POSTE ITALIANE 27^ emissione del 04 Agosto 2020 di un francobollo commemorativo di Pellegrino Artusi, nel bicentenario della nascita

POSTE ITALIANE 27^ emissione del 04 Agosto 2020 di un francobollo commemorativo di Pellegrino Artusi, nel bicentenario della nascita

Il Ministero dello Sviluppo con le Poste Italiane emette il 4 agosto 2020 un francobollo commemorativo di Pellegrino Artusi, in occasione del bicentenario della nascita, relativo al valore della tariffa B, corrispondente ad € 1.10.

  • data 04 agosto 2020
  • dentellatura 11
  • stampa rotocalcografia
  • tipo di carta carta bianca patinata neutra –
  • autoadesiva – non fluorescente
  • stampato I.P.Z.S. Roma
  • tiratura 400.000
  • dimensioni 40 x 30 mm
  • valore B= €1.10
  • bozzettista: C. Giusto
  • num. catalogo Michel 4209 YT UN 4052

Se sei interessato all’acquisto di questo francobollo lo puoi acquistare al prezzo di € 1.50. Inviami una richiesta alla email: [email protected]

Pellegrino Artusi (Forlimpopoli, 4 agosto 1820 – Firenze, 30 marzo 1911) è stato uno scrittore, gastronomo e critico letterario italiano, autore di un notissimo libro di ricette: La scienza in cucina e l’arte di mangiar bene.

Biografia

Nacque a Forlimpopoli, nell’allora Stato Pontificio, figlio di un droghiere benestante, Agostino (detto Buratèl, cioè “piccola anguilla”) e di Teresa Giunchi, natia di Bertinoro, in una famiglia numerosa: 12 fratelli; fu chiamato Pellegrino in onore del santo forlivese Pellegrino Laziosi. Come molti ragazzi di buona famiglia, compì gli studi nel seminario della vicina Bertinoro. La sua casa natale, posta sulla piazza centrale di Forlimpopoli, proprio di fronte alla trecentesca Rocca albornoziana venne demolita negli anni ’60 del ‘900.

Artusi fece un percorso di studi irregolare, praticamente un autodidatta perché, come ci racconta nell’Autobiografia, stabilito di fargli intraprendere la carriera di famiglia, il padre ebbe consiglio che non fosse necessaria tanta istruzione per fare il commerciante. Infatti Artusi scriverà “Quando poi, fatto adulto, ho riflettuto a questo consiglio non mi parve dato da gente savia perché un fondo d’istruzione ben data in qualunque caso è sempre giovevole.” Artusi si costruirà quel fondo d’istruzione inizialmente viaggiando per imparare le pratiche del commercio e poi, appassionandosi ai classici.

Si inserì quindi nell’attività commerciale di famiglia e, fra libri, stoffe, anici e spezie, condusse vita tranquilla fino ai trent’anni. La vita della famiglia Artusi venne sconvolta per sempre il 25 gennaio 1851: il pericoloso brigante Stefano Pelloni, detto il Passatore, assaltò Forlimpopoli con l’intento di rapinare le famiglie più ricche del paese e le varie istituzioni. La data non fu scelta a caso; infatti quella sera i più benestanti si erano quasi tutti ritrovati nel piccolo teatro all’interno della rocca per assistere al dramma La morte di Sisara.

Catturati i pochi soldati e gendarmi papalini che presidiavano Forlimpopoli, la banda dei briganti penetrò in sala, ordinando a tutti i presenti di consegnare i preziosi. Il brigante prese in ostaggio all’interno del teatro i rappresentanti delle migliori famiglie, rapinandoli. Successivamente costrinse un amico degli Artusi, i quali non si trovavano a teatro, a farsi aprire la porta della loro abitazione con uno stratagemma. Una volta entrati in casa, malmenarono Pellegrino ed iniziarono a far razzia d’ogni cosa. Terminata la raccolta del bottino, gli efferati banditi stuprarono alcune donne, e tra queste Gertrude, sorella dell’Artusi, che, impazzita per lo shock, dovette essere ricoverata al manicomio di Pesaro, dove poi morì; un’altra sorella rimase invece ferita.

