POSTE ITALIANE 51^ emissione del 03 ottobre 2020 di un francobollo dedicato a Gino Bartali, nel 20° anno della scomparsa

POSTE ITALIANE 51^ emissione del 03 ottobre 2020 di un francobollo dedicato a Gino Bartali, nel 20° anno della scomparsa

Il Ministero dello Sviluppo con le Poste Italiane emette il 3 ottobre 2020 un francobollo ordinario appartenente alla serie tematica “lo Sport” dedicato a Gino Bartali, nel 20° anno della scomparsa, relativo al valore della tariffa B, corrispondente ad €1.10.

  • data: 03 ottobre 2020
  • dentellatura: 11
  • stampa: rotocalcografia
  • tipo di carta; carta bianca patinata neutra -autoadesiva non fluorescente
  • stampato: I.P.Z.S. Roma
  • tiratura: 400.000
  • dimensioni: 30 x 40 mm
  • contenuto foglio: 45 esemplari
  • valore: B = €1.10
  • bozzettista: Tiziana Trinca
  • num. catalogo: Michel 4076 YT _______ UNIF ________
  • La vignetta: sullo sfondo di una ruota di bicicletta raffigura, a sinistra, Gino Bartali durante una gara; a destra, la sagoma di un ciclista interagisce idealmente con il grande ciclista italiano. Completano il francobollo la leggenda “GINO BARTALI”, le date “1914 – 2000”, la scritta “ITALIA” e l’indicazione tariffaria “B”.

Se sei interessato all’acquisto di questo francobollo lo puoi acquistare al prezzo di € 1.50. Inviandomi una richiesta alla email: [email protected]

Gino Bartali (Ponte a Ema, 18 luglio 1914 – Firenze, 5 maggio 2000) è stato un ciclista su strada e dirigente sportivo italiano.

Professionista dal 1934 al 1954, soprannominato Ginettaccio, vinse tre Giri d’Italia (1936, 1937, 1946) e due Tour de France (1938, 1948), oltre a numerose altre corse tra gli anni trenta e cinquanta, tra le quali spiccano quattro Milano-Sanremo e tre Giri di Lombardia.

In particolare la sua vittoria al Tour de France 1948, a detta di molti, contribuì ad allentare il clima di tensione sociale in Italia dopo l’attentato a Palmiro Togliatti. La carriera di Bartali fu comunque notevolmente condizionata dalla seconda guerra mondiale, sopraggiunta proprio nei suoi anni migliori; nel 2013 è stato dichiarato giusto tra le nazioni per la sua attività a favore degli ebrei durante la seconda guerra mondiale.

Fu grande avversario di Fausto Coppi, di cui era più vecchio di cinque anni: leggendaria fu la loro rivalità, che divise l’Italia nell’immediato dopoguerra (anche per le presunte diverse posizioni politiche dei due): celebre nell’immortalare un’intera epoca sportiva – tanto da entrare nell’immaginario collettivo degli italiani – è la foto che ritrae i due campioni mentre si passano una bottiglietta d’acqua durante l’ascesa al Col du Galibier al Tour de France 1952.

Carriera

«L’è tutto sbagliato, l’è tutto da rifare» (Gino Bartali)

Gli inizi

Gino Bartali esordì come ciclista dilettante nei primi anni trenta con la società “Aquila divertente”. Nel 1934 vinse la quinta edizione della Coppa Bologna, valida come terza prova del Campionato toscano dilettanti, e con questa vittoria si laureò campione di Toscana. Nel 1935 si sentì pronto al passaggio al professionismo, ma si iscrisse alla Milano-Sanremo come indipendente. Incredibilmente si trovò in testa dopo avere staccato Learco Guerra ma, sia a causa di un guasto meccanico sia a seguito del disturbo creato dal direttore de La Gazzetta dello Sport  Emilio Colombo, venne ripreso e arrivò quarto in volata.

Venne quindi ingaggiato dalla società Fréjus, con la quale corse il suo primo Giro d’Italia, finendo settimo con una vittoria di tappa. Concluderà la stagione con la vittoria all’Escalada a Montjuïc, alla Vuelta al País Vasco e ai campionati italiani.

