M.I.S.E. 6^ EMISSIONE 2022, del 18 febbraio, di un francobollo ordinario appartenente alla serie tematica “il Patrimonio artistico e culturale italiano” dedicato a Tina Modotti, nell’80° anniversario della scomparsa

Modotti provino

Il Ministero dello Sviluppo Economico, emette il 18 febbraio 2022, un francobollo ordinario appartenente alla serie tematica “il Patrimonio artistico e culturale italiano” dedicato a Tina Modotti, nell’80° anniversario della scomparsa

  • data: 18 febbraio 2022
  • dentellatura: 11
  • dimensioni francobollo: 30 x 40 mm
  • stampa: rotocalcografia
  • tipo di cartacarta bianca, patinata gommata, autoadesiva, non fluorescente
  • colori: quattro
  • stampato: I.P.Z.S. Roma
  • tiratura: 300.000
  • valoreB = € 1.10
  • bozzettista T. Trinca
  • num. catalogo francobolloMichel _4399_ YT _______ UNIF _4242___
  • Il francobollo: La vignetta raffigura un ritratto di Tina Modotti, in primo piano su una sua opera fotografica dal titolo “Tela sgualcita”, esposta al Museum of Modern Art di New York. Completano il francobollo le legende “Tina Modotti”, “Tela sgualcita”, “The Museum of Modern Art, NY” e le date “1896 – 1942”, la scritta “Italia” e l’indicazione tariffaria “B”.

Note:
– per il ritratto di Tina Modotti: Leone/Ullstein Bild/Archivi Alinari;
– per l’opera fotografica “Tela sgualcita”: Digial image; The Museum of Modern Art di New York/Scala, Firenze.

Modotti provino

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Assunta Adelaide Luigia Saltarini Modotti, conosciuta come Tina Modotti (Udine, 17 agosto 1896 – Città del Messico, 5 gennaio 1942), è stata una fotografa, attivista e attrice italiana.

È considerata una delle più grandi fotografe dell’inizio del XX secolo, nonché una figura importante e controversa del comunismo e della fotografia mondiale. Opere della produzione fotografica della Modotti sono conservate nei più importanti istituti e musei del mondo, fra i quali l’International Museum of Photography and Film at George Eastman House di Rochester (New York), il più antico museo del mondo dedicato alla fotografia e la Biblioteca del Congresso (Library of Congress), la biblioteca nazionale degli Stati Uniti a Washington.

Biografia

Infanzia

Tina Modotti nacque ad Udine, nel quartiere di Borgo Pracchiuso, il 16 agosto del 1896 (la data è però registrata come il 17 agosto) da una modesta famiglia operaia, aderente politicamente al socialismo tipico di fine Ottocento. Il padre, Giuseppe Modotti, era un meccanico e carpentiere, mentre la madre, Assunta Mondini Saltarini, era una casalinga e cucitrice. Venne battezzata il 27 gennaio del 1897, con suo padrino un anarchico di professione calzolaio, Demetrio Canal. La sua casa era un’abitazione fatiscente di due piani in via Pracchiuso numero 113.

Casa natale di Tina Modotti ad Udine

Tina ha solo due anni quando la sua famiglia, per ragioni di natura economica, si trova costretta ad emigrare in Austria. Lì nacquero gli altri cinque suoi fratelli e sorelle: Valentina detta Gioconda, Jolanda Luisa, Mercedes, Pasquale Benvenuto ed Ernesto, che morì a soli tre anni di meningite (e che non venne più menzionato all’interno della famiglia). Nel 1905, ritornano ad Udine, dove Tina frequenta con profitto le prime classi della scuola elementare. A dodici anni lavorò come operaia presso la fabbrica tessile Fabbrica Premiata Velluti, Damaschi e Seterie Domenico Raiser, situata nella periferia della città, per poter contribuire al mantenimento della numerosa famiglia, essendo il padre da tempo emigrato negli Stati Uniti in cerca di lavoro. Lo zio paterno Pietro Modotti ha uno studio fotografico e qui Tina apprende, frequentandolo, le sue prime nozioni di fotografia.

