POSTE VATICANE 19^ EMISSIONE del 16 novembre 2022 di un francobollo dedicato al III Centenario della proclamazione di Sant’Isidoro di Siviglia a Dottore della Chiesa


POSTE VATICANE 19^ EMISSIONE del 16 novembre 2022 di un francobollo dedicato al III Centenario della proclamazione di Sant’Isidoro di Siviglia a Dottore della Chiesa dal valore di €1.25

III CENTENARIO DELLA PROCLAMAZIONE DI SANT’ISIDORO DI SIVIGLIA A DOTTORE DELLA CHIESA

Celebriamo quest’anno il III centenario della Proclamazione a Dottore della Chiesa di Sant’Isidoro di Siviglia, vescovo e teologo spagnolo vissuto tra il 560 e il 636. Acclamato col titolo di Doctor Egregius già pochi anni dopo la sua morte in virtù della sua profonda sapienza, a cui univa carità e umiltà, gli fu conferito l’autorevole riconoscimento di Doctor Ecclesiae Universalis da Innocenzo XIII nel 1722. Al genio di Sant’Isidoro, si deve la prima vera Enciclopedia, conosciuta con il nome di “Etymologiae», che in venti libri racchiude tutto il sapere dell’epoca. L’opera conobbe una straordinaria popolarità in tutto il Medioevo, grazie alla semplice ed efficace esposizione e divenne presto una vera e propria fonte di conoscenza per chiunque volesse attingerne informazioni. Il francobollo vaticano dedicato all’anniversario riproduce il dipinto a olio su tela raffigurante il Santo, realizzato da Bartolomé Esteban Murillo nel 1655 e conservato presso la Cattedrale di Siviglia.

  • Valore facciale: € 1,25
  • Formato: 30 x 40 mm
  • Dentellatura: 13 ¼ x 13
  • Foglio da: 10 esemplari
  • Dimensione: 174 x 104 mm
  • Stampa: Offset 4 colori
  • Stamperia: Cartor (Francia)
  • Prezzo della serie : Euro 1,25
  • Tiratura: 80.000 serie

Isidoro di Siviglia; Cartagena, 560 circa – Siviglia, 4 aprile 636) è stato un teologo, scrittore e arcivescovo spagnolo, nonché una delle figure più rilevanti di tutta la cultura medievale. Dottore della Chiesa, è venerato come santo dalla Chiesa cattolica.

Statua del Santo

Biografia

Testimonianze dei contemporanei

Sebbene abbia ricoperto un ruolo centrale nelle vicende a lui contemporanee, ispirando e dirigendo importanti concili e collaborando da vicino con i re di Toledo, e sebbene abbia goduto di grande fama in virtù della sua vastissima erudizione e del suo impegno nella diffusione della cultura, nessuno dei suoi contemporanei lo ha onorato di una biografia. La prima testimonianza che possediamo su di lui è una notizia redatta da un diacono di nome Redempto, che descrisse in forma di epistola e con tratti agiografici piuttosto marcati i suoi ultimi momenti di vita. Il racconto si serve dei motivi tradizionali delle descrizioni delle morti edificanti, mettendo in luce la preoccupazione del morente per la propria vita spirituale, l’apprensione per il suo ruolo educativo e sociale, e l’importanza della penitenza e della preghiera.