In seguito a questo episodio, la famiglia Artusi decise di abbandonare quelle terre infestate dai banditi e nel maggio si trasferì a Firenze, capitale dell’allora più sicuro Granducato di Toscana. Gli Artusi si stabilirono in Via dei Calzaiuoli, dove rilevarono un banco di vendita di seta.

Gli affari del negozio, a Firenze andarono benissimo: importazione dei bachi dalla Romagna e vendita delle seta, di stoffe e tessuti con ampi margini. Da bottegai di paese, gli Artusi entrarono in contatto con importanti imprenditori serici e guadagnarono onestamente buon nome e ricchezza. Amministrarono una fortuna.

Quando Firenze diventa capitale nel 1865 Artusi decise di lasciare la mai amata attività commerciale e prima del 1870, neanche cinquantenne, Artusi si ritirò a vita privata per godere il frutto delle sue fatiche[. Non si diede all’ozio, giacché si occupò più liberamente e con più diletto delle letture dei classici italiani (scrisse una Vita di U. Foscolo, nel 1878, e Osservazioni in appendice a trenta lettere di G. Giusti, nel 1880) e prese singolare gusto a scrivere ricette di cucina, avvalendosi di esperienze antiche e nuove. Pubblicò poi le sue creazioni nel famosissimo La scienza in cucina e l’arte di mangiar bene, del1891.

Sposate le sorelle e morti i genitori, poté vivere di rendita, grazie al capitale accumulato e alle tenute che la famiglia possedeva in Romagna (a Borgo Pieve Sestina di Cesena e Sant’Andrea di Forlimpopoli). Abitò nel Villino Puccioni in piazza D’Azeglio a Firenze, dove tranquillamente condusse la sua esistenza fino al 1911, quando morì, a 90 anni. Celibe, trascorse gli ultimi venti anni della sua vita alla stesura e di ben 15 edizioni de La scienza in cucina, sempre pubblicata a proprie spese e costantemente aggiornata nel linguaggio e nelle ricette. Con lui, vissero nel Villino Puccioni due fedeli domestici e due gatti; a Francesco Ruffilli, cuoco proveniente da Forlimpopoli, e a Maria – detta Marietta – Sabatini, governante toscana di Massa e Cozzile e personalità dominante della casa Artusi di Piazza D’Azeglio, lasciò, riconoscente, i diritti d’autore del libro; agli amati gatti, Biancani e Sibillone, la dedica nella prima edizione, poi scomparsa nelle successive. Al Comune di Forlimpopoli lasciò gran parte della sua “vistosa sostanza”, come la definì il Sindaco di allora, a dimostrazione del fatto che, nonostante gli anni trascorsi in Toscana, non avesse mai dimenticato la sua terra d’origine.

Riposa nel cimitero di San Miniato al Monte.

Il caso del minestrone e il colera

Di particolare interesse è una testimonianza dello stesso Artusi riguardo ad una sua disavventura, avvenuta durante la stagione dei bagni a Livorno, nel 1855, quando lo stesso gastronomo entrò a diretto contatto con il colera, la malattia infettiva che in quegli anni mieteva molte vittime in Italia. Giunto a Livorno, Artusi si recò in una trattoria per cenare; dopo avere consumato il minestrone, decise di prendere alloggio presso la palazzina di un certo Domenici in piazza del Voltone. Come Artusi testimonia, passò la notte in preda a forti dolori di stomaco e diede la colpa per questi ultimi al minestrone.

Il giorno dopo, di ritorno a Firenze, gli giunse la notizia che Livorno era stata colpita dal colera e che il Domenici ne era caduto vittima. Fu allora che comprese chiaramente la situazione: non era stato il minestrone, ma erano i primi sintomi della malattia infettiva a procurargli i forti dolori intestinali. L’episodio convinse l’Artusi a scrivere una personale e celebre ricetta del minestrone.

Opere

Tre furono le opere di Artusi, tutte pubblicate a spese proprie: due saggi di critica letteraria e un manuale di cucina. I saggi – Vita di Ugo Foscolo (1878) e Osservazioni in appendice a trenta lettere di Giuseppe Giusti (1881) – passarono quasi completamente sotto silenzio; il manuale, La scienza in cucina e l’arte di mangiar bene, pubblicato nel 1891, dopo un inizio lento ebbe un successo tanto impensabile quanto travolgente tanto da assicurare al suo autore fama e popolarità imperitura. Artusi, a dispetto dei difficili inizi, curò personalmente, nell’arco di 20 anni e sempre pubblicate a proprie spese, 15 edizioni, aggiornate in continuazione nel linguaggio e nelle ricette. La Scienza in cucina, che racconta la cucina nazionale raccogliendo le tante tradizioni locali, ricomposte in un mosaico che esalta le diversità, è ininterrottamente editato da oltre cent’anni e tradotto in diverse lingue, tra le quali, inglese, francese, portoghese, spagnolo, polacco, russo; ultima in ordine cronologico, il giapponese.