L’emigrazione negli Stati Uniti

Nel giugno del 1913 lasciò l’Italia, nonché l’impiego che ricopriva presso la Raiser, per raggiungere il padre a San Francisco (in California), dove, in breve tempo, trova lavoro presso una fabbrica tessile. In quel periodo, s’avvicinò anche alla recitazione, figurando in rappresentazioni amatoriali – rivolti essenzialmente al pubblico d’immigrati italiani del luogo – di D’Annunzio, Goldoni e Pirandello.

Nel 1918 si sposò con il pittore Roubaix de l’Abrie Richey, soprannominato Robo. I due si trasferirono poi a Los Angeles per poter perseguire una carriera nel mondo del cinema.

L’esordio della Modotti da attrice è del 1920, con il film The Tiger’s Coat, il primo dei tre film hollywoodiani da lei interpretati, per il quale ricevette l’acclamazione del pubblico e della critica, anche in virtù del suo “fascino esotico”. Ma “il modo in cui il suo corpo e il suo viso erano stati lanciati sul mercato indusse Tina a mettere fine alla breve avventura hollywoodiana” Grazie al marito, conobbe il fotografo Edward Weston e la sua assistente Margrethe Mather. Nel giro di un anno, la Modotti divenne la sua modella preferita e, nell’ottobre del 1921, anche sua amante. Quello stesso anno, il marito Robo, scoperta l’infedeltà della moglie, scappò in Messico, seguito un po’ di tempo dopo dalla Modotti che, però, giunse a Città del Messico troppo tardi, in quanto egli era morto da ormai due giorni, a causa del vaiolo (9 febbraio 1922). In Messico ritornerà nel 1923, assieme a Weston ed uno dei quattro figli dell’uomo, desideroso di partire per lasciarsi tutto alle spalle e rifarsi una vita nel paese latinoamericano.

L’esperienza messicana

Modotti e Weston entrarono rapidamente in contatto con i circoli bohèmien della capitale messicana, ed usarono questi nuovi legami per creare ed espandere il loro mercato dei ritratti.

Inoltre, la Modotti ebbe modo di conoscere diversi esponenti dell’ala radicale del comunismo, tra cui i tre funzionari del Partito Comunista Messicano, con cui ebbe tra l’altro delle relazioni sentimentali dopo aver troncato la sua relazione con Weston, Xavier Guerrero, Julio Antonio Mella e Vittorio Vidali (quest’ultimo un esule italiano, attivo in quel periodo presso varie organizzazioni comuniste del mondo per conto del Comintern). Fu amica, e probabilmente anche amante, della pittrice Frida Kahlo, militante comunista e femminista nel Messico degli anni venti; nel 1940, il terrazzo di casa di Tina fungerà poi da sede per i festeggiamenti del matrimonio tra la stessa Frida e Diego Rivera. Il 1927 è l’anno dell’iscrizione al PCM e l’inizio poi della fase più intensa del suo attivismo politico, proprio come per la sua attività fotografica. Il suo impegno politico la porta a partecipare alle manifestazioni a favore di Sacco e Vanzetti.

Benché già introdotta alle nozioni basilari del mezzo fotografico sin da quando era una ragazzina, fu nondimeno la sua relazione con Weston che le permise di praticare e migliorare le sue capacità, fino a divenire un’artista di fama internazionale. Il fotografo messicano Manuel Alvares Bravo, in una sua esamina critica dell’opera della Modotti, ne suddivise la carriera in due periodi distinti: quello romantico e quello rivoluzionario. Il primo include il periodo trascorso con Weston come assistente in camera oscura, poi come contabile e infine come assistente creativo. Insieme aprirono infatti uno studio di ritrattistica a Città del Messico e ricevettero l’incarico di viaggiare per il Messico per fare fotografie da pubblicare nel libro Idols Behind Altars, di Anita Brenner. In questo periodo venne scelta poi anche come “fotografa ufficiale” del movimento muralista messicano, immortalando i lavori di José Clemente Orozco e di Diego Rivera. Molte delle foto dedicate ai fiori sono state scattate in quel periodo.

