POSTE ITALIANE – 45^ Emissione del 21 Dicembre 2018 – Francobollo dedicato a Vittorio Pozzo, nel cinquantenario della scomparsa.

Titolo: Francobollo appartenente alla serie ” Sport” dedicato a Vittorio Pozzo, nel cinquantenario della sua scomparsa.

Il Ministero emette il 21 dicembre 2018 un francobollo ordinario appartenente alla serie tematica “lo Sport” dedicato a Vittorio Pozzo, nel cinquantenario della scomparsa, relativo al valore della tariffa B.

Vittorio Giuseppe Luigi Pozzo (Torino, 2 marzo 1886 – Torino, 21 dicembre 1968) è stato un allenatore di calcio, calciatore e giornalista italiano, commissario tecnico della Nazionale italiana negli anni trenta e quaranta, e unico allenatore vincitore di due edizioni del campionato del mondo, peraltro consecutive. Sulla sua prima vittoria nella Coppa Rimet del 1934 fu realizzata nel 1990 la miniserie televisiva Il colore della vittoria.

Carriera 

Vittorio Pozzo nacque da una famiglia di origini biellesi, precisamente di Ponderano e di modeste condizioni economiche. Frequentò il Liceo Cavour a Torino, la sua città natale; in seguito studiò lingue e giocò a calcio in Francia, Svizzera ed Inghilterra, amando particolarmente quest’ultimo paese e cercando di carpire e far suoi i segreti del calcio albionico.  Appassionato di calcio e tifoso del FC Torinese, a solo undici anni con alcuni amici vendette alcuni libri di latino per vedere la prima partita di calcio giocata in Italia, Genoa-Rappresentanza Torino che si svolse il giorno dell’epifania del 1898 a Genova e venne vinta dalla squadra torinese. Da calciatore militò nella squadra riserve elvetica dei Grasshoppers (anni 1905-1906), che lasciò per tornare nella sua Torino, dove contribuì a fondare il Torino Football Club, squadra nella quale militò per cinque stagioni, sino al ritiro dall’attività agonistica, nel 1911, e di cui fu direttore tecnico dal 1912 al 1922. Terminati gli studi, entrò alla Pirelli, dove divenne dirigente, incarico che lascerà per assumere quello di commissario unico della nazionale italiana, accettandolo con l’unica e singolare condizione di non essere retribuito. Pozzo venne nominato per la prima volta commissario tecnico della nazionale di calcio in occasione delle olimpiadi di Stoccolma, nel giugno 1912: era l’esordio assoluto per una selezione italiana in una competizione ufficiale. La squadra venne eliminata al primo turno perdendo 3-2 con la Finlandia dopo i tempi supplementari. Pozzo si dimise e tornò a lavorare alla Pirelli; la nazionale ritornò nelle mani della cosiddetta “commissione tecnica”, un curioso comitato variamente composto da dirigenti federali, arbitri, calciatori, ex calciatori, allenatori e giornalisti. In tutto il suo primo periodo la nazionale fu guidata da questo gruppo eterogeneo di composizione variabile: Pozzo fu di fatto la sola persona a rivestire il ruolo di commissario unico sino alla fine degli anni quaranta, con le brevi eccezioni di Augusto Rangone (1925-1928) e Carlo Carcano (1928-1929). Pozzo prese parte alla Prima guerra mondiale in veste di tenente degli Alpini. Questa esperienza lo segnò profondamente: ne trasse un’esperienza di rigore morale ed educazione alla modestia e all’essenzialità spartana della vita di trincea che applicò costantemente ai rapporti umani e alla professione sportiva. Nel 1921, Pozzo fu incaricato dalla Federcalcio di studiare un progetto di riforma del campionato per ovviare alle tensioni tra le grandi squadre e le società minori, poiché le prime ritenevano che il numero di partecipanti al campionato andasse ridotto. La mediazione di Pozzo fallì e la crisi sfociò nella scissione tra la FIGC e la CCI, rientrata comunque l’anno seguente. Nel 1924, in occasione delle olimpiadi parigine, Pozzo venne nuovamente nominato commissario unico. Questa volta gli azzurri riuscirono ad arrivare ai quarti, dove vennero battuti per 2 a 1 dalla Svizzera. Anche in seguito a questa sconfitta Vittorio Pozzo si dimise e tornò a dedicarsi al suo lavoro e alla moglie, che poco tempo dopo perderà per una malattia. Dopo la scomparsa della moglie, Pozzo si trasferì a Milano, dove al suo lavoro in Pirelli, affiancò quello di giornalista per La Stampa di Torino, che continuò quasi sino alla morte.