Nel 1936 passò alla Legnano, diretta da Eberardo Pavesi e capitanata da Learco Guerra, il quale, intuite le qualità del nuovo arrivato, si mise al suo servizio come gregario per permettergli il successo alla corsa rosa di quell’anno, successo che arrivò in modo trionfale per il toscano, con tre vittorie di tappa. Pochi giorni dopo Bartali pensò seriamente di abbandonare la carriera in seguito alla morte del fratello minore Giulio, avvenuta a causa di un incidente in una gara di dilettanti. L’anno si chiuse con la vittoria nel Giro di Lombardia.

Nel 1937, ormai capitano della Legnano e numero uno del ciclismo italiano, vinse il suo secondo Giro d’Italia e fu designato come capitano della Nazionale per tentare la conquista del Tour de France, vinto solo due volte da un italiano, Ottavio Bottecchia, nel 1924 e nel 1925. Mentre era inmaglia gialla una brutta caduta nel torrente Colau durante la tappa Grenoble-Briançon con conseguenti ferite alle costole e una grave bronchite lo costrinsero però al ritiro. Sempre nel 1937 divenne terziario carmelitano con il nome di Fra Tarcisio di S. Teresa di Gesù Bambino. Nel 1938 fu spinto dal regime fascista a saltare il Giro d’Italia per preparare il Tour de France, nel quale trionfò aggiudicandosi anche due vittorie di tappa e alla cui premiazione rifiutò di rispondere con il saluto romano. L’anno dopo riuscì finalmente a vincere la Milano-Sanremo ma, malgrado quattro vittorie di tappa, perse il Giro a favore di Giovanni Valetti.

Il Giro del 1940 e Fausto Coppi

Nel 1940 bissò il successo alla Milano-Sanremo e si preparò per cercare di vincere il suo terzo Giro. Nella squadra della Legnano era arrivato un promettente ragazzo alessandrino di nome Fausto Coppi, voluto da Bartali stesso come gregario. Durante la seconda tappa, la Torino-Genova, attardato da una foratura, Bartali cadde e si fece male a causa di un cane che gli tagliò la strada nei pressi di Boasi proprio mentre si stava ricongiungendo alla testa della corsa. Pavesi, direttore del team, decise allora di puntare su Coppi, che era il meglio piazzato in classifica. All’arrivo della tappa Bartali fece i complimenti a Coppi e si mise al suo servizio, come aveva fatto Guerra con lo stesso Bartali nel 1936. Proprio su una salita sulle Alpi Bartali era davanti di poche decine di metri a Coppi, che era alle prese con la classica “cotta” e forti dolori alle gambe. Fausto stava per scendere dalla bici con l’intenzione di lasciare la corsa. Bartali se ne accorse, tornò indietro, e ricordandogli i sacrifici fatti, riuscì a farlo risalire in bicicletta urlandogli: «Coppi, sei un acquaiolo! Ricordatelo! Solo un acquaiolo!». Bartali intendeva dire che chi non si impegna fino allo spasimo non è un vero ciclista, ma soltanto un acquaiolo, cioè un portatore d’acqua; un gregario insomma, non un campione. A Bartali piaceva mangiare e bere anche prima delle gare, a differenza di Fausto Coppi che era molto attento alla dieta.

Coppi alla fine vinse il Giro. La corsa, già disertata dagli stranieri, si chiuse il giorno prima dell’entrata in guerra dell’Italia, e la guerra sancì per cinque anni l’interruzione della carriera per i due campioni.

La guerra

Costretto a lavorare come riparatore di ruote di biciclette, fra il settembre 1943 e il giugno 1944, indossata la divisa della GNR, Bartali si adoperò in favore dei rifugiati ebrei come membro dell’organizzazione clandestina DELASEM compiendo numerosi viaggi in bicicletta dalla stazione di Terontola-Cortona fino ad Assisi, trasportando documenti e foto tessere nascosti nei tubi del telaio della bicicletta affinché una stamperia segreta potesse falsificare i documenti necessari alla fuga di ebrei rifugiati, tanto che nel 2006 il Presidente della repubblica Carlo Azeglio Ciampi gli conferì la medaglia d’oro al merito civile per avere contribuito al salvataggio di «circa 800 cittadini ebrei».Ricercato dalla polizia, sfollò a Città di Castello, dove rimase cinque mesi, nascosto da parenti e amici.

