M.I.S.E. 16^ EMISSIONE 2022, del 05 maggio, di un francobollo ordinario appartenente alla serie tematica “le Eccellenze del sistema produttivo ed economico” dedicato a Poste Italiane S.p.a., nel 160° anniversario della fondazione.

M.I.S.E. 16^ EMISSIONE 2022, del 05 maggio, di un francobollo ordinario appartenente alla serie tematica “le Eccellenze del sistema produttivo ed economico” dedicato a Poste Italiane S.p.a., nel 160° anniversario della fondazione, con valore indicato in B, corrispondente ad € 1.10.

  • data: 05 maggio 2022
  • dentellatura: 13 x 13½
  • dimensioni francobollo: 40 x 30 mm
  • dimensioni foglietto: 140 x 110 mm
  • stampa: rotocalcografia
  • tipo di cartacarta patinata gommata, fluorescente non filigranata
  • colori: sei
  • stampato: I.P.Z.S. Roma
  • tiratura: 160.000 foglietti
  • valoreB = € 1.10
  • bozzettistaIl francobollo è stampato dall’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato S.p.A.
  • num. catalogo francobolloMichel ______ YT _______ UNIF ________
  • Il francobollo: La vignetta  riproduce il logo del 160° anniversario della fondazione di Poste Italiane. Completano il francobollo la legenda “dal 1862”, la scritta “Italia” e l’indicazione tariffaria “B”.
  • Il foglietto: Il francobollo è racchiuso al centro di un foglietto tra sei chiudilettera dislocati su due righe che riproducono, ognuno, alcuni dei loghi storici più rappresentativi di Poste Italiane che si sono succeduti negli anni. In ogni chiudilettera è riportata la rispettiva data di riferimento del logo “1862”, “1947”, “1967”, “1986”, “1994” e “2005”.Completano il foglietto i loghi dei chiudilettera ripetuti a tappeto sullo sfondo dell’intera superficie e in alto la legenda “160 anni dalla fondazione delle Poste Italiane”.

Se sei interessato all’acquisto di questo francobollo lo puoi acquistare al prezzo di € 2,50 inviandomi una richiesta alla mia mail:  protofilia1@gmail.com

inoltre della stessa emissione è possibile acquistare: Cartolina Filatelica- Folder – Bollettino Illustrativo e Tessera Filatelica, inoltrare richiesta alla email sopra riportata

Poste italiane S.p.A. è un’azienda italiana che si occupa di servizi postali, bancari, finanziari e di telecomunicazione, di telematica pubblica, di operazioni di riscossione e pagamento e di raccolta del risparmio postale.

insegna delle Poste Italiane

Fu fondata nel 1862 come azienda autonoma che gestiva in monopolio i servizi postali e telegrafici per conto dello Stato e divenuto in seguito, fino al 1998, un ente pubblico economico.

È organizzata in cinque divisioni (Corrispondenza, Espresso Logistica e Pacchi, Bancoposta, Filatelia, Rete Territoriale) e tredici direzioni e servizi centrali. Dispone di 6 aree territoriali, 132 filiali, 12 845 uffici postali, 16 centri di meccanizzazione postale, 2 117 uffici di recapito con 40 717 addetti al recapito, 7 249 sportelli automatici, 18 collegamenti aerei quotidiani, 33 000 veicoli.

È una società quotata nell’indice FTSE MIB della Borsa di Milano ed è controllata per il 35% dalla Cassa Depositi e Prestiti e per il 29,3% dal Ministero dell’economia e delle finanze. Sino al 30 aprile 2026 la società è l’affidataria del servizio universale postale, ovvero deve fornire alcuni servizi essenziali di consegna di lettere e pacchi su tutto il territorio nazionale italiano.

Storia

La nascita

Ereditando l’impostazione delle “Poste di Sardegna“, servizio di corrispondenza del Regno di Sardegna, dopo l’unità d’Italia le poste inglobarono le aziende di servizi postali dei regni annessi e si costituirono in ente nazionale con la Legge 5 maggio 1862, n. 604 (la cosiddetta riforma postale). Con tale norma le poste furono organizzate come un’amministrazione centrale dello stato, introducendo il concetto di servizio postale pubblico, con la conseguente offerta dei servizi su tutto il territorio nazionale anche grazie all’introduzione della tariffa unica per tutto il territorio del Regno d’Italia, realizzata con l’adozione del francobollo. La norma del 1862 raccolse e regolò la materia, in particolar modo le modalità di raccolta, smistamento, trasporto e distribuzione degli invii postali e l’istituzione dei servizi accessori di raccomandate, assicurate, ricevute di ritorno e vaglia postali.

alcuni francobolli del Regno di Sardegna

Per iniziativa di Quintino Sella con la Legge 27 maggio 1875, n. 2779, furono istituite le casse di risparmio postali, antesignane dell’attuale servizio Bancoposta. Nel 1876 vennero emessi i primi libretti di risparmio postale. Le casse di risparmio postali conferivano i risparmi raccolti alla Cassa Depositi e Prestiti.