L’opera di Artusi, considerata la prima trattazione gastronomica dell’Italia unita, è stata riscoperta e valorizzata dall’edizione critica curata da Piero Camporesi nel 1970, che ha prodotto come risultato indiretto l’inserimento a pieno titolo del trattato gastronomico artusiano nel canone della letteratura italiana. Il titolo è di chiara matrice positivistica. Artusi, ammiratore del fisiologomonzese Paolo Mantegazza, esaltava il progresso ed era fautore del metodo scientifico, metodo che applicò nel suo libro. Il suo, infatti, può essere considerato un manuale “scientificamente testato”: ogni ricetta fu il frutto di prove e sperimentazioni dello stesso Artusi, aiutato dal cuoco Francesco Ruffilli, come dichiava la governante Marietta Sabatini, anch’essa brava cuoca, nella intervista alla Cucina Italiana del 1932. “Si provavano le ricette, tutte, una ad una. Accanto a lui instancabile era il suo cuoco che gli voleva tanto bene.”

Importanza linguistica e culturale

L’opera di Artusi, in particolare La scienza in cucina e l’arte di mangiar bene, è considerata importante anche per la diffusione della lingua italiana sul territorio nazionale. Infatti, “scritto in una lingua fluida, elegante e armoniosa, quel libro divenne familiare a generazioni di italiani e soprattutto di italiane, fu una presenza preziosa e amica: straordinario esempio di opera dinamica e aperta, che cresce come raccolta comunitaria e condivisa, non solo con i due domestici ma col pubblico che attivamente partecipa, suggerisce, critica. La Scienza diffonde nelle case degli italiani un modello di lingua fiorentina fresca e viva, ma insieme corretta e controllata, sensibile alla tradizione letteraria”.

Archivio e biblioteca personale

Le sue carte e la sua biblioteca privata sono conservate, per sua espressa volontà testamentaria, nella Biblioteca comunale di Forlimpopoli, assieme alle diverse edizioni del suo libro di cucina, e alla Raccolta di gastronomia italiana (collezione storica e moderna di libri, riviste e documenti multimediali di argomento gastronomico). Alla Biblioteca è stato aggiunto un centro di cultura gastronomica, un ristorante, una cantina e un museo. L’intero complesso è stato denominato «Casa Artusi» ed è stato inaugurato il 23 giugno 2007.

Oltre all’istituto di Forlimpopoli, numerose scuole alberghiere italiane sono intitolate alla memoria di Pellegrino Artusi.

Dal 1997 il comune di Forlimpopoli, suo paese natale, organizza la “Festa Artusiana”, manifestazione dedicata alla gastronomia comprendente eventi di cultura e spettacolo. Tra gli eventi principali vi sono: l’assegnazione del”Premio Pellegrino Artusi” a un personaggio che si sia distinto per l’originale contributo dato alla riflessione sui rapporti fra uomo e cibo; il “Premio Marietta”, intitolato alla collaboratrice di Pellegrino Artusi, assegnato ad una donna o ad un uomo di casa abile artefice – nello spirito di Pellegrino e di Marietta – di ghiottonerie domestiche.

ITALIAN POSTS 27th issue of 04 August 2020 of a commemorative stamp by Pellegrino Artusi, on the bicentenary of his birth

On 4 August 2020, the Ministry of Development with the Italian Post Office issues a commemorative stamp by Pellegrino Artusi, on the occasion of the bicentenary of his birth, relating to the value of tariff B, corresponding to € 1.10.