Il secondo dopoguerra (1945-1947)

Ripresa la carriera nel 1945 Bartali, ormai trentunenne, era dato per “finito”, mentre Coppi, di cinque anni più giovane, era considerato l’astro nascente, benché la prigionia in tempo di guerra gli avesse reso difficile la ripresa dell’attività.

Nel 1946 Bartali vinse il Giro d’Italia, mentre Coppi, passato alla Bianchi, terminò alle sue spalle a soli 47 secondi; stravinse poi il Tour de Suisse. Nel frattempo Jacques Goddet fondava un nuovo quotidiano, L’Équipe, e si preparava per l’anno dopo a riprendere l’organizzazione del Tour de France in un paese da ricostruire.

Nel 1947 Bartali vinse la Milano-Sanremo e perse il Giro d’Italia a favore di Coppi, anche per un banale guasto meccanico. Bissò comunque il successo al Tour de Suisse, all’epoca la più ricca, e una tra le più prestigiose, tra le corse a tappe.

Il trionfo al Tour del 1948

Il 1948 vide Bartali in difficoltà per vari motivi nella parte iniziale della stagione. Fu attardato da una caduta al Giro d’Italia, in cui terminò solo ottavo, facendo da spettatore a una conclusione che vide Coppi ritirarsi per protesta per la mancata squalifica di Fiorenzo Magni a causa delle spinte ricevute in salita (spinte che costarono il Giro a Ezio Cecchi, giunto secondo a soli undici secondi da Magni). Bartali fu quindi l’unico tra i big a potere rappresentare l’Italia al Tour de France (Coppi non si riteneva pronto e Magni non era “gradito” ai francesi per ragioni politiche, essendo sospettato di simpatie fasciste) e venne designato capitano. Messa in piedi una “squadra da quattro soldi”, come era stata definita, si apprestò al più grande trionfo della carriera.

Malgrado la non eccelsa squadra, l’astio dei francesi nei confronti degli italiani e l’età (con i suoi 34 anni era uno dei più anziani corridori presenti), entrò nel mito del Tour. Leggendaria in particolare la sua fuga sulle Alpi che gli consentì di vincere la Cannes-Briançon, attraverso il Colle d’Allos, il Colle di Vars e il Colle dell’Izoard (dove è ricordato con una stele), recuperando gli oltre venti minuti di svantaggio che lo separavano da Louison Bobet. Il giorno successivo vinse nuovamente nella tappa da Briançon a Aix-les-Bains, di 263 km, attraverso i colli del Lautaret, del Galibier della Croix-de-Fer del Coucheron e del Granier, conquistando la maglia gialla.

Secondo molti l’impresa di Bartali aiutò a distogliere l’attenzione dall’attentato di cui era stato vittima Palmiro Togliatti, allora segretario del PCI, avvenimento che aveva provocato una grande tensione politica e sociale in Italia, che rischiava di sfociare in una guerra civile. È comprovato che Alcide De Gasperi telefonò allo stesso Bartali, amico, estimatore e compagno dell’Azione Cattolica, per incitarlo, chiedendogli un’impresa epica che potesse rasserenare gli animi, la sera della vigilia della Cannes-Briançon. Erano passati 10 anni dall’impresa del 1938 sui medesimi colli, e ora aveva un distacco di 21 minuti da Louison Bobet, maglia gialla. Durante il corso della tappa fu seguito da Vittorio Pozzo, che al suo attacco sul Colle dell’Izoard gli grido: “Sei immortale”. A Parigi i francesi applaudirono a lungo Gino, riconoscendogli valore sportivo e politico e riabilitando l’immagine degli Italiani, rei colpevoli della “coltellata alle spalle” della seconda guerra mondiale. Vincendo stabili due record: la distanza maggiore in anni fra il primo e ultimo Tour vinto (10 anni, ancora ineguagliato), e il distacco maggiore fra il primo e secondo classificato. Al rientro dalla Francia il campione venne ricevuto dallo stesso De Gasperi, che gli chiese cosa avrebbe voluto in regalo per quell’impresa: Bartali, si racconta, chiese di non pagare più le tasse. L’anno si chiuse con il disastroso campionato del mondo su strada di Valkenburg in cui lui e Coppi, strafavoriti, anziché collaborare rimasero nelle retrovie controllandosi a vicenda, e si ritirarono tra la delusione dei tanti immigrati italiani in Olanda.

