Ministero delle Imprese e del Made in Italy, 85^ EMISSIONE 2022, del 05 Dicembre, di un francobollo ordinario appartenente alla serie tematica” lo sport” dedicato alla vittoria della Nazionale Italiana nel Campionato mondiale di calcio del 1982, nel 40° anniversario

Ministero delle Imprese e del Made in Italy, 85^ EMISSIONE 2022, del 05 Dicembre, di un francobollo ordinario appartenente alla serie tematica” lo sport” dedicato alla vittoria della Nazionale Italiana nel Campionato mondiale di calcio del 1982, nel 40° anniversario, dal valore indicato A zona 3, corrispondente ad €5,50

  • data: 05 dicembre 2022
  • dentellatura:  11 effettuata con fustellatura
  • dimensioni francobollo:  40 x 30 mm
  • stampa: in rotocalcografia
  • tipo di cartabianca, patinata neutra, autoadesiva, non fluorescente; grammatura: 90 g/mq; supporto: carta bianca, Kraft monosiliconata da 80 g/mq; adesivo: tipo acrilico ad acqua, distribuito in quantità di 20 g/mq (secco)
  • stampato: I.P.Z.S. Roma
  • tiratura: 400.005
  • valoreA zona 3
  • colori: cinque
  • bozzettistaF. Abbati
  • num. catalogo francobolloMichel ______ YT _______ UNIF ________
  • Il francobollo: il francobollo raffigura Enzo Bearzot, allenatore della Nazionale italiana nel Campionato mondiale di calcio del 1982, portato in trionfo dai suoi giocatori dopo la vittoria nella storica finale contro la Germania Ovest; si riconoscono tra gli azzurri Paolo Rossi, goleador di quel mondiale, e Gaetano Scirea, che interpretò magistralmente il ruolo del libero. In alto a destra è riprodotto il logo del Museo del Calcio. Completano il francobollo la legenda “40° ANNIVERSARIO DELLA VITTORIA AI MONDIALI DEL 1982”, la scritta “ITALIA” e l’indicazione tariffaria “A ZONA 3”.

Se sei interessato all’acquisto di questo francobollo lo puoi acquistare al prezzo di €7,00 ; basta inviare una richiesta alla email: [email protected]

Il Campionato mondiale di calcio FIFA 1982 o Coppa del Mondo FIFA 1982, noto anche come Spagna 1982, è stato la dodicesima edizione della massima competizione per le rappresentative di calcio maschili maggiori delle federazioni sportive affiliate alla FIFA.

logo dei Campionati Mondiali di Calcio Spagna 82

Fu il primo campionato mondiale in cui le squadre partecipanti furono portate da sedici a ventiquattro, ed è tuttora il mondiale ospitato da un’unica nazione che ha visto impiegato il maggior numero di stadi, ossia diciassette. Si svolse in Spagna dal 13 giugno all’11 luglio 1982, e la squadra vincitrice fu l’Italia, che sconfisse 3-1 la Germania Ovest in finale e conquistò il suo terzo titolo mondiale.

Gruppo 1Gruppo 2Gruppo 3
 Italia Germania Ovest Argentina
 Polonia Austria Ungheria
 Perù Cile Belgio
Camerun Algeria El Salvador
Gruppo 4Gruppo 5Gruppo 6
 Inghilterra Spagna Brasile
 Cecoslovacchia Jugoslavia Unione Sovietica
 Francia Irlanda del Nord Scozia
 Kuwait Honduras Nuova Zelanda

Prima fase a gironi

La prima sorpresa del campionato arrivò nella giornata inaugurale. Il Belgio di Guy Thys, il cui gioco era a conti fatti una variante della zona mista italiana, riuscì a imbrigliare le iniziative di Maradona bloccandone i riferimenti e, al momento opportuno, colpì: i belgi batterono così i campioni uscenti dell’Argentina per 1-0. Altra sorpresa fu la vittoria dell’Algeria sulla Germania Ovest di Rummenigge per 2-1: mattatore della gara fu il futuro tacco di Allah, Rabah Madjer.

