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POSTE ITALIANE 53^ emissione del 22 Ottobre 2019 di un francobollo dedicato all’Istituto degli innocenti, nel VI centenario della fondazione

Posted By thecollectibles on Ott 23, 2019 | 0 comments


POSTE ITALIANE 53^ emissione del 22 Ottobre 2019 di un francobollo dedicato all’Istituto degli innocenti, nel VI centenario della fondazione

Il Ministero dello Sviluppo ha emesso il 22 ottobre 2019 un francobollo ordinario appartenente alla serie tematica “il Senso civico” dedicato all’Istituto degli Innocenti, nel VI centenario della fondazione, relativo al valore della tariffa B, corrispondente ad €1.10.

  • data / date 22 Ottobre 2019
  • dentellatura / serration 11
  • stampa / printing fustellatura/rotocalco
  • tipo di carta / paper type bianca patinata neutra
  • stampato / printed I.P.Z.S. Roma
  • tiratura / edition 500.000
  • fogli / sheet 45
  • dimensioni / dimension 40 x 30 mm
  • costo / price B = € 1,10
  • bozzettista/ designer Rita Fantini

L’Istituto degli Innocenti (già Spedale degli Innocenti) è un edificio che si trova in piazza Santissima Annunziata a Firenze.

Lo Spedale nasce grazie ad un lascito di mille fiorini da parte del mercante pratese Francesco Datini all’Ospedale di Santa Maria Nova per creare un luogo di accoglienza per l’infanzia abbandonata. Il termine “spedale” deriva dall’antico dialetto fiorentino, mentre il nome sarebbe da intendersi come “ospedale dei bambini abbandonati”, in riferimento all’episodio biblico della strage degli innocenti.

È stato il primo brefotrofio specializzato d’Europa e una delle prime architetture rinascimentali al mondo, forse la prima in assoluto, ed è basato su progetto iniziale di Filippo Brunelleschi. Ospita a tutt’oggi due asili nido, una scuola materna, tre case famiglia destinate all’accoglienza di bambini in affido familiare e madri in difficoltà.

Storia

L’edificio è una delle opere più significative della Firenze quattrocentesca, sia nel suo aprire l’età del Rinascimento cittadino in architettura, sia nel suo essere simbolo alto e tangibile di una civiltà che, nell’ambito della sua attenzione alle opere di pubblica utilità, cercò di rispondere in modo moderno ed efficace al problema del ricovero, della cura e dell’istruzione dei fanciulli abbandonati. Enorme è la ricchezza degli studi che sono stati dedicati al complesso e la molteplicità degli ambienti e spazi interni, modificati e ampliati nel corso dei secoli e specialmente tra Settecento e Ottocento.

Il loggiato, in particolare, è opera di Filippo Brunelleschi, avviata nel 1419 a cura dell’Arte di Por Santa Maria individuata come garante del lascito di Francesco Datini per la costruzione e patrona. Nel gennaio del 1421 veniva innalzata la prima colonna del portico, rifacendosi dalla zona verso la chiesa. Sotto la direzione dell’architetto si costruirono entro il 1427 il portico, i due corpi di fabbrica a esso perpendicolari (a sinistra la chiesa e a destra il dormitorio dei fanciulli) e separati dal cortile d’ingresso (chiostro degli Uomini). Dopo un periodo di interruzione, i lavori ripresero nel 1436 sotto la direzione di Francesco della Luna, che inizialmente operò nella zona oltre il dormitorio dei fanciulli.

Nel 1436 lo stesso Francesco della Luna, dopo aver già aggiunto al portico di facciata una campata cieca sulla destra, soprelevò con un piano finestrato il portico per ottenere una vasta sala coperta, sempre da destinarsi al soggiorno dei fanciulli: così facendo, reinterpretò il progetto di Brunelleschi, che prevedeva il loggiato coperto da una semplice tettoia a spiovente, ai lati della quale si disponevano i due volumi equivalenti della chiesa e del dormitorio, che superavano in facciata l’altezza del portico e ne sporgevano con tutto il colmo triangolare del tetto.