Gli ultimi anni (1949-1954)

Nel 1949 Bartali giunse secondo nel Giro d’Italia vinto da Coppi e lo aiutò poi nella vittoria al Tour de France, giungendo egli stesso secondo. L’anno dopo vinse una terribile Milano-Sanremo sotto il diluvio, ma decise poi di ritirarsi al Tour de France mentre Magni conduceva la corsa, causa l’aggressione dei tifosi francesi sul Colle d’Aspin.

Quarto nei Tour del 1951 e del 1952, in cui aiutò Coppi a vincere, vinse a trentotto anni il suo ultimo grande titolo, il campionato italiano. Nel 1953, dopo avere vinto a trentanove anni il Giro della Toscana, ebbe un incidente stradale che rischiò di fargli perdere la gamba destra per gangrena. Dopo pochi mesi però rientrò in scena alla Milano-Sanremo. Anche se non colse un grande risultato la folla fu tutta per lui.

A Città di Castello, dove passò diversi mesi da sfollato protetto dalla popolazione, volle concludere la sua attività da professionista correndo in un circuito creato apposta per l’occasione nel 1954.

Profondamente cattolico, nel 1950 fece una donazione importante, secondo alcuni di circa 100 000 pesetas, per contribuire a continuare i lavori della Sagrada Família a Barcellona

Dopo il ritiro

Nel 1959 ingaggiò nella sua squadra, la San Pellegrino Sport, il “Campionissimo” Fausto Coppi, allora in declino, con l’obiettivo di rilanciarlo. Coppi aveva invitato il suo ex rivale e ora caposquadra nel famoso viaggio in Alto Volta che avrebbe finito per costargli la vita, ma Bartali rinunciò, volendo passare i momenti liberi da gare con la famiglia, composta dall’amata moglie Adriana Bani (sposata nel 1940 a Firenze) e da tre figli, Andrea, Luigi e Bianca, con i quali era solito trascorrere le estati nella montagna di Pistoia, nel piccolo paese di Spignana. Negli anni seguenti il fiorentino via via rare fece la sua presenza nel mondo del grande ciclismo, non esitando però a lanciare strali contro i mali del ciclismo: il doping, la corruzione e gli ingaggi troppo alti. Nel 1992 condusse il TG satirico Striscia la notizia.

Morì per un attacco di cuore nel primo pomeriggio del 5 maggio 2000, all’età di 85 anni, nella sua casa di piazza cardinale Elia Dalla Costa a Firenze. Venne sepolto nel cimitero di Ponte a Ema.

L’attività a favore degli ebrei

«Il bene si fa, ma non si dice. E certe medaglie si appendono all’anima, non alla giacca
(Gino Bartali)

Bartali trasportò, all’interno della sua bicicletta, dei documenti falsi per aiutare gli ebrei ad avere una nuova identità. Questa attività nacque dalla sua collaborazione con l’organizzazione clandestina DELASEM che a Firenze era diretta dal rabbino Nathan Cassuto e dell’arcivescovo della città Elia Angelo Dalla Costa. Nel maggio 2005 il Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi ha consegnato alla moglie di Bartali, Adriana, la medaglia d’oro al valore civile (postuma) allo scomparso campione per avere aiutato e salvato molti ebrei durante la seconda guerra mondiale. Il 2 ottobre 2011, inoltre, Bartali è stato inserito tra i Giusti dell’Olocausto nel Giardino dei Giusti del Mondo di Padova, sempre per l’aiuto offerto agli ebrei durante la seconda guerra mondiale.