Se la vittoria iniziale valse ai belgi il primo posto finale del girone proprio davanti all’Argentina, stessa sorte non arrise all’Algeria, la quale sfiorò soltanto la qualificazione, giungendo solamente terza e venendo eliminata per differenza reti sfavorevole rispetto a quella di Germania Ovest e Austria. Proprio l’incontro fra queste due formazioni vide i tedeschi vincere per 1-0 ed esibirsi con la squadra alpina in una melina per il resto della gara: il fatto, che richiamò un episodio simile avvenuto quattro anni prima in terra argentina, ebbe tale eco (la gara fu soprannominata “patto di non belligeranza di Gijón”) che, a partire dall’edizione del 1986, venne ristabilita la contemporaneità delle ultime partite dei gironi per evitare risultati di comodo.

La Spagna, sorteggiata nel gruppo 5 con Jugoslavia, Irlanda del Nord e Honduras, faticò più del previsto a qualificarsi. Il gruppo venne vinto a sorpresa dall’Irlanda del Nord, sfavorita alla vigilia, che schierò quello che ancora oggi è il calciatore più giovane in assoluto ad aver giocato la fase finale dei mondiali: Norman Whiteside, all’epoca diciassettenne. Gli iberici furono infatti costretti al pareggio per 1-1 dagli honduregni e vinsero di misura sulla Jugoslavia per 2-1, la quale giunse soltanto terza, alle spalle dei padroni di casa.

Nel gruppo 3 si registrò il record di gol segnati da una squadra in una sola partita della fase finale dei mondiali: a detenerlo ancora oggi è l’Ungheria, che batté la El Salvador per 10-1. Questa partita è anche al secondo posto di tutti i tempi per reti realizzate in una partita del mondiale: ben 11, raggiunti da un Ungheria-Germania Ovest 8-3 e superati unicamente da un Austria-Svizzera 7-5, giocate entrambe al Campionato mondiale di calcio 1954. Tuttavia, il record non bastò alla nazionale magiara per qualificarsi, poiché giunse solo terza nel proprio girone.

Senza scossoni il gruppo della favorita Inghilterra, capitata insieme a Francia, Cecoslovacchia e Kuwait. Considerato alla vigilia il girone più difficile, gli inglesi lo vinsero a punteggio pieno, seguiti dai francesi. Proprio in questo gruppo si segnala l’evento più curioso, durante l’incontro tra Francia e Kuwait, il gol del 4-1 dei Bleus di Alain Giresse scatenò notevoli proteste in campo: i difensori del Kuwait si erano infatti fermati sentendo un fischio proveniente dagli spalti e attribuendolo erroneamente all’arbitro; Giresse, con la difesa praticamente ferma, non ebbe difficoltà a battere il portiere avversario. Lo sceicco Fahad Al-Ahmed Al-Jaber Al-Sabah, presidente della KFA, scese però in campo per contestare la decisione arbitrale: in seguito alla minaccia di ritiro della squadra dal campo, l’arbitro sovietico Stupar decise dunque di annullare il gol. La Francia vinse comunque 4-1, con l’ultima marcatura di Maxime Bossis. Quasi tutto agevole per il Brasile, favorito alla vigilia per la vittoria del torneo, sorteggiato insieme a Unione Sovietica, Scozia e Nuova Zelanda. La prima partita fu contro i sovietici, che passarono in vantaggio per primi grazie a uno svarione del portiere Valdir Peres. Per ribaltare il vantaggio iniziale ci vollero molta fatica e due reti da fuori area di Éder e Sócrates nel secondo tempo. Anche con la Scozia il Brasile andò sotto di un gol nel primo tempo, raggiungendo il pareggio poco prima dell’intervallo; nel secondo tempo dilagò, chiudendo la partita per 4-1. Nella norma la vittoria per 4-0 contro la Nuova Zelanda. Si qualificarono anche i sovietici, che approfittarono della miglior differenza reti nei confronti della Scozia, che giunse solo terza.

Il gruppo dell’Italia, guidata da Enzo Bearzot, capitata insieme a Polonia, Camerun e Perù, si rivelò il vero “gruppo di ferro”. Gli Azzurri giunsero in Spagna fra mille polemiche e incognite, non ultimo un Paolo Rossi reduce dalla squalifica di due anni per il noto scandalo del calcio-scommesse. Bearzot era inoltre contestato dalla stampa per aver escluso dalla rosa Beccalossi e Pruzzo. In particolare, i giornali romani premevano per un più marcato utilizzo dei giocatori della Roma, data la visibilità che la squadra aveva raggiunto sotto la presidenza di Dino Viola. Bearzot rimase però fedele al blocco-Juve, che già gli aveva dato soddisfazioni quattro anni prima e i cui membri, eccezion fatta per il solo Rossi, avevano vinto cinque dei precedenti otto campionati di Serie A. L’Italia pareggiò tutti i suoi incontri e si qualificò in virtù della differenza reti a scapito del Camerun: in questi tre match, Rossi deluse le aspettative.