  • date 04 agosto 2020
  • indentation 11
  • print gravure printing
  • type of paper neutral coated white paper – self-adhesive – non-fluorescent
  • printed I.P.Z.S. Roma
  • edition 400.000
  • dimensions 40 x 30 mm
  • value B= €1.10
  • sketcher C. Giusto
  • num. catalog Michel YT UN

If you are interested in purchasing this stamp, you can buy it for € 1.50. Send me a request to the email: [email protected]

Pellegrino Artusi (Forlimpopoli, 4 August 1820 – Florence, 30 March 1911) was an Italian writer, gastronomist and literary critic, author of a well-known recipe book: Science in the kitchen and the art of eating well.

Biography

He was born in Forlimpopoli, in the then Papal States, the son of a wealthy grocer, Agostino (called Buratèl, that is “little eel”) and Teresa Giunchi, native of Bertinoro, in a large family: 12 brothers; he was called Pellegrino in honor of the Forlì saint Pellegrino Laziosi. Like many boys from a good family, he completed his studies in the seminary of nearby Bertinoro. His birthplace, located in the central square of Forlimpopoli, right in front of the fourteenth-century Rocca albornoziana was demolished in the 1960s.

Artusi made an irregular course of study, practically a self-taught one because, as he tells us in the Autobiography, determined to make him undertake the family career, the father had advice that so much education was not necessary to be a merchant. In fact, Artusi will write “When I thought of this advice as an adult, it did not seem to me to be given by wise people because a well-given educational fund in any case is always beneficial.” Artusi will build that educational fund initially by traveling to learn the practices of commerce and then, becoming passionate about the classics.

He then entered the family business and, among books, fabrics, anise and spices, led a quiet life of up to thirty years. The life of the Artusi family was turned upside down forever on January 25, 1851: the dangerous brigand Stefano Pelloni, called the Passatore, attacked Forlimpopoli with the intent to rob the richest families of the country and the various institutions. The date was not chosen at random; in fact that evening the most affluent had almost all met in the small theater inside the fortress to watch the drama “The death of Sisara”.

Captured the few soldiers and papal gendarmes who garrisoned Forlimpopoli, the band of brigands entered the room, ordering everyone present to deliver the precious items. The robber took the representatives of the best families hostage inside the theater, robbing them. Subsequently he forced a friend of the Artusi, who were not at the theater, to have the door of their home opened with a trick. Once inside the house, they beat Pellegrino and began to raid everything. After the collection of the loot, the heinous bandits raped some women, and among them Gertrude, sister of Artusi, who, mad with shock, had to be hospitalized in the asylum of Pesaro, where she later died; another sister was injured instead.

Following this episode, the Artusi family decided to abandon those lands infested by bandits and in May he moved to Florence, capital of the then safer Grand Duchy of Tuscany. The Artusi settled in Via dei Calzaiuoli, where they took over a silk sales counter.

The business of the shop went very well in Florence: import of silkworms from Romagna and sale of silk, fabrics and fabrics with wide margins. As village shopkeepers, the Artusi came into contact with important silk entrepreneurs and honestly earned a good name and wealth. They administered a fortune.

When Florence became the capital in 1865 Artusi decided to leave the never-loved commercial activity and before 1870, not even fifty years old, Artusi retired to private life to enjoy the fruit of his labors [. He did not go to idleness, since he dealt more freely and with more delight in the readings of the Italian classics (he wrote a Life of U. Foscolo, in 1878, and Osservazioni in the thirty-letter appendix of G. Giusti, in 1880) and took singular taste to write cooking recipes, making use of old and new experiences. He then published his creations in the very famous science in the kitchen and the art of eating well, from 1891.

Married the sisters and died the parents, he was able to live on income, thanks to the accumulated capital and the estates that the family owned in Romagna (in Borgo Pieve Sestina di Cesena and Sant’Andrea di Forlimpopoli). He lived in the Villino Puccioni in Piazza D’Azeglio in Florence, where he quietly led his existence until 1911, when he died, at the age of 90. Celibate, he spent the last twenty years of his life writing and 15 editions of The Science in the Kitchen, always published at his own expense and constantly updated in language and recipes. With him, two domestic servants and two cats lived in the Villino Puccioni; to Francesco Ruffilli, chef from Forlimpopoli, and to Maria – called Marietta – Sabatini, Tuscan ruler of Massa and Cozzile and dominant personality of the Artusi house in Piazza D’Azeglio, left, grateful, the copyright of the book; to the beloved cats, Biancani and Sibillone, he dedicates it in the first edition, which then disappeared in the following ones. He left much of his “showy substance” to the Municipality of Forlimpopoli, as the Mayor of the time defined it, demonstrating the fact that, despite the years spent in Tuscany, he had never forgotten his homeland.