Successivamente, con il Regio decreto 10 marzo 1889, n. 5973, la Direzione Generale delle Poste e Telegrafi venne scorporata dal Ministero dei lavori pubblici e trasformata nel Ministero delle poste e dei telegrafi, incaricato di dotare l’Italia di una rete di uffici per inoltrare e ricevere posta, anche telegrafica, effettuare e ricevere chiamate telefoniche e realizzare operazioni finanziarie (trasferimenti di denaro e gestione del risparmio); inoltre per un certo periodo gli uffici operarono come sportelli per i nascenti servizi elettrici.

Negli anni Novanta dell’Ottocento vennero introdotti il recapito espresso e la spedizione contrassegno.

Prima guerra mondiale

Con lo sviluppo dell’alfabetizzazione, l’entrata in prima guerra mondiale e la creazione di prodotti come i francobolli commemorativi e le cartoline, i servizi postali crebbero in importanza e utilizzo, garantendo uno sviluppo commerciale dell’ente, che avrebbe incluso fra i suoi servizi anche la posta aerea e operato in contiguità con il servizio di posta militare.

Nel 1917 nasce il servizio dei conti correnti postali (che a partire dal 2000, sarà comunemente conosciuto come BancoPosta) Per alcuni anni le Regie Poste disposero anche l’apertura di uffici postali italiani all’estero. Durante la Grande Guerra furono introdotti anche gli assegni postali.

Ventennio fascista

Nel 1924, durante il fascismo, il Ministero delle poste e dei telegrafi (il quale ideò l’abbreviazione “PT”) fu trasformato in Ministero delle comunicazioni e divenne un importante centro di potere, anche per la sua capacità di controllo sui cittadini, messo a servizio della censura. La rete di servizio fu potenziata con l’acquisizione e la realizzazione di nuove strutture logistiche. Nuovi palazzi, in stile razionalista, furono realizzati nei principali capoluoghi di provincia (per esempio Palermo, Forlì, Napoli, La Spezia, Pistoia).

francobolli del 28.10.1938 – proclamazione dell’Impero –

Nel 1924 furono introdotti anche i “buoni fruttiferi postali”, obbligazioni emesse dalla Cassa Depositi e Prestiti, che ebbero successo in quanto erano distribuite in tutti gli uffici postali.

Nel 1921 fu fondata la Compagnia italiana dei cavi telegrafici sottomarini, futura Italcable, per la posa e l’esercizio dei collegamenti internazionali sottomarini.
Due anni dopo fu fondata la Italo Radio per l’installazione e la gestione delle stazioni radiotelegrafiche verso l’estero. Nel 1941 questa società confluì nell’Italcable.

Nel 1925, con il R.D.L. 520 del 23 aprile, le attività passano dal Ministero delle comunicazioni alla nuova Azienda Autonoma delle Poste e dei Telegrafi, posta sotto il controllo del dicastero stesso.

Con il Regio decreto 27 febbraio 1936, n. 645 (“Approvazione del codice postale e delle telecomunicazioni“) venne riorganizzato il Ministero, e si ebbe una regolamentazione generale dei servizi, che appartenevano alla competenza e gestione esclusiva dello stato.

Con lo sviluppo della telefonia e della radiofonia, il ministero inglobò l’Azienda di Stato per i servizi telefonici (A.S.S.T.) e la nascente EIAR (futura RAI, prima solo radiofonia, poi televisione).

Dalla seconda guerra mondiale agli anni ’70

Dopo il secondo conflitto mondiale 1940-1945 le poste crebbero nel valore delle operazioni finanziarie, incrementando i servizi di risparmio, con i libretti, le emissioni di titoli e acquisendo, a scapito del sistema bancario, quasi tutti i pagamenti e le riscossioni dello stato.

Nel 1954 la RAI trasmette con gli impianti di ponti radio della rete postale.