L’ambito trofeo

Seconda fase a gironi

I risultati della prima fase però portarono alla seguente situazione: in ragione del totalmente inaspettato secondo posto delle teste di serie Spagna, Argentina e Italia, i padroni di casa approdarono nel gruppo B con Inghilterra e Germania Ovest, mentre le altre due vennero destinate al gruppo C assieme al Brasile. Di contro, i gruppi A (Polonia, Unione Sovietica e Belgio) e D (Francia, Irlanda del Nord e Austria) apparivano meno duri, anche se equilibrati.

In totale, rimasero a contendersi il titolo dieci squadre europee e due sudamericane, almeno una delle quali destinata a sicura eliminazione. Il regolamento prevedeva che la prima partita fosse giocata dalle due squadre con lo stesso piazzamento nel gruppo della prima fase. La squadra rimanente avrebbe giocato prima contro la perdente del primo incontro e poi contro la vincente. In caso di parità, la seconda partita del girone sarebbe stata giocata dalla squadra proveniente dal gruppo della prima fase “più basso” (1 o 2), come accadde alla Germania Ovest dopo il pareggio con l’Inghilterra, mentre quella proveniente dai gruppi 3 o 4 avrebbe disputato l’ultima gara.

Nel gruppo D, nel primo scontro tra due seconde classificate, la Francia batté 1-0 l’Austria, di fatto ipotecando il passaggio del turno, invece nel gruppo B l’Inghilterra ottenne soltanto un punto nella prima partita, terminata 0-0, contro la Germania Ovest. La Polonia, favorita del gruppo A, fece lo stesso, vincendo il primo confronto per 3-0 ai danni del Belgio, mentre nel gruppo C, nel secondo confronto tra due seconde classificate, l’Italia, fin lì criticata e talvolta quasi insultata dalla stampa, al punto che Bearzot rispose con l’imposizione ai suoi del silenzio-stampa, con la sola eccezione del capitano Zoff, batté l’Argentina, una tra le favorite alla vittoria finale: il CT italiano riuscì a neutralizzare Maradona mettendogli Claudio Gentile in marcatura –si conteranno oltre venti infrazioni commesse dal difensore ai danni del Pibe de Oro – e gli Azzurri vinsero l’incontro 2-1.

La seconda partita contribuì a determinare le quattro semifinaliste: nel gruppo D Irlanda del Nord e Austria pareggiarono 2-2. Nel gruppo B la Spagna perse per 2-1 contro i tedeschi occidentali, venendo, di fatto, eliminata. Nel gruppo A il Belgio, nonostante la strenua resistenza, venne eliminato dall’Unione Sovietica, che vinse per 1-0, rovinandosi la differenza reti con la Polonia. Infine, nel gruppo C, il Brasile vinse facilmente, ponendo definitivamente fine al cammino mondiale dell’Argentina, battendola 3-1.

Nell’ultima tornata, la Francia eliminò i nordirlandesi, battendoli per 4-1 e ribadendo la propria superiorità nel gruppo. Più carica di tensione fu la partita fra Polonia e URSS, che si teneva sette mesi dopo la proclamazione dello stato d’assedio a Varsavia: i polacchi organizzarono vere e proprie barricate, al punto che Boniek rimediò un’ammonizione che gli avrebbe fatto saltare la semifinale, e riuscirono a fermare i sovietici sullo 0-0, guadagnando l’accesso alle semifinali. Nel gruppo B l’Inghilterra ottenne di nuovo uno 0-0, laddove sarebbe servito vincere con almeno due gol di scarto, contro i padroni di casa spagnoli che erano già matematicamente eliminati; gli inglesi dovettero così lasciare la competizione senza avere mai perso una partita e con un solo gol al passivo (come il Camerun, uscito però nel turno precedente).