Il 25 gennaio 1445 l’ospedale fu inaugurato; dell’11 aprile 1451 è invece la consacrazione della chiesa.

Nel 1845 l’architetto Leopoldo Pasqui avviò un restauro, nell’ambito del quale furono consolidate e sostituite le colonne del porticato, lesionate dal terremoto del 1842. Sempre per quanto riguarda la storia delle trasformazioni, si ricorda il cantiere condotto dall’architetto Luigi Fusi, volto a una razionalizzazione di tutto il complesso che, venute meno le due ali su via dei Fibbiai e via degli Alfani cedute a Santa Maria Nuova, fu dotato di un attico sulla facciata rinascimentale, inaugurato nel 1895.

Agli anni tra il 1966 e il 1970 si data invece un complesso cantiere di restauro su progetto degli architetti Rodolfo Raspollini, Domenico Cardini e Guido Morozzi e con direzione dei lavori dell’architetto Domenico Cardini e dell’ingegnere Mario Focacci. Il fronte sulla piazza, compreso il loggiato, fu poi nuovamente restaurato nel 1994.

Il corpo di fabbrica che si estende al di sopra del portico accoglie la Galleria dello Spedale degli Innocenti, ora Museo degli Innocenti, in fase di ampliamento e riordino dal 2006. Il passaggio sulla volta di via della Colonna fu realizzato sotto il priorato di Vincenzo Maria Borghini.

Il complesso appare, nell’elenco redatto nel 1901 dalla Direzione Generale delle Antichità e Belle Arti, quale edificio monumentale da considerare patrimonio artistico nazionale.

Descrizione

Il portico

Il portico esterno fu sicuramente opera di Brunelleschi. Esso è lungo 71 metri e composto da nove campate con volte a vela e archi a tutto sesto poggianti su colonne in pietra serena. Rispetto alla piazza è rialzato da una gradinata ed alle estremità è affiancato da due corpi pieni, delimitati da paraste scanalate e con un portale ciascuno. La parte superiore è composta da una serie di finestre, sottolineate da una cornice marcapiano e con copertura a falda inclinata del tetto con grondaia sporgente.

La scelta dei materiali e del modulo

Una serie di elementi scelti per contenere i costi fu alla base di una delle più felici realizzazioni architettoniche, che ebbe uno straordinario influsso sull’architettura successiva, anche se reinterpretato in infiniti modi. Innanzitutto vennero scelti dei materiali a basso costo come la pietra serena, fino ad allora poco usata in architettura per via della sua fragilità agli agenti atmosferici, e l’intonaco bianco, che crearono quell’equilibrata accoppiata di grigio e bianco che divenne un tratto caratteristico dell’architettura fiorentina e rinascimentale in generale.

Gli elementi decorativi

La trabeazione ha delle semplici modanature digradanti e le colonne sono coronate da capitelli compositi con pulvino, secondo la tipologia preferita da Brunelleschi che si ispirò forse agli ornamenti romanici di San Pier Scheraggio o di Santi Apostoli. Anche l’uso dell’arco a tutto sesto venne ripreso dal passato recente dell’architettura cittadina, come la Loggia della Signoria, mentre le finestre con timpano triangolare assomigliano da vicino a quelle del Battistero di San Giovanni. Un altro elemento che divenne ricorrente nell’architettura di Brunelleschi furono gli oculi nei pennacchi tra arco e arco, come si trovano ad esempio nella Sagrestia Vecchia o nell’affresco della Trinità di Masaccio, il cui schema prospettico si sospetta che fosse stato fornito da Brunelleschi stesso. I rilievi in terracotta invetriata bianca e azzurra con i celebri putti non sono però coevi all’epoca di Filippo: vennero aggiunti solo nel 1487 da Andrea della Robbia, al posto probabilmente di incavi vuoti, su cui incedeva la penombra movimentando i volumi architettonici. I tondi attuali sono caratterizzati dalla presenza all’interno del tondo della figura di un neonato in fasce, divenuto poi il simbolo dello “Spedale” stesso.