Dieci anni d’oro 

Nel 1929 l’allora presidente della Figc Leandro Arpinati gli chiese di guidare nuovamente la squadra azzurra e Pozzo, per la terza volta, accettò, dando il via al periodo d’oro della nazionale italiana. Nel volgere di un decennio e ispirato nello schema tattico applicato con successo nella Juventus allenata da Carlo Carcano, di cui i suoi giocatori costituirono l’asse portante, Pozzo collezionò un palmarès difficilmente uguagliabile. Vinse infatti due titoli mondiali nel 1934 e nel 1938, un oro olimpico nel 1936 (l’unico del calcio italiano) e due Coppe Internazionali (manifestazione antesignana del Campionato europeo di calcio) nel 1930 e 1935. L’unica vittoria che sfuggì all’Italia di Pozzo di quell’irripetibile decennio fu quella della seconda edizione della Coppa Internazionale del 1932 in cui l’Italia si classificò comunque seconda. Vittorio Pozzo fu anche il primo a fare uso sistematico dei “ritiri”, i periodi di isolamento in preparazione di un evento sportivo. Le sedi scelte normalmente erano residenze molto essenziali, in omaggio allo stile militaresco del CT, che però era anche un maestro nel creare spirito di gruppo e nel cementare i rapporti personali, prevenendo malumori e lacerazioni nello spogliatoio. Riguardo alle critiche ricevute per aver convocato giocatori oriundi nel vittorioso mondiale del 1934, riferendosi al fatto che gli stessi prestavano servizio nell’esercito, disse: “Se possono morire per l’Italia, possono anche giocare per l’Italia”. Dal 24 novembre 1935 al 20 luglio 1939 Pozzo inanellò una serie di 30 risultati utili consecutivi.

Tattica

Fino agli anni trenta la tattica più diffusa nel calcio era stata la cosiddetta piramide di Cambridge, cioè un 2-3-5 a forma di piramide rovesciata che aveva il suo vertice nel portiere. Pozzo e Meisl (CT nazionale austriaca) svilupparono l’idea di uno schieramento con due difensori arretrati e un giocatore centrale posto dinnanzi alla difesa, in mezzo ai due mediani. Questo giocatore, detto appunto centromediano metodista, fungeva da cardine della manovra ed era un vero e proprio antenato del “regista” all’italiana. Rispetto al sistema lo spostamento in avanti del difensore centrale forniva un maggiore sostegno ai mediani. Infine, l’arretramento verso la mediana dei due inside forward, gli “attaccanti interni” della piramide (detti anche “mezze ali”) dava origine ad una formazione del tipo 2-3-2-3, o “WW”, poiché ripeteva sul campo la forma di queste lettere. In questo modo si creava di fatto una superiorità numerica a centrocampo: la difesa risultava più protetta e i contrattacchi risultavano più rapidi ed efficaci. Dimostrando comunque di non avere una visione preconcetta della tattica, Pozzo seppe adattare i suoi convincimenti: col tempo infatti crebbe nel suo gioco l’importanza delle mezze ali interne, anche perché ebbe a disposizione due fortissimi interpreti di quel ruolo: Giuseppe Meazza e Giovanni Ferrari, che non a caso furono gli unici due titolari fissi di entrambe le selezioni campioni del mondo.

