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POSTE ITALIANE 81^ EMISSIONE DEL 21 NOVEMBRE 2020 DI UN FRANCOBOLLO dedicato alla statua della Vittoria alata

POSTE ITALIANE 81^ EMISSIONE DEL 21 NOVEMBRE 2020 DI UN FRANCOBOLLO DEDICATO ALLA STATUA DELLA VITTORIA ALATA

Il Ministero dello Sviluppo con le Poste Italiane emette il 21 novembre 2020 un francobollo ordinario appartenente alla serie tematica “il Patrimonio artistico e culturale italiano” dedicato alla statua della Vittoria alata, relativo al valore della tariffa B, corrispondente ad €1.10.

  • data: 21 novembre 2020
  • dentellatura: 9
  • stampa: rotocalcografia
  • tipo di carta: carta bianca, patinata neutra, autoadesiva, non fluorescente
  • stampato: I.P.Z.S. Roma
  • tiratura: 300.000
  • dimensioni: 40 x 48 mm
  • valore: B = €1.10
  • bozzettista: Tassinari Vetta
  • num. catalogo: Michel______ YT _______ UNIF ________
  • La vignetta: La vignetta raffigura, in grafica stilizzata, la statua della Vittoria alata, una scultura in bronzo del I secolo d.C. conservata nel Capitolium di Brescia. Completano il francobollo la leggenda “VITTORIA ALATA” E “BRESCIA 2020” la scritta “Italia” e l’indicazione tariffaria “B”.

Se sei interessato all’acquisto di questo francobollo lo puoi acquistare al prezzo di € 1.50 inviandomi una richiesta alla email: [email protected]

La Vittoria alata di Brescia è una statua in bronzo del I secolo, conservata nel Museo di Santa Giulia a Brescia. Scoperta nel 1826 assieme agli altri bronzi romani nei pressi del Capitolium, è uno dei simboli della città di Brescia.

Storia e descrizione

Creduta in origine un’opera ellenistica eseguita verso la metà del III secolo a.C. da un maestro greco e poi rielaborata in età romana imperiale, in base agli studi condotti all’inizio del XIX secolo la statua fu riconosciuta come un pastiche creato in età romana, probabilmente dopo il 69 d.C., sulla base di una fusione ellenistica precedente. L’originale fu probabilmente realizzato a Rodi o Alessandria d’Egitto attorno al 250 a.C. e rappresentava una Afrodite che si specchiava nello scudo di Ares, sostenuto da entrambe le mani senza entrare in contatto con la gamba. Il modello di riferimento è da identificare nell’Afrodite Urania del “tipo Cirene”, ossia con la dea concepita in quella determinata variazione di atteggiamento che si ritrova nella statua omonima rinvenuta a Cirene. Altri dettagli, quali la torsione del busto e l’andamento delle braccia sono egualmente mutuati da opere greche del V-VI secolo a.C.. La figura veste un chitone fermato sulle spalle e un himation che ne avvolge gli arti inferiori. La gamba sinistra risulta lievemente sollevata poiché si ritiene che il piede poggiasse sull’elmo di Marte; a compimento dell’opera, sul capo fu posta un’agemina d’argento e rame a cingerne i capelli. Dopo secoli di oblio, l’opera fu rinvenuta la sera del 20 luglio 1826, in parte smontata e accuratamente nascosta nell’intercapedine occidentale del Capitolium tra il tempio e il Cidneo, assieme a moltissimi altri pezzi bronzei tra cui la famosa serie di ritratti, probabilmente per far sì che durante le invasioni delle genti barbariche (Goti e Unni) non venisse fusa al fine di ricavarne delle armi. Questo spiega l’eccezionale stato di conservazione.

Con l’avvento della prima guerra mondiale la Vittoria, così come numerose altre opere del patrimonio artistico e culturale, fu trasferita a Roma su ordine del governo affinché, a titolo cautelativo, fossero preservate lontano dalle linee del fronte. Terminato il conflitto, il senatore Pompeo Gherardo Molmenti fu designato sottosegretario per le antichità e le belle arti con l’incarico di vegliare e assicurare che i capolavori richiamati a Roma tornassero nelle rispettive sedi d’origine; Molmenti in persona si fece carico del trasporto e del rientro della Vittoria a Brescia, avvenuto con una celebrazione solenne nel mese di aprile del 1920.

Prima ipotesi

La statua fu probabilmente trasportata a Roma per volontà di Augusto dopo la morte di Cleopatra nel 29 a.C. e quindi da lui donata direttamente a Brixia in segno di benevolenza politica, forse in occasione del conferimento alla città del titolo di Colonia Augusta. L’opera, infine, venne forse trasformata in Nike dopo la seconda battaglia di Bedriaco che segnò l’affermazione di Marco Antonio Primo, luogotenente di Vespasiano, su Vitellio. Fu proprio Vespasiano, dopo la battaglia che gli consentì la salita al trono, a volere il monumentale rifacimento del foro romano di Brescia e del tempio capitolino della città, e probabilmente la rielaborazione della statua da Afrodite a Vittoria è da collocare in questa occasione. L’atteggiamento della dea mutò quindi, dalla vanità dello specchiarsi, all’atto di scrivere con uno stilo un’iscrizione dedicatoria sullo scudo di Ares, perduto, mentre sulla schiena le furono montante due grandi ali piumate. Nel frattempo, la Vittoria fu sottoposta ad interventi conservativi nel corso degli anni trenta dell’Ottocento, coordinati dall’archeologo Giovanni Labus, e parimenti verso la fine degli anni quaranta del Novecento a cura dell’Istituto centrale per il restauro.

Studi successivi

La precedente ipotesi, rimasta a lungo quella predominante, s’affievolì in seguito ad ulteriori indagini eseguite mediante XRF. Gli esami rivelarono la mancanza di significative difformità tra le ali ed il corpo della statua, pertanto, tale omogeneità rese verosimile ricondurre l’opera ad un unico processo costruttivo. La scultura fu oggetto d’analisi e studio, a cura di Edilberto Formigli e Andrea Salcuni, nell’ambito di un progetto di ricerca dell’Istituto di scienze archeologiche dell’Università Goethe di Francoforte. Nel luglio del 2018  l’opera fu affidata agli esperti dell’Opificio delle pietre dure, coadiuvati da specialisti incaricati dell’Università degli Studi di Roma “La Sapienza, affinché la sottoponessero ad un restauro.

Presso il Capitolium è stata realizzata una struttura – progettata dall’architetto spagnolo Juan Navarro Baldeweg che ne ha altresì ridisegnato l’allestimento – atta ad accogliere il monumento, corredata d’un nuovo basamento antisismico.

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