Il 23 settembre 2013 è stato dichiarato Giusto tra le nazioni dallo Yad Vashem, il memoriale ufficiale israeliano delle vittime dell’olocausto fondato nel 1953, riconoscimento per i non ebrei che hanno rischiato la vita per salvare quella anche di un solo ebreo durante le persecuzioni naziste. Nella motivazione dello Yad Vashem si legge che Bartali,«cattolico devoto, nel corso dell’occupazione tedesca in Italia ha fatto parte di una rete di salvataggio i cui leader sono stati il rabbino di Firenze Nathan Cassuto e l’arcivescovo della città cardinale Elia Angelo Dalla Costa.»

Questa straordinaria attività a favore dei perseguitati è stata descritta nel libro “Gino Bartali, mio papà” di Andrea Bartali. Il figlio del campione ha fatto una lunga opera di ricerca di testimonianze e, insieme alla propria figlia Gioia, ha continuato a mantenere viva l’immagine di Gino.

Il 16 maggio 2017, alla vigilia della partenza dell’undicesima tappa del Giro d’Italia (da Ponte a Ema a Bagno di Romagna), la squadra israeliana di ciclismo Cycling Academy fondata da Ron Baron ha organizzato una corsa con partenza dalla stessa Ponte a Ema fino ad Assisi, sullo stesso tragitto che ‘Ginettaccio’ percorse molte volte per aiutare gli ebrei perseguitati.

Il 22 aprile 2018 il portavoce di Yad Vashem, Simmy Allen, conferma la notizia, anticipata dal sito “Pagine Ebraiche”, secondo la quale Gino Bartali ha ricevuto la nomina postuma a cittadino onorario di Israele, nel corso di una cerimonia tenutasi il 2 maggio dello stesso anno, due giorni prima della partenza del Giro d’Italia da Gerusalemme.

POSTE ITALIANE 51st issue on 03 October 2020 of a stamp dedicated to Gino Bartali, in the 20th year of his death

The Ministry of Development with the Italian Post Office issues on 3 October 2020 an ordinary stamp belonging to the thematic series “Sport” dedicated to Gino Bartali, in the 20th year of his death, relating to the value of the B tariff, corresponding to € 1.10.

  • date: 03 October 2020
  • indentation: 11
  • printing: rotogravure
  • kind of paper; neutral white coated paper – self-adhesive non-fluorescent
  • printed: I.P.Z.S. Rome
  • circulation: 400,000
  • dimensions: 30 x 40 mm
  • sheet content: 45 copies
  • value: B = € 1.10
  • sketch artist: Tiziana Trinca
  • num. catalog: Michel______ YT_______ UNIF _________
  • The cartoon: on the background of a bicycle wheel depicts, on the left, Gino Bartali during a race; on the right, the silhouette of a cyclist ideally interacts with the great Italian cyclist. The stamp is completed by the legend “GINO BARTALI”, the dates “1914 – 2000”, the writing “ITALIA” and the tariff indication “B”.

If you are interested in purchasing this stamp, you can buy it for € 1.50. By sending me a request to the email: [email protected]

Gino Bartali (Ponte a Ema, July 18, 1914 – Florence, May 5, 2000) was an Italian road cyclist and sports executive.

Professional from 1934 to 1954, nicknamed Ginettaccio, he won three Giri d’Italia (1936, 1937, 1946) and two Tour de France (1938, 1948), as well as numerous other races between the thirties and fifties, among which four stand out Milan-Sanremo and three Tours of Lombardy.

In particular, his victory at the 1948 Tour de France, according to many, helped to ease the climate of social tension in Italy after the attack on Palmiro Togliatti. Bartali’s career was however considerably conditioned by the Second World War, which occurred precisely in his best years; in 2013 he was declared righteous among nations for his work on behalf of Jews during World War II.