Il 10 gennaio del 1929 assiste alla morte di Julio Antonio Mella, suo compagno da pochi mesi, da parte d’un suo oppositore politico. Ne segue una campagna scandalistica di cui diviene vittima, e per questa ragione rifiutò l’incarico di fotografa ufficiale del Museo nazionale messicano. Intraprende un nuovo progetto: un reportage sull’Istmo della regione del Tehuantepec, in cui ne documenta le donne straordinariamente forti e belle.

Nel dicembre del 1929 una sua mostra venne pubblicizzata come “La prima mostra fotografica rivoluzionaria in Messico“: fu l’apice della sua carriera di fotografa.

All’incirca un anno dopo, fu costretta a lasciare la macchina fotografica dopo l’espulsione dal Messico e, a parte poche eccezioni, non scattò più fotografie nei dodici anni che le rimanevano da vivere.

Il lavoro per il Comintern

Esiliata dalla sua patria d’adozione, per un certo periodo la Modotti viaggiò in giro per l’Europa per poi stabilirsi, assieme al pittore Pablo O’Higgins, a Mosca, in Unione Sovietica, dove pare venne cooptata dalla polizia segreta sovietica per varie missioni di spionaggio in Francia ed alcuni paesi dell’Europa centro-orientale, probabilmente a sostegno della “Rivoluzione Mondiale” che i sovietici si prospettavano. In via ufficiale, dal dicembre del 1930, operava in qualità d’infermiera volontaria per il Soccorso Rosso Internazionale.

Dall’ottobre del 1935 si trova in Spagna e quando allo scoppio della guerra civile spagnola, nel luglio del 1936, lei e Vittorio Vidali, dietro i nomi di battaglia di Maria e Comandante Carlos, s’unirono alle Brigate Internazionali, rimanendo nel paese iberico almeno fino al 1939. Lavorò con il celebre medico canadese Norman Bethune, inventore delle unità mobili per le trasfusioni di sangue, durante la disastrosa ritirata da Malaga nel 1937. Nel 1939, dopo il collasso del fronte repubblicano e l’instaurazione del regime franchista, la Modotti lasciò la Spagna assieme a Vidali, per far ritorno in Messico dietro falso nome. Secondo alcuni storici, la fotografa potrebbe essere stata implicata, assieme al suo amante Vittorio Vidali (alias Carlos Contreros), nell’assassinio di Lev Trockij.

La morte

Tina Modotti morì a Città del Messico il 5 gennaio del 1942, secondo alcuni in circostanze sospette. Dopo aver avuto la notizia della sua morte, Diego Rivera affermò che fosse stata assassinata, e che Vidali stesso fosse stato l’autore dell’omicidio. Tina poteva “sapere troppo” delle attività di Vidali in Spagna durante la guerra civile, incluse le voci riguardanti le più di 400 esecuzioni di repubblicani non schierati con Mosca. Ciononostante, la versione più probabile sarebbe che quella notte Tina, dopo aver cenato con amici in casa dell’architetto svizzero Hannes Meyer, fu semplicemente vittima d’un arresto cardiaco, che la condusse alla morte nel taxi che la stava riportando a casa. La sua tomba è nel grande Panteón de Dolores a Città del Messico.

Il poeta Pablo Neruda, indignato dalle accuse fatte a Vittorio Vidali a proposito della morte della fotografa, compose il suo epitaffio; di questo componimento una parte può essere trovata sulla lapide della Modotti, che include anche un suo ritratto in bassorilievo fatto dall’incisore Leopoldo Méndez:

Fotografa

Tina Modotti è una delle poche donne dell’epoca apprezzata per una capacità in un’attività in cui fino ad allora si erano contraddistinti soprattutto uomini: fotografia e fotoreportage. La sua esperienza nel campo fotografico è galoppante, dopo la frequentazione del fotografo Edward Weston da cui apprende le basi della fotografia, è la Modotti stessa a sviluppare ben presto un suo proprio stile utilizzando la fotografia «come strumento di indagine e denuncia sociale», foto esteticamente equilibrate in cui era prevalente una ideologia ben definita: «esaltazione dei simboli del lavoro, del popolo e del suo riscatto (mani di operai, manifestazioni politiche e sindacali, falce e martello,…)». Nei reportage, in quella che altri fotografi definirono “fotografia di strada” la Modotti aveva idee ben precise, infatti non cercò mai effetti “speciali”, a suo avviso la fotografia lungi dall’essere “artistica” doveva denunciare “senza trucchi” la realtà nuda e cruda in cui gli “effetti” e le “manipolazioni” dovevano essere banditi.