L’ultima partita vedeva impegnate Brasile e Italia, con gli Azzurri costretti a vincere per poter passare il turno. La Seleção era votata all’attacco e l’Italia era abile a sfruttare i contropiedi: si rivelò vantaggio per gli Azzurri dopo solo cinque minuti con un redivivo Paolo Rossi, poi rientrato sette minuti dopo con il pareggio di Sócrates; nuovo vantaggio italiano sempre di Rossi che sfruttò un errore di Toninho Cerezo al 25′. Gentile, intanto, fu costretto a una rigida marcatura su Zico, il più pericoloso fra i brasiliani, ottenendo un’ammonizione che gli avrebbe poi fatto saltare la semifinale. Nel secondo tempo, ci fu il pareggio del Brasile al 69′ con Falcão, ma al 74′ Rossi segnò il terzo gol. Gli ultimi minuti della partita furono contraddistinti da un gol annullato ad Antognoni per un’erronea segnalazione di fuorigioco del guardalinee e dalla parata sulla linea di porta di Dino Zoff su colpo di testa di Oscar. Il risultato finale fu di 3-2 per l’Italia e il Brasile venne eliminato. Fu un’autentica disfatta per i giocatori verde-oro, i quali erano così sicuri di passare il turno al punto di aver già prenotato l’albergo a Madrid, e per il Brasile intero, che ricorderà questa partita come la tragedia del Sarriá.

Semifinali

A giocarsi la Coppa restarono quattro squadre europee: Francia, Germania Ovest, Polonia e Italia. La prima semifinale vedeva nuovamente contro italiani e polacchi, durante la quale, al contrario della partita della prima fase, gli Azzurri dominarono vincendo per 2-0 con una doppietta di Rossi, giunto a cinque reti in appena due partite.

La seconda semifinale fra Germania Ovest e Francia fu più spettacolare: all’iniziale vantaggio tedesco di Littbarski rispose Platini su rigore. Uno sgradevole episodio vide coinvolto il portiere tedesco Schumacher che, dopo aver atterrato il francese Battiston al limite dell’area e avergli provocato la rottura di due denti e l’incrinatura di un paio di vertebre, si mise a fare esercizi di stretching davanti ai tifosi francesi. La partita proseguì fino ai tempi supplementari, dove la Francia si portò sul 3-1, ma poi la Germania riuscì a recuperare lo svantaggio prima con Rummenigge e poi con una rovesciata di Fischer. Per la prima volta nella storia dei Mondiali, una partita si decise ai rigori, e a spuntarla fu la Germania Ovest per 5-4.

Finali

La finale per il terzo posto di Alicante vide la Polonia battere la Francia per 3-2.

L’11 luglio 1982 andò dunque in scena la finale fra Germania Ovest e Italia, diretta dall’arbitro brasiliano Arnaldo César Coelho, il primo caso di fischietto sudamericano in una finale mondiale. Bearzot dovette riadattare la squadra in seguito all’indisponibilità di Antognoni e all’infortunio, dopo appena otto minuti di gioco, occorso a Graziani a causa di uno scontro con la difesa tedesca. L’Italia dominò nel primo tempo, anche se Cabrini perse l’occasione per passare in vantaggio, sbagliando un rigore. La ripresa vide un calo della squadra tedesca, di cui approfittò per primo Rossi su cross di Gentile.

Il Capitano Dino Zoff, alza al cielo la Coppa vinta

Dopo un tentativo di pareggio di Hrubesch, gli azzurri raddoppiarono con un tiro dal limite dell’area di Tardelli, il cui urlo di gioia divenne un’icona di quei Campionati del Mondo e delle successive avventure della nazionale italiana. Altobelli segnò la rete del 3-0, seguita dal punto d’onore di Breitner, già realizzatore di un rigore nella finale mondiale del 1974. Altobelli fece poi posto all’88’ a Causio, ricompensato con la passerella mondiale per i suoi meriti.