I due tondi ai lati sono di imitazione, così come lo è l’ornamentazione laterale, riconducibile ad un intervento del 1845 condotto dall’architetto Leopoldo Pasqui.

Il piano superiore

Il piano superiore, che risale solo a dopo il 1435, è decorato solo dal marcadavanzale dove si trova una finestra rettangolare con timpano in corrispondenza di ciascun arco. Forse questo piano non faceva parte del progetto originale e senza di esso si sarebbero visti dalla piazza i corpi di fabbrica attorno al cortile, in perfetta convergenza prospettiva col loggiato.

Affreschi e busti del portico

Sotto il portico ci sono affreschi di Bernardino Poccetti (che aveva la residenza presso lo spedale e la bottega sull’angolo di via della Colonna), sia nella volta della campana mediana, sia nelle lunette alle estremità, in quest’ultimo caso di coronamento ai busti marmorei dei Granduchi Francesco e Ferdinando.

I chiostri

Gli spazi interni vennero razionalizzati con grande cura e furono da modello per tutte le costruzioni ospedaliere successive: un’area per uomini ed una per donne che erano indipendenti. Nel lungo chiostro delle donne Brunelleschi usò esili colonnine in stile ionico, lo stile “femminile” per eccellenza. Molti erano gli artifici e gli accorgimenti tecnici, come la presenza di cavature nelle colonne d’angolo che fungessero da grondaia.

La costruzione proseguì sotto la direzione di Francesco Della Luna, che si occupò degli spazi destinati alle donne, compreso il loro chiostro. L’ospedale fu consacrato l’11 aprile 1451 dal vescovo Sant’Antonino Pierozzi.

La chiesa

La chiesa dello spedale, alla quale si accede dal porticato quasi a fianco della ruota, fu intitolata a Santa Maria degli Innocenti. Fu rimodernata internamente nel 1786 da Bernardo Fallani e da Sante Pacini, che affrescò la volta con Mosè salvato dalle acque.

L’altare maggiore, proveniente dalla distrutta chiesa di San Pier Maggiore, fu realizzato nel Seicento in pietre dure, ed è ornato da un’Annunciazione di Mariotto Albertinelli e di Giovanni Antonio Sogliani. L’altare è inquadrato da un arco con due colonne e una balaustrata in marmo. Ai lati ci sono due cantorie; l’organo di quella di sinistra è coperto da un velario con Rachele che piange i figli; su quello di destra Il sogno di Giuseppe, due pitture di Sante Pacini, il quale ha decorato anche il soffitto, mentre Giovacchino Masselli decorò le altre pareti.

Oltre al fonte battesimale della fine del Trecento o degli inizi del Quattrocento, la chiesa conserva anche una tela seicentesca di Matteo Rosselli, raffigurante la Vergine in gloria fra i Santi Martino e Gallo.

Il museo

L’idea di realizzare un Museo agli Innocenti nasce nel 1853 quando viene decisa la più cospicua dismissione di beni artistici nella storia dell’istituzione. Dopo quattro secoli di governo nel corso dei quali erano state raccolte centinaia di opere d’arte, il commissario Carlo Michelagnoli, nell’ambito di un piano di risanamento economico, si pone per la prima volta il problema della gestione di questo patrimonio. L’approccio pragmatico del commissario favorì la vendita delle opere considerate meno importanti che finirono così nelle mani di collezionisti e in prestigiose collezioni europee come quella del Victoria and Albert Museum di Londra. Nel 1890 viene documentata l’apertura del museo in tre sale al pianterreno nell’area dell’odierno Cortile delle donne. Il primo allestimento esponeva le sessantasette opere ritenute più prestigiose. Negli anni successivi il museo è stato ampliato ospitando altre opere come l’Adorazione dei Magi di Domenico Ghirlandaio che dalla sua realizzazione era sempre rimasta sull’altare maggiore della chiesa di Santa Maria degli Innocenti.