He was a great opponent of Fausto Coppi, of whom he was older than five years: their rivalry was legendary, which divided Italy in the immediate postwar period (also due to the alleged different political positions of the two): famous for immortalizing an entire sporting era – so much so as to enter the collective imagination of the Italians – is the photo that portrays the two champions while passing a bottle of water during the ascent to the Col du Galibier in the 1952 Tour de France.

Career

It’s all wrong, it’s all to be redone“(Gino Bartali)

The beginnings

Gino Bartali made his debut as an amateur cyclist in the early thirties with the company “Aquila Funny”. In 1934 he won the fifth edition of the Bologna Cup, valid as the third round of the Tuscan amateur championship, and with this victory he became champion of Tuscany. In 1935 he felt ready to move to professionalism, but enrolled in the Milan-Sanremo as an independent. Incredibly he found himself in the lead after having detached Learco Guerra but, both due to a mechanical failure and following the disturbance created by the director of La Gazzetta dello Sport, Emilio Colombo, he was restarted and finished fourth in the sprint.

He was then hired by the Fréjus company, with whom he ran his first Giro d’Italia, finishing seventh with a stage victory. He will conclude the season with victory at the Escalada in Montjuïc, the Vuelta al País Vasco and the Italian championships.

In 1936 he moved to Legnano, directed by Eberardo Pavesi and captained by Learco Guerra, who, sensing the qualities of the newcomer, put himself at his service as a wingman to allow him success in that year’s pink race, a success that came triumphant for the Tuscan, with three stage victories. A few days later Bartali seriously thought about abandoning his career following the death of his younger brother Giulio, which occurred due to an accident in an amateur competition. The year ended with the victory in the Giro di Lombardia.

In 1937, now captain of Legnano and number one in Italian cycling, he won his second Giro d’Italia and was designated as captain of the national team to attempt the conquest of the Tour de France, won only twice by an Italian, Ottavio Bottecchia, in 1924 and 1925. While he was in yellow jersey, a bad fall in the Colau stream during the Grenoble-Briançon stage with consequent injuries to the ribs and severe bronchitis forced him to retire. Also in 1937 he became a Carmelite tertiary with the name of Fra Tarcisio of St. Teresa of the Child Jesus. In 1938 he was pushed by the Fascist regime to skip the Giro d’Italia to prepare for the Tour de France, in which he triumphed by also winning two stage wins and to whose award he refused to respond with the Roman salute. The following year he finally managed to win the Milan-Sanremo but, despite four stage victories, he lost the Giro to Giovanni Valetti.

The Giro of 1940 and Fausto Coppi

In 1940 he repeated the success at the Milan-Sanremo and prepared to try to win his third Giro. A promising Alexandrian boy named Fausto Coppi had arrived in the Legnano team, wanted by Bartali himself as a follower. During the second stage, the Turin-Genoa, delayed by a puncture, Bartali fell and was injured by a dog that cut his way near Boasi just as he was rejoining the lead of the race. Pavesi, team director, then decided to focus on Coppi, who was the best placed in the standings. At the arrival of the stage Bartali congratulated Coppi and put himself at his service, as Guerra had done with Bartali himself in 1936. Just on a climb on the Alps Bartali was a few tens of meters ahead of Coppi, who was struggling with the classic “crush” and severe pain in the legs. Fausto was about to get off the bike with the intention of leaving the race. Bartali noticed this, went back, and reminding him of the sacrifices made, managed to get him back on his bicycle shouting: «Coppi, you are a dipper! Remember that! Only a dipper! ».

Bartali meant that those who do not commit themselves to the point of agony are not a true cyclist, but only a water worker, that is, a water carrier; in short, a wingman, not a champion. Bartali liked to eat and drink even before competitions, unlike Fausto Coppi who was very attentive to diet.

Coppi eventually won the Giro. The race, already deserted by foreigners, ended the day before Italy entered the war, and the war sanctioned the interruption of the career for the two champions for five years.