Nel 1967 viene introdotto il codice di avviamento postale (o CAP) e si accelera il processo di automazione del sistema logistico per far fronte all’aumento dei volumi postali, ricorrendo alla realizzazione di nuovi centri di meccanizzazione postale (in collaborazione con Italposte che realizza 27 nuovi CMP e 369 uffici postali, oltre che 4.500 abitazioni per i dipendenti postali e dell’Azienda di Stato per i Servizi Telefonici) e nuove tecnologie di lettura ottica degli indirizzi per una maggiore efficacia nello smistamento della corrispondenza (grazie ad Elsag). Viene poi emanato il Decreto del presidente della Repubblica 29 marzo 1973, n. 156, che sostituì il precedente codice del 1936.

Anni ’90: la trasformazione in S.p.A.

All’inizio degli anni ’90 il disavanzo di bilancio era endemico come l’aumento dei costi del personale, che nel 1986 assorbivano circa il 93% (di cui 16% per trattamenti di quiescenza) delle entrate correnti. La produttività per addetto dal 1970 al 1985 si era ridotta del 24% a discapito della qualità dei servizi erogati generando una situazione di deficit sempre più critica.

Nel 1994 in Germania circa l’80% della corrispondenza veniva recapitata entro il giorno successivo alla spedizione, mentre in Italia si era ad una quota inferiore al 20% (nel 1989 il tempo medio di consegna della corrispondenza era di 8,5 giorni).

L’evidente divario nella qualità dei servizi postali italiani rispetto al resto d’Europa cercò argine con un intervento di riforma che con il Decreto-legge 1 dicembre 1993, n. 487, convertito dalla Legge 29 gennaio 1994, n. 71, portò a una trasformazione di Poste italiane da azienda autonoma a ente pubblico economico, prevedendo un ulteriore passaggio a S.p.A. entro il 1996 (attuato poi il 28 febbraio 1998). Il processo di trasformazione presumeva nella gestione dell’ente Poste Italiane l’adozione del principio di efficienza produttiva, il recupero della qualità dei servizi e il risanamento economico-finanziario.

Si giunse così al contenimento graduale del disavanzo di circa 4.500 miliardi di lire nel 1993, mediante politiche di riduzione dei costi di produzione (l’80% dei quali era dovuto al personale), un aumento dei ricavi derivanti dalla vendita di servizi alla P.A., un riordino del sistema tariffario, fino a raggiungere nel 2001 un risultato netto positivo. Tuttavia il cambiamento del modello organizzativo mise fortemente in discussione, sul piano politico-gestionale, l’equilibrio su cui si basava la vecchia amministrazione postale, ovvero:

  • una classe politica che troppo spesso attribuiva all’ente finalità di sostegno dell’occupazione e del reddito, arrivando ad orientare risorse ed investimenti verso certe aree di influenza elettorale;
  • il mondo dell’industria che traeva profitto dal monopolio in diverse maniere, da mercati protetti a servizi mirati offerti dall’amministrazione postale a prezzi politici;
  • le OO.SS. nazionali e locali, in possesso di ampia delega nella gestione dell’organizzazione e dunque del consenso interno.

Gli elementi sin qui analizzati resero in definitiva la trasformazione in società per azioni di Poste una tappa necessaria (l’alternativa poteva essere ad es. il taglio delle attività meno redditizie, abdicando a discapito del servizio universale) e spianarono la strada per un abbandono delle logiche pubblicistiche passate e per intraprendere un nuovo rapporto con lo Stato – costruito di fatto sul Contratto di Programma (Obbligo del Servizio Universale) – più prossimo a principi aziendali di maggiore autonomia tariffaria e relazioni con il personale meno politicizzato (fenomeno ridimensionato, ma nei fatti ancora presente).

Anni ’90: la trasformazione in S.p.A.

All’inizio degli anni ’90 il disavanzo di bilancio era endemico come l’aumento dei costi del personale, che nel 1986 assorbivano circa il 93% (di cui 16% per trattamenti di quiescenza) delle entrate correnti. La produttività per addetto dal 1970 al 1985 si era ridotta del 24% a discapito della qualità dei servizi erogati generando una situazione di deficit sempre più critica.

Nel 1994 in Germania circa l’80% della corrispondenza veniva recapitata entro il giorno successivo alla spedizione, mentre in Italia si era ad una quota inferiore al 20% (nel 1989 il tempo medio di consegna della corrispondenza era di 8,5 giorni).

L’evidente divario nella qualità dei servizi postali italiani rispetto al resto d’Europa cercò argine con un intervento di riforma che con il Decreto-legge 1 dicembre 1993, n. 487, convertito dalla Legge 29 gennaio 1994, n. 71, portò a una trasformazione di Poste italiane da azienda autonoma a ente pubblico economico, prevedendo un ulteriore passaggio a S.p.A. entro il 1996 (attuato poi il 28 febbraio 1998). Il processo di trasformazione presumeva nella gestione dell’ente Poste Italiane l’adozione del principio di efficienza produttiva, il recupero della qualità dei servizi e il risanamento economico-finanziario.