Finale

Su pressioni della Federcalcio Pozzo diede le dimissioni da commissario tecnico il 5 agosto del 1948. Era ritenuto un uomo del passato, non più adatto a ricoprire il suo ruolo. Inoltre rimaneva un convinto assertore della validità del metodo, mentre le squadre maggiormente vincenti all’epoca applicavano il sistema. Tra queste, paradossalmente, c’era il Grande Torino, ossatura della sua nazionale negli anni del secondo dopoguerra. Al momento del ritiro Pozzo era stato commissario tecnico della nazionale per 6.927 giorni: un primato battuto solo da Enzo Bearzot. Aveva collezionato 97 panchine con la nazionale, con un totale di 65 vittorie, 17 pareggi e 15 sconfitte. La sua percentuale di vittorie è pari al 67.01% delle partite giocate: un record tra i CT azzurri. Il suo ultimo, straziante, atto ufficiale, nel 1949, fu il riconoscimento dei corpi dilaniati dei calciatori del Grande Torino, suoi amici e allievi, periti il 4 maggio nella tragedia di Superga. Nel 1948 in occasione del 50º anniversario della F.I.G.C. fu insignito del titolo di pioniere del calcio italiano.  Negli anni tra il 1948 e il 1958 Vittorio Pozzo partecipò piuttosto assiduamente, in qualità di consigliere nel direttivo tecnico, alla creazione del Centro Tecnico Federale di Coverciano. Questa attività avvenne grazie all’espressa richiesta fatta alla Federcalcio dall’amico e dirigente sportivo Luigi Ridolfi che aveva ideato il Centro Tecnico e che ne curò la costruzione fino alla propria morte. Pozzo morì il 21 dicembre del 1968, all’età di 82 anni, a Torino e le sue spoglie riposano nel cimitero di Ponderano (BI), paese di origine della sua famiglia. Nel 1986 gli è stato intitolato l’allora Stadio Comunale di Torino (oggi Stadio Olimpico), mentre nel giugno 2008 è la volta dello stadio di Biella e, in precedenza, quello di Boscoreale. Nel 2011 gli viene assegnato un Riconoscimento alla memoria nella Hall of fame del calcio italiano. Dal 2016 i suoi cimeli sono esposti a Ponderano in un museo a lui dedicato.

Title: Postage stamp belonging to the “Sport” series dedicated to Vittorio Pozzo, on the fiftieth anniversary of his death.

On 21 December 2018 the Ministry issued an ordinary stamp belonging to the thematic series “Lo Sport” dedicated to Vittorio Pozzo, on the fiftieth anniversary of his death, concerning the value of the tariff B.

Vittorio Giuseppe Luigi Pozzo (Turin, 2 March 1886 – Turin, 21 December 1968) was a football coach, Italian footballer and journalist, technical commissioner of the Italian national team in the thirties and forties, and the only coach who won two editions of the world, however consecutive. On his first victory in the Rimet Cup of 1934 was made in 1990 the television miniseries The color of victory.

Career

Vittorio Pozzo was born from a family of Biella origins, specifically from Ponderano and of modest economic conditions. He attended the Cavour High School in Turin, his hometown; later he studied languages ​​and played football in France, Switzerland and England, particularly loving this last country and trying to steal and make his own the secrets of albionic soccer. A football fan and a fan of FC Torinese, at just eleven years with some friends he sold some Latin books to see the first football match played in Italy, Genoa-Representation Turin which took place on the day of the 1898 epiphany in Genoa and was won by the Turin team. As a footballer he was a member of the Grasshoppers National Reserve team (1905-1906), which he left to return to his Turin, where he helped found the Torino Football Club, a team in which he played for five seasons, until he retired from competitive activity. 1911, and of which he was technical director from 1912 to 1922. After completing his studies, he joined Pirelli, where he became a manager, a position he left to assume that of sole commissioner of the Italian national, accepting him with the unique and singular condition of not being paid. . Pozzo was nominated for the first time technical commissioner of the national football team during the Olympics in Stockholm, in June 1912: it was the absolute debut for an Italian selection in an official competition. The team was eliminated in the first round losing 3-2 with Finland after extra time. Pozzo resigned and returned to work at Pirelli; the national team returned to the so-called “technical commission”, a curious committee composed of various federal executives, referees, players, former footballers, coaches and journalists. Throughout its first period the national team was led by this heterogeneous group of variable composition: Pozzo was in fact the only person to play the role of single commissioner until the late forties, with the brief exceptions of Augustus Rangone (1925-1928 ) and Carlo Carcano (1928-1929). Pozzo took part in the First World War as an Alpine lieutenant. This experience marked him deeply: he drew an experience of moral rigor and education to the modesty and to the Spartan essentiality of the trench life that he constantly applied to human relationships and to the sporting profession. In 1921, Pozzo was instructed by the Federcalcio to study a project to reform the league to overcome the tensions between the big teams and the smaller companies, since the former believed that the number of participants in the championship should be reduced. Po’s mediation failed and the crisis resulted in the split between the FIGC and the ICC, which returned the following year. In 1924, on the occasion of the Parisian Olympics, Pozzo was again appointed as a single commissioner. This time the Azzurri managed to get to the quarters, where they were beaten for 2 to 1 by Switzerland. Even after this defeat Vittorio Pozzo resigned and returned to devote himself to his work and his wife, who shortly afterwards lost for an illness. After the death of his wife, Pozzo moved to Milan, where his work in Pirelli, alongside that of journalist for La Stampa in Turin, which continued almost to death.