«Palla al centro per Müller, ferma Scirea, Bergomi, Gentile, è finito! Campioni del mondo, Campioni del mondo, Campioni del mondo!!!»
(Nando Martellini, telecronista RAI – Radiotelevisione italiana)
Francobollo emesso nel 1982 per la vittoria dell’Italia, disegnato da Renato Guttuso

L’enfasi del telecronista italiano non fu casuale, in quanto scandì proprio per tre volte consecutive la proclamazione del terzo titolo di campione del mondo della Nazionale italiana. Le immagini televisive che giunsero da Madrid mostrarono l’arbitro brasiliano Coelho prendere il pallone calciato da Bergomi in direzione di Causio e sollevarlo con le braccia in alto mentre emetteva il triplice fischio finale. Rimasero impresse nella cultura popolare italiana anche altre immagini, oltre al citato urlo di Tardelli, come Zoff che prende la Coppa del Mondo dalle mani del re di Spagna Juan Carlos I e la alza fiero (Renato Guttuso ne farà poi un quadro), il Presidente della Repubblica Sandro Pertini che esulta con entusiasmo a ogni rete degli Azzurri, lasciandosi scappare vicino all’impassibile sovrano iberico un “non ci prendono più” dopo il gol del 3-0, o lo stesso Presidente che gioca a scopone scientifico in coppia con Zoff contro Causio e Bearzot, durante il viaggio di ritorno in Italia sull’aereo presidenziale assieme alla Coppa.

Testo bollettino

L’emissione di un francobollo è una manifestazione di sovranità da parte dello Stato che attraverso la carta valore postale riconosce al soggetto interessato la propria gratitudine e l’onore per aver svolto o fatto qualcosa di importante.

La Repubblica Italiana affida il compito di realizzare le carte valori postali – ossia i francobolli – al Ministero delle Imprese e del Made in Italy MIMIT che recentemente ha sostituito il MiSE – Ministero dello Sviluppo Economico.

Questo francobollo, dedicato al 40° anniversario della vittoria del Campionato mondiale di calcio, ci ricorda un momento storico ed esaltante in cui un’intera Nazione dal Presidente della Repubblica Sandro Pertini all’ultimo degli Italiani si è stretta intorno ad un sogno durato 29 giorni in terra di Spagna, culminato con la vittoria della Nazionale Italiana in finale contro la Germania conquistando così il suo terzo titolo nell’olimpo del calcio.

La storia ci racconta che alla fine degli Anni ‘70 l’Italia era molto diversa da quella di oggi, incerta e divisa nella politica, tragicamente segnata da accadimenti senza precedenti come il rapimento e l’uccisione dell’onorevole Aldo Moro.

Erano gli anni di piombo, anni difficili e tormentati dal dubbio se la democrazia nel nostro Paese potesse resistere e continuare a garantire la libertà e con essa un futuro per tutti i cittadini.

Prima di partire per giocare i Mondiali in Spagna, la nostra Nazionale di calcio era stata criticata per alcuni risultati, ma anche e soprattutto per certe scelte tecniche che aveva deciso Enzo Bearzot assumendosi grandi responsabilità in ambito sportivo, senza dimenticare che il calcio italiano era stato attraversato poco tempo prima dalla bufera degli illeciti sportivi e del calcio scommesse.

Goffredo Mameli quando aveva scritto “Fratelli d’Italia”, il nostro inno nazionale, nella seconda parte del testo aveva usato parole adatte e spiegato bene che “… noi siamo da secoli calpesti e derisi, perché non siam popolo, perché siam divisi…” ed aveva perfettamente ragione. L’Unità d’Italia era riuscita e realizzata sulle carte geografiche, quindi scritta in maniera indelebile sui libri di storia; ma troppo spesso gli italiani si mostravano divisi senza possibilità di trovare punti o argomenti in comune.

La vittoria del Campionato mondiale di calcio in Spagna, giocata l’11 luglio 1982 allo Stadio Santiago Bernabeu di Madrid davanti a 90.000 spettatori, scatenò un entusiasmo senza precedenti. Dopo la partita la gente scese in strada spontaneamente per festeggiare e si formarono cortei di persone amalgamate da questa vittoria; improvvisamente gli italiani non erano più divisi perché erano diventati un popolo… avevano ritrovato l’unità nel pallone che meglio di tante altre cose spiegava al mondo chi erano e cosa sapevano fare gli italiani.

L’evento suscitò clamore e voglia di fare in tutti i settori della vita quotidiana, le persone erano più felici e volevano vivere liberamente senza più le paure e le incertezze degli anni di piombo.