Un processo di crescita che comportò anche l’esposizione di manufatti legati alla storia dell’istituzione, tra cui materiali recenti come l’album fotografico realizzato dallo Stabilimento Brogi per presentare l’Ospedale all’Esposizione Universale di Parigi del 1900. Nel 1971 il museo fu spostato nella galleria soprastante il portico di facciata. Questo intervento nato sulla spinta dell’alluvione che pochi anni prima aveva lambito gli ambienti al piano terra che ospitavano l’esposizione ottocentesca. L’allestimento della nuova galleria si deve a Luciano Berti a cui va riconosciuto il merito di avere messo in sicurezza le opere esposte.

Importante testimonianza della vita all’interno dell’Istituto sono i segni di riconoscimento dei bambini: centoquaranta piccoli oggetti tra medagliette spezzate, chicchi di rosari, bottoni, pezzetti di stoffa, vetro colorato, rievocano la consuetudine da parte dei genitori di lasciare tra le fasce del proprio neonato destinato all’abbandono alcuni elementi che avrebbero permesso ai genitori di individuare e quindi riconoscere il proprio bambino a distanza di anni dall’abbandono.

La storia degli Innocenti viene inoltre ricordata anche nell’affresco di Bernardino Poccetti collocato nel refettorio delle bambine: l’opera raffigura la Strage degli Innocenti e scene della vita agli Innocenti.

Vita nello Spedale

L’Arte della Seta finanziava lo Spedale tramite il versamento obbligatorio di un contributo da parte dei suoi iscritti. Per la gestione era eletto uno “spedalingo”, affiancato da tre “operai”.

Inizialmente i fanciulli abbandonati potevano essere deposti in una pila, una sorta di conca simile a un’acquasantiera, situata sotto il porticato, sostituita successivamente da una “finestra ferrata”. Nel 1660 la finestrella attraverso la quale venivano introdotti i piccoli abbandonati venne spostata all’estrema sinistra. Le madri disperate potevano così appoggiare i loro figli (igittatelli), e suonare la campanella, facendoli entrare al riparo senza essere viste. Spesso lasciavano delle lettere o dei “segnali” di riconoscimento insieme ai neonati. Molto frequentemente si trattava di medaglie spezzate a metà, con le quali si sperava, presentando l’altra metà, di ottenere un ricongiungimento con i figli in tempi migliori. La notte del 3 giugno 1875 la ruota venne definitivamente murata.

Nel 1448, a tre anni dall’apertura, i registri riportano 260 piccoli ospiti; nel 1560 erano diventati 1320 e nel 1681 più di tremila. Per garantire un sufficiente allattamento, gli spedalinghi ricorrevano spesso alla prestazione di donne di campagna, che ricevevano i bambini in fasce in balia. Già nel1577 venne predisposto l’allattamento artificiale tramite l’acquisto di una vacca dalla Romagna, che produceva quattro fiaschi di latte al giorno, somministrato ai bambini tramite “certi bicchierini fatti apposta col pippio”.

I bambini potevano essere adottati, ma più di frequente venivano dati a famiglie affidatarie che li riconsegnavano all’età di sette anni. I maschi venivano istruiti con gli studi essenziali e poi erano mandati nelle botteghe a imparare un mestiere. Le femmine, invece, venivano spesso tenute nell’ospedale per curarne il funzionamento e per lavorare per l’Arte della Seta. Fino a 25 anni le ragazze vestivano di bianco, poi di azzurro e, al compiere dei 45, di nero.