D’altronde fu la Modotti stessa a più riprese a definire il proposito che si proponeva di raggiungere con la sua fotografia come fa notare il fotografo Pino Bertelli riportando due suoi giudizi. Nel 1926 asserì: «Desidero fotografare ciò che vedo, sinceramente, direttamente, senza trucchi, e penso che possa essere questo il mio contributo a un mondo migliore». Definendo precisamente il suo punto di vista, la Modotti nel 1929 spiegò «Sempre, quando le parole “arte” o “artistico” vengono applicate al mio lavoro fotografico, io mi sento in disaccordo. Questo è dovuto sicuramente al cattivo uso e abuso che viene fatto di questi termini. Mi considero una fotografa, niente di più. Se le mie foto si differenziano da ciò che viene fatto di solito in questo campo, è precisamente che io cerco di produrre non arte, ma oneste fotografie, senza distorsioni o manipolazioni. La maggior parte dei fotografi vanno ancora alla ricerca dell’effetto “artistico”, imitando altri mezzi di espressione grafica. Il risultato è un prodotto ibrido che non riesce a dare al loro lavoro le caratteristiche più valide che dovrebbe avere: la qualità fotografica».

Critica

La Biblioteca del Congresso (Library of Congress), la biblioteca nazionale degli Stati Uniti a Washington in una scheda di Beverly W. Brannan della Prints & Photographs Division definisce Tina Modotti come una “riconosciuta maestra della prima fotografia del XX secolo“.

Brannan esalta la “raffinata arte” della Modotti, anche come fotoreporter (alcune sue fotografie apparirono sul giornale del partito comunista messicano El Machéte), tanto da conservare un lotto di sue fotografie ovvero quelle che documentano le attività di quel partito nel 1929, oltre che foto su altri temi. Opere della produzione fotografica della Modotti sono anche custodite presso l’International Museum of Photography and Film at George Eastman House di Rochester (New York) oltre che in altri importanti musei del mondo. D’altronde il britannico The Daily Telegraph annunciando una mostra della fotografa alla Royal Academy of Arts di Londra definì la Modotti come «uno dei più brillanti fotografi del XX secolo» con una storia ed una eredità straordinarie.

La casa natale a Udine

Nel 2005 la Caritas della Diocesi di Udine interpella l’artista Franco Del Zotto Odorico per la creazione di un segno identificativo sulla facciata del nuovo ricovero notturno per senzatetto di via Pracchiuso 89, casa natale di Tina Modotti.                                                                               

L’intervento artistico in nome della celebre fotografa diventava necessario al fine di dare una forma di consapevolezza storica ad un luogo che sebbene rifunzionalizzato tratteneva una memoria storica di notevole importanza. L’opera si è totalmente integrata alla struttura: la facciata ha assunto la forma di un grande foglio dattiloscritto su cui si susseguono pezzi della vita della Modotti, incisi sotto forma di bassorilievo. Prende corpo lungo tutta la facciata un racconto didascalico, in cui Tina stessa e le persone coinvolte nella sua stessa vita “battono a macchina” su un supporto murale un flusso continuo di parole. Per sottolineare certi passaggi nel testo ritenuti più rilevanti, è inoltre stata alterata la scrittura stessa, capovolgendo le lettere: operazione che rende più difficile la lettura, meno immediata, ma allo stesso tempo attira l’attenzione dello spettatore, creando “un testo dentro il testo”. Il bassorilievo presenta testi in più lingue (italiano, inglese, spagnolo, friulano) per testimoniare la grande trasversalità culturale della Modotti.

Il murale sulla facciata della casa natale di Tina Modotti nel 2014, opera realizzata dall’artista Franco Del Zotto e dall’assistente Vera Fedrigo, vince il premio internazionale Le Geste d’Or, Le Trophee du Grand Prix per la categoria Prix Innovation nel 2014 (articolo parzialmente estrapolato dal sito Wikipedia).

Modotti provino

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