Non era stato un sogno, era tutto vero, magicamente vero, la gente era scesa in strada per festeggiare e non per protestare. Erano scesi uniti, donne e uomini di ogni età, senza distinzioni di ceto sociale e di appartenenza politica. Era la prima volta e non si capiva bene perché tutto questo era avvenuto così all’improvviso e spontaneamente senza che nessuno lo avesse programmato e preparato prima.

Certo che per essere un popolo non potevano bastare un pallone, i Mondiali di calcio e la Nazionale Italiana, però vedere il nostro Presidente della Repubblica gioire ed esultare sugli spalti del Santiago Bernabeu come un tifoso qualsiasi e poi accompagnare i calciatori e lo staff degli Azzurri nel ritorno trionfale giocando a carte in aereo con Bearzot, Zoff e Causio, fece comprendere a tutti che molte barriere erano state superate e che era nato uno spirito nuovo con il desiderio di un Paese unito e forse era finalmente nato il popolo che tanto avevano desiderato Goffredo Mameli e gli altri protagonisti del Risorgimento e dell’Unità d’Italia.

I Musei, per destinazione, sono i luoghi deputati per la custodia, la conservazione e la valorizzazione dei cimeli e all’interno, nei vari spazi allestiti, corrono i ricordi e le emozioni di chi ha vissuto gli eventi. Seppur ampio e spazioso, mai nessun museo potrà essere abbastanza grande da contenere tutte le emozioni che il Campionato mondiale di calcio del 1982, giocato in terra di Spagna, aveva regalato e lasciato nel cuore degli italiani.

Il Museo del Calcio di Coverciano ci riporta immancabilmente a Fino Fini, il dottore, scelto come medico della Nazionale Italiana di calcio dall’indimenticabile Artemio Franchi.

È stato Fino Fini a realizzare il Museo del Calcio, dove amava ricordare a tutti i visitatori che lui partecipò come ultima spedizione mondiale proprio a quella di Spagna 1982, di cui il nostro francobollo celebra il 40° anniversario.

Chi ha avuto la fortuna di conoscere Fino Fini ricorda senz’altro la sua passione per il calcio e per la storia ed i cimeli sportivi da lui raccolti e custoditi nel Museo di Coverciano dove tante volte ha organizzato incontri con annulli speciali e cartoline, lasciando anche nella filatelia il ricordo delle sue passioni e l’amore che aveva per il calcio, per Firenze e per la nostra Nazionale.

Guardando le immagini di quelle memorabili partite giocate nel 1982, si nota immediatamente la differenza delle maglie, senza i nomi dei calciatori e senza gli sponsor, erano davvero altri tempi e non c’era neppure il Var, altrimenti Italia-Brasile sarebbe finita 4 – 2 e non 3- 2, con buona pace dei brasiliani riconoscendo il merito e la gloria a Giancarlo Antognoni, che si vide negare un gol assolutamente regolare.

Nei francobolli italiani è fatto divieto di rappresentare personaggi ancora in vita ad eccezione dei capi di Stato e del Pontefice e per questo motivo nel nostro francobollo sono riconoscibili soltanto il Commissario tecnico Enzo Bearzot, Gaetano Scirea e Paolo Rossi, soprannominato “Pablito” per essere stato il miglior marcatore di Spagna ‘82 con sei gol.

Non si possono certo dimenticare tutti gli altri atleti azzurri e gli addetti ai lavori che parteciparono al Campionato mondiale di calcio del 1982 in Spagna, anche per loro questo francobollo vuole essere la riconoscenza e la gratitudine che le Istituzioni riservano a chi ha realizzato qualcosa di indimenticabile.

Sarà sempre un piacere ricordare e riascoltare Nando Martellini e quelle sue parole al termine della finale: “Campioni del Mondo, Campioni del Mondo, Campioni del Mondo” detto tre volte di fila perché era la terza volta che l’Italia vinceva il Campionato mondiale di calcio.

Sono trascorsi quaranta anni e l’orologio del tempo che passa non si può fermare, lo sappiamo bene e come ci ricorda Antonello Venditti in “Amici mai” “…certi amori non finiscono, fanno dei giri immensi e poi ritornano, amori indivisibili, indissolubili, inseparabili…” come gli italiani e la Nazionale di calcio ieri come oggi in questo francobollo che dopo 40 anni ricorda il Mondiale, dove la gente per festeggiare era scesa in strada spontaneamente e si era  unita ed era  finalmente diventata un popolo.

Stefano Morandi  

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