Grande timore destavano le epidemie, che si cercava di evitare lavando i bambini con “aceti forti”. Nel 1756 fu effettuato nell’ospedale il primo esperimento in Italia di vaccinazione contro il vaiolo.

Uno spaccato della vita quotidiana nell’ospedale è testimoniato dall’affresco della Strage degli Innocenti di Bernardino Poccetti che in vecchiaia, dal 1610, si stabilì nell’ospedale con la moglie in cambio della decorazione ad affresco di alcuni locali.

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ITALIAN POSTE 53rd issue of 22 October 2019 of a stamp dedicated to the Institute of the Innocents, in the 6th centenary of the foundation

The Istituto degli Innocenti (formerly Spedale degli Innocenti) is a building located in Piazza Santissima Annunziata in Florence.

The Spedale was born thanks to a legacy of a thousand florins by the Prato merchant Francesco Datini at the Santa Maria Nova Hospital to create a shelter for abandoned children. The term “hospital” derives from the ancient Florentine dialect, while the name would be understood as “abandoned children ‘s hospital”, referring to the biblical episode of the massacre of the innocents.

It was the first specialized European childrens and one of the first Renaissance architecture in the world, perhaps the first ever, and is based on an initial project by Filippo Brunelleschi. It still hosts two nursery schools, a nursery school, three family houses for the care of children in foster care and mothers in difficulty.

History

The building is one of the most significant works of fifteenth-century Florence, both in its opening the age of the Renaissance city in architecture, and in its being a high and tangible symbol of a civilization which, in its attention to public utility works , tried to respond in a modern and effective way to the problem of shelter, care and education of abandoned children. The wealth of studies that have been dedicated to the complex and the multiplicity of interiors and spaces have been enormous and have been modified and expanded over the centuries and especially between the eighteenth and nineteenth centuries.

The loggia, in particular, is the work of Filippo Brunelleschi, started in 1419 by the Art of Por Santa Maria identified as guarantor of the legacy of Francesco Datini for the building and patron saint. In January 1421, the first column of the portico was raised from the area towards the church. Under the direction of the architect the portico was built by 1427, the two buildings perpendicular to it (to the left the church and to the right the dormitory of the children) and separated from the entrance courtyard (cloister of the Men). After a period of interruption, work resumed in 1436 under the direction of Francesco della Luna, who initially worked in the area beyond the dormitory of children.

In 1436 the same Francesco della Luna, after having already added a blind span on the right to the front porch, raised the porch with a windowed floor to obtain a vast covered hall, always to be used for the children ‘s stay: in doing so, he reinterpreted the project of Brunelleschi, who foresaw the open gallery covered by a simple sloping roof, to the sides of which the two equivalent volumes of the church and dormitory were arranged, which exceeded in the façade the height of the portico and protruded with all the triangular ridge of the roof .

On 25 January 1445 the hospital was inaugurated; of 11 April 1451 is instead the consecration of the church.

In 1845 the architect Leopoldo Pasqui started a restoration, in the framework of which the columns of the arcade were consolidated and replaced, damaged by the earthquake of 1842. Still with regard to the history of transformations, we recall the construction site led by the architect Luigi Fusi , aiming at a rationalization of the whole complex which, once the two wings on Via dei Fibbiai and Via degli Alfani sold to Santa Maria Nuova ceased, was equipped with an attic on the Renaissance façade, inaugurated in 1895.

In the years between 1966 and 1970, on the other hand, a complex restoration site was designed by architects Rodolfo Raspollini, Domenico Cardini and Guido Morozzi and directed the work of architect Domenico Cardini and engineer Mario Focacci. The front on the square, including the open gallery, was then restored again in 1994.

The body of the building that extends above the portico houses the Spedale degli Innocenti Gallery, now the Museo degli Innocenti, which has been expanded and reorganized since 2006. The passageway on the vault of Via della Colonna was built under the priorate of Vincenzo Maria Borghini.

