è ipotizzabile che Gesù a propria volta praticò in gioventù il mestiere di falegname. Il primo evangelista a usare questo titolo per Gesù è stato Marco che definisce Gesù un téktón in occasione di una visita a Nazaret, osservando che i concittadini ironicamente si chiedono: “Non è costui il téktón, il figlio di Maria?”. Matteo riprende il racconto di Marco, ma con una variante: “Non è egli (Gesù) il figlio del téktón?”. Com’è evidente, qui è Giuseppe a essere iscritto a questa professione. Nei tempi antichi, i Padri latini della Chiesa hanno però tradotto il termine greco di téktón con falegname, dimenticando forse che nella Israele di allora il legno non serviva soltanto per approntare aratri e mobili vari, ma veniva usato come materiale per costruire case e qualsiasi edificio. Infatti, oltre ai serramenti in legno, i tetti a terrazza delle case israelite erano allestiti con travi connesse tra loro con rami, argilla, fango e terra pressata, tant’è vero che il Salmo 129 descrive come sui tetti crescesse l’erba. Secondo i Vangeli, Giuseppe esercitò la sua professione a Nazaret, dove viveva con la famiglia. Potrebbe avere lavorato per qualche tempo anche a Cafarnao; a sostegno di questa ipotesi viene citato un passo del Vangelo secondo Giovanni, in cui Gesù predica nella sinagoga di Cafarnao e i suoi oppositori dicono di lui che è il figlio di Giuseppe (Gv6,41-59), cosa che dimostrerebbe che essi conoscevano Giuseppe. Alcuni studiosi ipotizzano che potrebbe avere lavorato per un certo periodo, probabilmente insieme con Gesù, anche a Zippori, importante città situata a pochi chilometri da Nazaret..

Origini e sposalizio con Maria

Le notizie dei Vangeli canonici su san Giuseppe sono molto scarne. Parlano di lui Matteo e Luca: essi ci dicono che Giuseppe era un discendente del re Davide e abitava nella piccola città di Nazaret. Le versioni dei due evangelisti divergono nell’elencare la genealogia di Gesù, compreso chi fosse il padre di Giuseppe:

Luca 3,23-38: Gesù quando incominciò il suo ministero aveva circa trent’anni ed era figlio, come si credeva, di Giuseppe, figlio di Eli

Matteo 1,1-16: Giacobbe generò Giuseppe, lo sposo di Maria, dalla quale è nato Gesù chiamato Cristo.

Secondo la tradizione dei Vangeli apocrifi, in particolar modo il Protovangelo di Giacomo (II secolo) Giuseppe, discendente dalla famiglia di David e originario di Betlemme, prima del matrimonio con Maria si sposò con una donna che gli diede sei figli, quattro maschi (Giuda, Giuseppe, Giacomo e Simeone) e due femmine (Lisia e Lidia). Rimase però ben presto vedovo e con i figli a carico. Gli apocrifi cercavano in tal modo di giustificare la presenza di fratelli di Gesù nei Vangeli. La Chiesa ortodossa accoglie questa tradizione (come ben mostrato nei mosaici della chiesa di San Salvatore in Chora, a Costantinopoli), mentre la Chiesa cattolica rifiuta questa interpretazione e sostiene che si trattasse di cugini o altri parenti stretti (in greco antico vi sono due termini distinti: adelfòi, fratelli, e sìnghnetoi, cugini, ma in ebraico e in aramaico una sola parola, ah, è usata per indicare sia fratelli sia cugini.)

Seguendo ancora la tradizione apocrifa, Giuseppe, già in età avanzata, si unì ad altri celibi della Palestina, tutti discendenti di Davide, richiamati da alcuni banditori provenienti da Gerusalemme. Il sacerdote Zaccaria aveva infatti ordinato che fossero convocati tutti i figli di stirpe reale per sposare la giovane Maria, futura madre di Gesù, allora dodicenne, che era vissuta per nove anni nel tempio. Per indicazione divina, questi celibi avrebbero condotto all’altare il loro bastone, Dio stesso ne avrebbe poi fatto fiorire uno, scegliendo così il prescelto.

Zaccaria entrato nel tempio chiese responso nella preghiera, poi restituì i bastoni ai legittimi proprietari: l’ultimo era quello di Giuseppe, era in fiore e da esso uscì una colomba che si pose sul suo capo. Giuseppe si schermì facendo presente la differenza d’età, ma il sacerdote lo ammonì a non disubbidire alla volontà di Dio. Allora questi, pieno di timore, prese Maria in custodia nella propria casa.

L’entrata in Cielo di Giuseppe

Grandi santi e teologi si sono mostrati convinti che Giuseppe sia stato assunto in Cielo al tempo della Risurrezione di Cristo. Così Francesco di Sales in un suo sermone:

«Non dobbiamo per nulla dubitare che questo santo glorioso abbia un enorme credito nel Cielo, presso Colui che l’ha favorito a tal punto da elevarlo accanto a Sé in corpo e anima. Cosa che è confermata dal fatto che non abbiamo reliquie del suo corpo sulla terra. Così che mi sembra che nessuno possa dubitare di questa verità. Come avrebbe potuto rifiutare questa grazia a Giuseppe, Colui che gli era stato obbediente tutto il tempo della sua vita?»

A tal proposito, papa Giovanni XXIII – nel maggio del 1960, in occasione dell’omelia per la canonizzazione di Gregorio Barbarigo – ha mostrato la sua prudente adesione a quest’antica «pia credenza» secondo cui Giuseppe, come anche Giovanni Battista, sarebbe risorto in corpo e anima e salito con Gesù in Cielo all’Ascensione. Il riferimento biblico sarebbe in Matteo 27,52 «…e i sepolcri si aprirono e molti corpi di santi morti risuscitarono. E, uscendo dai sepolcri, entrarono nella Città santa e apparvero a molti…»

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