Una seconda testimonianza giunge dal discepolo più fedele di Isidoro, Braulione di Saragozza, autore della Renotatio librorum domini Isidori, un elenco delle opere isidoriane utile oggi per stabilirne la cronologia. Scrive Braulione su Isidoro: “Isidoro, uomo eccellente, vescovo della Chiesa di Spagna, successore e fratello del vescovo Leandro, fu attivo al tempo dell’imperatore Maurizio e del re Reccaredo […]. Fu un uomo ben formato in ogni genere di locuzione, in grado di adattare bene il suo linguaggio sia agli illetterati sia ai dotti, illustre per un’eloquenza incomparabile”. Simili informazioni sono riportate nel De viris illustribus di Ildefonso di Toledo: “Isidoro di Siviglia ebbe il seggio episcopale della provincia della Betica dopo il fratello Leandro. Uomo illustre tanto per virtù quanto per ingegno, eccelse per la sua eloquenza, caratterizzata da un’intensità fluente e abbondante, così piacevole che la stupefacente ricchezza delle sue parole suscitava un tale stupore in coloro che lo ascoltavano da impedire a chi le avesse sentite di ricordarle, se non ripetute più volte. […] Fu attivo ai tempi dei re Reccaredo, Liuva, Vitterico, Gundemaro, Sisebuto, Suintila e Sisenando, e ricoprì per circa quarant’anni la carica di pontefice, mantenendo l’insigne gloria e dignità della santa dottrina”.

Il periodo precedente all’episcopato

Tutte le informazioni cronologicamente vicine all’autore riguardano il periodo successivo al 601, anno in cui Isidoro subentrò al fratello primogenito, Leandro, nella sede metropolitana di Siviglia. Del periodo precedente all’episcopato si conoscono soltanto dettagli sfumati, deducibili soprattutto da riferimenti compiuti da Leandro all’interno dei suoi scritti: la sua famiglia, di nobile estrazione ispano-romana e di religione cattolica, fu espulsa da Cartagena, dove dimorava, ad opera dei comandanti goti, probabilmente perché accusata, come molti nobili e latifondisti dell’epoca, di complicità con i nemici bizantini. Il padre Severiano, allora, insieme alla moglie, di cui non si conosce il nome, e ai tre figli Leandro, Fulgenzio (poi vescovo di Astigì) e Fiorentina (poi monaca), riparò nella Betica, e scelse Siviglia dove, intorno al 560, nacque Isidoro. I genitori morirono precocemente, a breve distanza l’uno dall’altro, e Isidoro fu cresciuto ed educato da Leandro, come mostra l’epilogo del De institutione virginum et contemptu mundi, indirizzato da Leandro alla sorella Fiorentina: “Da ultimo ti chiedo, mia carissima sorella, di ricordarmi nelle tue preghiere, e di non dimenticare il nostro fratellino Isidoro; come quando i nostri genitori lo lasciarono sotto la protezione di Dio e dei suoi tre fratelli viventi, tranquilli e incuranti della sua infanzia, riposarono nel Signore; come io lo considero davvero come un figlio, e non antepongo all’affetto che gli devo nessuna occupazione terrena, e mi dedico totalmente all’amore per lui, così tu amalo e prega Gesù per lui […]”. Leandro, esiliato dal re ariano Leovigildo per aver contribuito alla conversione al cattolicesimo del principe Ermenegildo, intorno al 580-582 si recò a Costantinopoli, dove conobbe il futuro Gregorio Magno. Tornato a Siviglia nel 586 dopo la morte di Leovigildo, operò per la conversione del figlio e successore Reccaredo: essa, ratificata ufficialmente nel III Concilio di Toledo del 589, coinvolse tutto il popolo visigoto.