The complex appears, in the list drawn up in 1901 by the General Directorate of Antiquities and Fine Arts, as a monumental building to be considered a national artistic heritage.

Description

The porch

The external portico was certainly the work of Brunelleschi. It is 71 meters long and consists of nine bays with ribbed vaults and round arches resting on columns in pietra serena. Compared to the square it is raised by a flight of steps and at the ends is flanked by two full bodies, delimited by fluted pilasters and with a portal each. The upper part is composed of a series of windows, underlined by a string-course frame and with a sloping roof covering with a protruding gutter.

The choice of materials and module

A series of elements chosen to contain costs was the basis of one of the happiest architectural achievements, which had an extraordinary influence on the subsequent architecture, even if reinterpreted in infinite ways. First of all low-cost materials were chosen, such as the pietra serena, which until then was little used in architecture due to its fragility to atmospheric agents, and the white plaster, which created that balanced combination of gray and white that became a characteristic feature of Florentine and Renaissance architecture in general.

The decorative elements

The entablature has simple sloping moldings and the columns are crowned with composite capitals with pulvino, according to the typology preferred by Brunelleschi who was perhaps inspired by the Romanesque ornaments of San Pier Scheraggio or Santi Apostoli. Even the use of the round arch was taken from the recent past of the city architecture, such as the Loggia della Signoria, while the windows with a triangular tympanum closely resemble those of the Baptistery of San Giovanni. Another element that became recurrent in Brunelleschi’s architecture were the oculi in the spandrels between the arch and arch, as found for example in the Old Sacristy or in the fresco of the Trinity by Masaccio, whose perspective is suspected to have been provided by Brunelleschi same. The reliefs in white and blue glazed terracotta with the famous putti are not contemporary with Filippo’s time: they were added only in 1487 by Andrea della Robbia, probably instead of empty recesses, on which the penumbra ran, enlivening the architectural volumes. The current rounds are characterized by the presence within the tondo of the figure of a newborn in swaddling clothes, which later became the symbol of the “Spedale” itself.

The two rounds on the sides are of imitation, as is the side ornamentation, attributable to an intervention of 1845 conducted by the architect Leopoldo Pasqui.

The upper floor

The upper floor, which dates only after 1435, is decorated only with the marcadavanzale where a rectangular window with a tympanum is located at each arch. Perhaps this plan was not part of the original project and without it the buildings around the courtyard would have been seen from the square, in perfect convergence perspective with the loggia.

Frescoes and portico busts

Under the portico there are frescoes by Bernardino Poccetti (who had residence at the hospital and the shop on the corner of Via della Colonna), both in the vault of the middle bell, and in the lunettes at the ends, in the latter case of crowning to the marble busts of the Grand Dukes Francesco and Ferdinando.

The cloisters

The interior spaces were rationalized with great care and were the model for all subsequent hospital buildings: an area for men and one for women who were independent. In the long cloister of Brunelleschi women he used slender columns in Ionic style, the “feminine” style par excellence. There were many artifices and technical devices, such as the presence of cavities in the corner columns that served as gutters.

Construction continued under the direction of Francesco Della Luna, who took care of the spaces for women, including their cloister. The hospital was consecrated on 11 April 1451 by the bishop Sant’Antonino Pierozzi.

The church

The church of the hospital, which is accessed from the arcade almost next to the wheel, was dedicated to Santa Maria degli Innocenti. It was renovated internally in 1786 by Bernardo Fallani and Sante Pacini, who frescoed the vault with Moses saved from the waters.

The high altar, coming from the destroyed church of San Pier Maggiore, was built in the seventeenth century in semi-precious stones, and is decorated with an Annunciation by Mariotto Albertinelli and Giovanni Antonio Sogliani. The altar is framed by an arch with two columns and a marble balustrade. On the sides there are two choirs; the organ of the one on the left is covered by a velarium with Rachel crying for her children; on the one on the right Giuseppe’s dream, two paintings by Sante Pacini, who also decorated the ceiling, while Giovacchino Masselli decorated the other walls.