Ten years of gold

In 1929 the then president of the FIGC Leandro Arpinati asked him to lead the blue team again and Pozzo, for the third time, accepted, kicking off the golden age of the Italian national team. In the turn of a decade and inspired by the tactic scheme successfully applied in Juventus coached by Carlo Carcano, whose players formed the backbone, Pozzo collected a palmarès hardly equaled. In fact, he won two world titles in 1934 and 1938, an Olympic gold in 1936 (the only one in Italian football) and two International Cups (the forerunner of the European Football Championship) in 1930 and 1935. The only victory that escaped Italy of Pozzo of that unrepeatable decade was that of the second edition of the International Cup of 1932 in which Italy ranked second however. Vittorio Pozzo was also the first to make systematic use of “retreats”, periods of isolation in preparation for a sporting event. The venues normally chosen were very essential residences, in homage to the military style of the CT, but he was also a master in creating group spirit and in cementing personal relationships, preventing bad moods and tearing in the locker room. Regarding the criticisms received for having summoned players in the victorious world of 1934, referring to the fact that they were serving in the army, he said: “If they can die for Italy, they can also play for Italy”. From November 24, 1935 to July 20, 1939, Pozzo produced a series of 30 consecutive useful results.

Tactics

Until the 1930s, the most common tactic in football was the so-called Cambridge pyramid, a 2-3-5 pyramid-shaped inverted pyramid that had its summit in the goalkeeper. Pozzo and Meisl (National Austrian CT) developed the idea of ​​an alignment with two backward defenders and a central player placed before the defense, between the two medians. This player, called precisely the Methodist mid-Methodist, was the cornerstone of the maneuver and was a true ancestor of the Italian “director”. With respect to the system the forward movement of the central defender provided more support to the medians. Finally, the retreat towards the median of the two inside forward, the “internal attackers” of the pyramid (also called “half wings”) gave rise to a formation of the type 2-3-2-3, or “WW”, because it repeated on the field the shape of these letters. In this way a numerical superiority was created in midfield: the defense was more protected and the counterattacks were faster and more effective. However, proving not to have a preconceived view of tactics, Pozzo was able to adapt his convictions: over time, in fact, the importance of the inner half wings grew in his game, also because he had two very strong performers of that role: Giuseppe Meazza and Giovanni Ferrari , which were not by chance the only two permanent holders of both world champions selections.

The final

On pressure from Federcalcio Pozzo resigned as technical commissioner on August 5, 1948. He was considered a man of the past, no longer suited to cover his role. Furthermore, he remained a staunch supporter of the validity of the method, while the most successful teams at the time applied the system. Among these, paradoxically, there was the Grande Torino, the backbone of his national team in the post-World War II years. At the time of the retreat, Pozzo had been a national technical commissioner for 6,927 days: a record beaten only by Enzo Bearzot. He had collected 97 benches with the national team, with a total of 65 wins, 17 draws and 15 losses. His percentage of victories is equal to 67.01% of the games played: a record among the blue CTs. His last, excruciating, official act, in 1949, was the recognition of the torn bodies of the players of the Grande Torino, his friends and students, who died on 4 May in the Superga tragedy. In 1948 on the occasion of the 50th anniversary of F.I.G.C. he was awarded the title of pioneer of Italian football. In the years between 1948 and 1958 Vittorio Pozzo participated rather assiduously, as a director in the technical directorate, to the creation of the Federal Technical Center of Coverciano. This activity took place thanks to the express request made to the Federcalcio by his friend and sports manager Luigi Ridolfi who had conceived the Technical Center and who took care of the construction until his death. Pozzo died on 21 December 1968, at the age of 82, in Turin and his remains rest in the cemetery of Ponderano (BI), the country of origin of his family. In 1986 he was named after the then Stadio Comunale di Torino (nowadays Stadio Olimpico), while in June 2008 it was the turn of the Biella stadium and, previously, the one of Boscoreale. In 2011 he was awarded a Recognition in memory in the Hall of fame of Italian football.  From 2016 his memorabilia are exhibited in Ponderano in a museum dedicated to him.

data /date 21.12.2018
n. catalogo / n. catalog Michel 4085 – YT 3846 – UN 3928
dentellatura/Serration 11
stampa/printing fustellatura  – rotocalco
tipo di carta/paper type bianca patinata neutra
stampato I.P.Z.S. Roma
tiratura 1.000.000
fogli/sheet 1
dimensioni/dimensions 40 x 30 mm
disegnatore /designer Maria Carmela Parrini
tariffa francobollo B =1.10

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