War

Forced to work as a repairer of bicycle wheels, between September 1943 and June 1944, wearing the GNR uniform, Bartali worked in favor of Jewish refugees as a member of the clandestine organization DELASEM making numerous trips by bicycle from the Terontola station. Cortona to Assisi, carrying documents and passport photos hidden in the tubes of the bicycle frame so that a secret printing house could falsify the documents necessary for the escape of Jewish refugees, so much so that in 2006 the President of the Republic Carlo Azeglio Ciampi awarded him the gold medal to civil merit for having contributed to the rescue of “about 800 Jewish citizens”. Wanted by the police, he evacuated to Città di Castello, where he remained for five months, hidden by relatives and friends.

The Second World War (1945-1947)

Resuming his career in 1945 Bartali, now thirty-one, was considered “finished”, while Coppi, five years younger, was considered the rising star, although his wartime imprisonment had made it difficult for him to resume his activity.

In 1946 Bartali won the Giro d’Italia, while Coppi, having passed to Bianchi, finished behind him in just 47 seconds; then swept the Tour de Suisse. Meanwhile Jacques Goddet founded a new newspaper, L’Équipe, and was preparing for the following year to resume the organization of the Tour de France in a country to be rebuilt.

In 1947 Bartali won the Milan-Sanremo and lost the Giro d’Italia in favor of Coppi, even for a trivial mechanical failure. However, he repeated his success at the Tour de Suisse, at the time the richest, and one of the most prestigious, among the stage races.

The triumph at the 1948 Tour

1948 saw Bartali in trouble for various reasons in the early part of the season. He was delayed by a fall in the Giro d’Italia, in which he finished only eighth, as a spectator to a conclusion that saw Coppi retire in protest for the failure to disqualify Fiorenzo Magni due to the pushes received on the climb (pushes that cost the Giro a Ezio Cecchi, who finished second just eleven seconds behind Magni). Bartali was therefore the only one of the big names to be able to represent Italy at the Tour de France (Coppi did not consider himself ready and Magni was not “liked” by the French for political reasons, being suspected of fascist sympathies) and was appointed captain. Setting up a “cheap team”, as it had been defined, he was preparing for the greatest triumph of his career.

Despite the not excellent team, the hatred of the French towards the Italians and the age (at 34 years old he was one of the oldest riders present), he became part of the myth of the Tour. allowed him to win the Cannes-Briançon, through the Colle d’Allos, the Colle de Vars and the Colle Izoard (where he is remembered with a stele), making up for the more than twenty minutes of disadvantage that separated him from Louison Bobet. The following day he won again in the stage from Briançon to Aix-les-Bains, of 263 km, through the hills of Lautaret, Galibier, Croix-de-Fer, Coucheron and Granier, taking the yellow jersey.

According to many, Bartali’s enterprise helped to divert attention from the attack of which Palmiro Togliatti, then secretary of the PCI, had been the victim, an event that had caused great political and social tension in Italy, which risked leading to a civil war . It is proven that Alcide De Gasperi phoned Bartali himself, a friend, admirer and companion of Catholic Action, to cheer him on, asking him for an epic undertaking that could soothe souls on the evening of the eve of Cannes-Briançon. Ten years had passed since the 1938 feat on the same hills, and now he was 21 minutes behind Louison Bobet, yellow jersey. During the course of the stage he was followed by Vittorio Pozzo, who at his attack on the Colle Izoard shouted to him: “You are immortal”. In Paris the French applauded Gino for a long time, recognizing his sporting and political value and rehabilitating the image of the Italians, guilty of the “stab in the back” of World War II. By winning two stable records: the greatest distance in years between the first and last Tour won (10 years, still unmatched), and the greatest gap between the first and second classified. Upon returning from France, the sample was received by De Gasperi himself, who asked him what he would like as a gift for that undertaking: Bartali, it is said, asked not to pay taxes anymore. The year ended with the disastrous world road championship in Valkenburg in which he and Coppi, overdue favorites, instead of collaborating remained in the rear, controlling each other, and withdrew to the disappointment of the many Italian immigrants in Holland.