In addition to the baptismal font of the late fourteenth or early fifteenth century, the church also preserves a seventeenth-century painting by Matteo Rosselli, depicting the Virgin in glory between the Saints Martin and Gallo.

The museum

The idea of ​​creating a Museum in the Innocents was born in 1853 when the largest consignment of artistic assets in the history of the institution was decided. After four centuries of government during which hundreds of works of art had been collected, the commissioner Carlo Michelagnoli, for an economic recovery plan, posed the problem of managing this heritage for the first time. The pragmatic approach of the commissioner favored the sale of works considered less important that ended up in the hands of collectors and in prestigious European collections such as that of the Victoria and Albert Museum in London. In 1890 the opening of the museum is documented in three rooms on the ground floor in the area of ​​the present-day women’s courtyard. The first exhibition displayed the sixty-seven works considered most prestigious. In the following years the museum was expanded by hosting other works such as the Adoration of the Magi by Domenico Ghirlandaio that since its creation had always remained on the main altar of the church of Santa Maria degli Innocenti.

A process of growth that also involved the display of artifacts linked to the history of the institution, including recent materials such as the photo album produced by Stabilimento Brogi to present the Hospital at the Universal Exhibition of Paris in 1900. In 1971 the museum it was moved to the gallery above the facade portico. This intervention was born out of the thrust of the flood that a few years earlier had lapped the rooms on the ground floor that housed the nineteenth-century exhibition. The fitting out of the new gallery is due to Luciano Berti, who deserves credit for having secured the works on display.

Important signs of life in the Institute are the signs of recognition of children: one hundred and forty small objects including broken medals, beads of rosaries, buttons, pieces of fabric, colored glass, recall the custom of parents to leave between the bands of their newborn destined to abandon some elements that would have allowed parents to identify and therefore recognize their own child after years of abandonment.

The history of the Innocents is also remembered in the fresco by Bernardino Poccetti placed in the refectory of the girls: the work depicts the Massacre of the Innocents and scenes from the life of the Innocents.

Life in the Hospital

The Art of Silk financed the Hospital through the obligatory payment of a contribution by its members. For the management a “spedalingo” was elected, flanked by three “workers”.

Initially the abandoned children could be placed in a pile, a sort of hollow similar to a holy water font, located under the portico, later replaced by a “ferrata window”. In 1660 the window through which the abandoned children were introduced was moved to the extreme left. Desperate mothers could thus support their children (igittatelli), and ring the bell, letting them enter the shelter without being seen. They often left letters or “signs” of recognition with the newborns. Very often it was medals broken in half, with which it was hoped, by presenting the other half, to obtain a reunion with the children in better times. On the night of 3 June 1875 the wheel was finally walled up.

In 1448, three years after the opening, the registers show 260 little guests; in 1560 they had become 1320 and in 1681 more than three thousand. In order to guarantee sufficient breastfeeding, the Shelters often resorted to the provision of rural women, who received children in swaddling clothes. Already in 1577 artificial feeding was set up through the purchase of a cow from Romagna, which produced four flasks of milk a day, given to children through “certain small glasses made on purpose with Pippio”.

The children could be adopted, but more frequently they were given to foster families who gave them back at the age of seven. The males were taught basic studies and then sent to the shops to learn a trade. The females, instead, were often kept in the hospital to take care of their functioning and to work for the Silk Art. Up to the age of 25 the girls dressed in white, then in blue and, when they were 45, black.

There was great fear of epidemics, which were tried to avoid washing children with “strong vinegars”. In 1756 the first smallpox vaccination experiment in Italy was carried out in the hospital.

A cross-section of daily life in the hospital is witnessed by the fresco of the Massacre of the Innocents by Bernardino Poccetti who, in old age, from 1610, settled in the hospital with his wife in exchange for the fresco decoration of some rooms.

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