L’episcopato

Alla morte di Leandro subentrò Isidoro, che rimase in carica sino al 4 aprile 636. Da arcivescovo, Isidoro presiedette il secondo concilio provinciale di Siviglia (tenuto nel 619, in cui si trattò delle circoscrizioni ecclesiastiche e della disciplina dei sacramenti), il terzo concilio provinciale di Siviglia (nel 624, in cui si affrontò un conflitto con la sede vescovile di Astigì) e il quarto concilio nazionale di Toledo (avvenuto nel 633, in cui fu redatto un simbolo di fede che esprime con chiarezza la teologia trinitaria e cristologica di Isidoro).Isidoro visse in un’epoca di essenziale trapasso ed ebbe il merito di interpretarla. Al suo tempo i Visigoti si erano ormai stabilmente assestati nella parte sud orientale della Spagna, e la loro convivenza con gli ispano-romani iniziava a procedere senza contrasti. Leovigildo (567-586), estendendo il suo dominio in Galizia e sconfiggendo i Franchi, aveva assicurato al regno una stabilità territoriale, ed il figlio, Reccaredo (586-601), aveva poi spinto per una pacificazione e unificazione sul versante religioso, con la già citata conversione del 587, accolta da Leandro con queste significative parole: “La casa che lottava, divisa, per la distruzione, si riunisce ora grazie alla pietra d’angolo, Cristo. […] Resta solo, a tutti noi che abbiamo costruito un unico regno, di presentarci davanti al Signore con le nostre preghiere, per chiedere la stabilità di questo regno terrestre e la felicità nel Regno dei Cieli”. Dopo la morte di Reccaredo salì al trono, Liuva (601-603), suo figlio e nipote di Leovigildo, ma senza elezione, e per questo il suo potere ebbe vita breve. Nel 603 il regno passò infatti nelle mani di Vitterico (603-610), che combatté con scarso esito contro i Bizantini e si trovò coinvolto in contrasti con i Franchi. A lui seguì Gundemaro (610-612) che, come Reccaredo, governò con l’appoggio delle gerarchie ecclesiastiche, ma il sovrano che più di tutti collaborò con l’episcopato fu Sisebuto (612-621). Egli promosse vigorosamente la causa cattolica, costringendo con la violenza le comunità giudaiche alla conversione. Isidoro, sebbene fosse parimenti impegnato nella diffusione del cattolicesimo, disapprovò i suoi metodi repressivi, ritenendo che la fede dovesse essere proposta, non imposta. Il suo successore fu Suintila (621-631), definito da Isidoro come un sovrano affabile e saggio: egli si diede da fare per tutelare i gruppi sociali più oppressi e attaccò duramente la nobiltà e le gerarchie ecclesiastiche, guadagnandosi così la loro ostilità. L’ultimo sovrano di cui Isidoro poté vedere l’operato fu Sisenando (631-636), che al contrario di Suintila cercò l’appoggio degli alti ecclesiastici. Sotto il suo regno si tenne il già citato quarto concilio di Toledo, durante il quale egli intervenne personalmente chiedendo di “preservare i diritti della Chiesa e correggere gli errori commessi per negligenza […]”.

Le opere

Introduzione alle opere

Arcivescovo molto alacre e apprezzato, Isidoro è divenuto noto ai posteri sia grazie al suo zelo episcopale, sia grazie alla sua incontenibile fertilità di scrittore. Una leggenda racconta che, quando era bambino, addormentatosi nel giardino di casa, sia stato circondato da uno sciame d’api, che ha depositato un nido proprio sulla sua bocca. Questo racconto ha un’importanza centrale nella considerazione dell’attività scrittoria di Isidoro: l’immagine delle api e del miele ha infatti sin dall’antichità classica una valenza simbolica, indica un legame privilegiato tra lo scrittore e le Muse e lascia presagire una florida fortuna compositiva.

La produzione di Isidoro è sempre legata a circostanze contingenti, risponde a necessità ed esigenze concrete dell’epoca: in quanto vescovo di una delle più antiche e prestigiose sedi peninsulari, egli è consapevole delle proprie responsabilità pastorali, e tenta di affrontare tutte le questioni più sentite. Tale attitudine è efficacemente descritta da Francesco Trisoglio: “fede e cultura si compenetrarono nel suo animo in un felicissimo rigoglio; si fecondarono a vicenda per innalzare lo spirito della società dalle bassure della volgarità e dell’ignoranza verso quelle zone nelle quali spazia l’intelletto umano. Spirito acutamente e tenacemente analitico di fronte alle singole cose, era anche aperto ad accoglierle nella loro totalità globale. Di ogni conoscenza provò vivo l’interesse, di tutte avvertì l’intrinseca nobiltà. Percepì che l’intelligenza è per sua natura chiamata a campi sempre nuovi […]”. Isidoro fu insomma un autore poliedrico, e ciò è testimoniato dalla sua produzione letteraria, varia e complessa (articolo parzialmente estrapolato dal sito Wikipedia).

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