Rest in the cemetery of San Miniato al Monte.

The case of minestrone and cholera

Of particular interest is a testimony of Artusi himself about his misadventure, which occurred during the bathing season in Livorno, in 1855, when the same gastronomist came into direct contact with cholera, the infectious disease that in those years claimed many victims in Italy. Arriving in Livorno, Artusi went to a restaurant to have dinner; after consuming the minestrone, he decided to take accommodation in the building of a certain Domenici in Piazza del Voltone. As Artusi testifies, he spent the night in severe stomach pain and blamed the minestrone for them.

The following day, on his return to Florence, he received the news that Livorno had been affected by cholera and that Domenici had fallen victim to it. It was then that he clearly understood the situation: it was not the minestrone, but it was the first symptoms of the infectious disease that caused him severe intestinal pain. The episode convinced Artusi to write a personal and famous minestrone recipe.

Works

Three were the works of Artusi, all published at their own expense: two essays on literary criticism and a cooking manual. The essays – Life of Ugo Foscolo (1878) and Observations in the thirty-letter appendix by Giuseppe Giusti (1881) – passed almost completely in silence; The manual, The Science in the Kitchen and the Art of Eating Well, published in 1891, after a slow start had a success as unthinkable as it was overwhelming, so much so as to assure its author of fame and imperishable popularity. In spite of the difficult beginnings, Artusi personally curated 15 editions over 20 years and always published at his own expense, continuously updated in language and recipes. Science in the kitchen, which recounts national cuisine by gathering the many local traditions, recomposed in a mosaic that enhances diversity, has been continuously edited for over a hundred years and translated into different languages, including English, French, Portuguese, Spanish , Polish, Russian; last in chronological order, the Japanese.

Artusi’s work, considered the first gastronomic treatment of united Italy, was rediscovered and enhanced by the critical edition edited by Piero Camporesi in 1970, which produced as an indirect result the full inclusion of the Artus gastronomic treatise in the canon of Italian literature. The title is clearly positivistic. Artusi, admirer of Paolo Mantegazza’s physiologist from Monza, praised progress and advocated the scientific method, the method he applied in his book. His, in fact, can be considered a “scientifically tested” manual: each recipe was the result of tests and experiments by Artusi himself, helped by the cook Francesco Ruffilli, as stated by the housekeeper Marietta Sabatini, also a good cook, in the interview with Italian cuisine of 1932. “The recipes were tried, all one by one. Next to him was his tireless cook who loved him so much. “

Linguistic and cultural importance

Artusi’s work, in particular Science in the kitchen and the art of eating well, is also considered important for the diffusion of the Italian language on the national territory. In fact, “written in a fluid, elegant and harmonious language, that book became familiar to generations of Italians and especially Italians, it was a precious and friendly presence: an extraordinary example of dynamic and open work, which grows as a community and shared collection, not only with the two servants but with the public that actively participates, he suggests, does he criticize. Science spreads in the homes of Italians a fresh and lively Florentine language model, but at the same time correct and controlled, sensitive to the literary tradition “.

Personal archive and library

His papers and his private library are preserved, by his express will, in the municipal library of Forlimpopoli, together with the different editions of his cookbook, and the Collection of Italian gastronomy (historical and modern collection of books, magazines and documents multimedia of gastronomic topic). A library of gastronomic culture, a restaurant, a cellar and a museum has been added to the library. The entire complex was called «Casa Artusi» and was inaugurated on June 23, 2007.

In addition to the institute of Forlimpopoli, numerous Italian hotel schools are named after the memory of Pellegrino Artusi.

Since 1997 the municipality of Forlimpopoli, his hometown, organizes the “Festa Artusiana”, an event dedicated to gastronomy including cultural and entertainment events. Among the main events are: the awarding of the “Pellegrino Artusi Prize” to a character who distinguished himself for his original contribution to the reflection on the relationship between man and food; the “Marietta Prize”, named after Pellegrino Artusi’s collaborator, awarded to a woman or a man of the house skilled craftsman – in the spirit of Pellegrino and Marietta – of domestic delicacies.

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