The last years (1949-1954)

In 1949 Bartali finished second in the Giro d’Italia won by Coppi and then helped him in the victory at the Tour de France, coming second himself. The following year he won a terrible Milan-Sanremo in the flood, but then decided to retire to the Tour de France while Magni led the race, due to the aggression of the French fans on Colle d’Aspin.

Fourth in the 1951 and 1952 Tours, in which he helped Coppi win, at the age of thirty-eight he won his last great title, the Italian championship. In 1953, after winning the Giro della Toscana at the age of thirty-nine, he had a car accident that risked losing his right leg due to gangrene. After a few months, however, he returned to the Milan-Sanremo scene. Even if he didn’t get a great result, the crowd was all for him.

In Città di Castello, where he spent several months as a displaced person protected by the population, he wanted to end his career as a professional by running in a circuit created especially for the occasion in 1954.

Deeply Catholic, he made an important donation in 1950, according to some 100,000 pesetas, to help continue the construction of the Sagrada Família in Barcelona

After the withdrawal

In 1959 he hired in his team, San Pellegrino Sport, the “Campionissimo” Fausto Coppi, then in decline, with the aim of relaunching him. Coppi had invited his former rival and now foreman on the famous trip to Upper Volta that would have ended up costing him his life, but Bartali gave up, wanting to spend the moments free from competitions with his family, made up of his beloved wife Adriana Bani (married in 1940 in Florence) and by three children, Andrea, Luigi and Bianca, with whom he used to spend the summers in the mountains of Pistoia, in the small town of Spignana. In the following years the Florentine gradually made his presence in the world of great cycling, but did not hesitate to throw arrows against the evils of cycling: doping, corruption and too high wages. In 1992 he conducted the satirical TG Striscia la storia.

He died of a heart attack in the early afternoon of May 5, 2000, at the age of 85, in his home in Piazza Cardinal Elia Dalla Costa in Florence. He was buried in the cemetery of Ponte a Ema.

Activity in favor of the Jews

«Good is done, but it is not said. And some medals hang on the soul, not on the jacket. “(Gino Bartali)

Bartali transported false documents inside his bicycle to help the Jews to have a new identity. This activity was born from his collaboration with the clandestine organization DELASEM which in Florence was headed by Rabbi Nathan Cassuto and the archbishop of the city Elia Angelo Dalla Costa. In May 2005, the President of the Republic Carlo Azeglio Ciampi gave Bartali’s wife Adriana the gold medal for civil valor (posthumous) to the late champion for having helped and saved many Jews during the Second World War. Furthermore, on 2 October 2011, Bartali was included among the Righteous of the Holocaust in the Garden of the Righteous of the World in Padua, again for the help offered to the Jews during the Second World War.

On September 23, 2013, Righteous Among Nations was declared by Yad Vashem, the official Israeli memorial to the victims of the holocaust founded in 1953, recognition for non-Jews who risked their lives to save even one Jew during Nazi persecutions. . In the motivation of Yad Vashem we read that Bartali, “a devout Catholic, during the German occupation in Italy was part of a rescue network whose leaders were the rabbi of Florence Nathan Cassuto and the archbishop of the city cardinal Elia Angelo Dalla Costa. “

This extraordinary activity in favor of the persecuted was described in the book “Gino Bartali, my dad” by Andrea Bartali. The champion’s son did a long search for testimonies and, together with his daughter Gioia, continued to keep the image of Gino alive.

On 16 May 2017, on the eve of the start of the eleventh stage of the Giro d’Italia (from Ponte a Ema to Bagno di Romagna), the Israeli cycling team Cycling Academy founded by Ron Baron organized a race starting from the same Ponte a Ema to Assisi, on the same route that ‘Ginettaccio’ traveled many times to help persecuted Jews. On April 22, 2018, Yad Vashem’s spokesperson, Simmy Allen, confirmed the news, anticipated by the site “Jewish Pages”, according to which Gino Bartali received the posthumous appointment as honorary citizen of Israel, during a ceremony held on May 2 of the same year, two days before the departure of the Giro d’Italia from Jerusalem.

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