Si giunse così al contenimento graduale del disavanzo di circa 4.500 miliardi di lire nel 1993, mediante politiche di riduzione dei costi di produzione (l’80% dei quali era dovuto al personale), un aumento dei ricavi derivanti dalla vendita di servizi alla P.A., un riordino del sistema tariffario, fino a raggiungere nel 2001 un risultato netto positivo. Tuttavia il cambiamento del modello organizzativo mise fortemente in discussione, sul piano politico-gestionale, l’equilibrio su cui si basava la vecchia amministrazione postale, ovvero:

  • una classe politica che troppo spesso attribuiva all’ente finalità di sostegno dell’occupazione e del reddito, arrivando ad orientare risorse ed investimenti verso certe aree di influenza elettorale;
  • il mondo dell’industria che traeva profitto dal monopolio in diverse maniere, da mercati protetti a servizi mirati offerti dall’amministrazione postale a prezzi politici;
  • le OO.SS. nazionali e locali, in possesso di ampia delega nella gestione dell’organizzazione e dunque del consenso interno.

Gli elementi sin qui analizzati resero in definitiva la trasformazione in società per azioni di Poste una tappa necessaria (l’alternativa poteva essere ad es. il taglio delle attività meno redditizie, abdicando a discapito del servizio universale) e spianarono la strada per un abbandono delle logiche pubblicistiche passate e per intraprendere un nuovo rapporto con lo Stato – costruito di fatto sul Contratto di Programma (Obbligo del Servizio Universale) – più prossimo a principi aziendali di maggiore autonomia tariffaria e relazioni con il personale meno politicizzato (fenomeno ridimensionato, ma nei fatti ancora presente).

Il bilancio per il 1997 chiudeva con una perdita di 777 miliardi di lire, in recupero rispetto agli 893 miliardi di lire registrati nel 1996.

Nel novembre 1997 la direttiva adottata il 30 gennaio 1997 dal Presidente del C.d.M. (cosiddetta direttiva Prodi) sui servizi postali assegna a Poste Italiane il compito di migliorare la qualità del servizio raggiungendo, tramite una nuova offerta di servizi, il pareggio dei costi di gestione della rete postale. Ciò avrebbe evitato tagli di personale e aumenti tariffari.
Aveva lo scopo di eliminare le disfunzioni del servizio postale italiano, di rendere Poste Italiane un’azienda in grado di contribuire allo sviluppo del Paese, preservandone le caratteristiche sociali.

In particolare, la direttiva prescriveva:

  • che si raggiunga il pareggio del bilancio, sia aumentando del 25% i volumi di traffico postale, a prezzi costanti, sia attraverso il fatturato proveniente dai servizi svolti per la pubblica amministrazione;…
  • che siano salvaguardati, attraverso l’aumento dei volumi di traffico postale e della produttività individuale, sia i livelli occupazionali, che il presidio territoriale della rete postale.

1998-2002: il piano industriale di Corrado Passera e il risanamento

Nel febbraio 1998 il ministero del Tesoro (Governo Prodi I) nomina Corrado Passera amministratore delegato della neo-formata Poste Italiane SpA.
Il piano industriale di Corrado Passera dal 1998 al 2002 realizzò un taglio del personale di 22.000 unità. D’altra parte, a detta di alcuni esponenti sindacali, si è verificata una precarizzazione dei contratti dei neoassunti, casi di dimissioni per mobbing diffuso e per il super-carico di lavoro, a causa di un eccesso di tagli al personale spinto che avrebbe fatto mancare anche quote di forza lavoro necessarie.

Dal punto di vista dell’azienda, il Fondo Solidarietà ha rappresentato nel lungo termine un risparmio sul costo del lavoro, oltre ad abbassare l’età media del personale. Per 10 anni una quota statale e una trattenuta in busta paga ai neoassunti hanno finanziato gli ultimi due anni di contributi mancanti per il prepensionamento di migliaia di dipendenti. L’operazione, a costo zero per l’impresa, ha sostituito queste uscite con personale sotto i 24 anni con contratti triennali di apprendistato.

Nel 2000 una quota del 20% del capitale sociale della società Bartolini è stata acquisita da Poste Italiane attraverso la sua controllata SDA Express Courier, con conseguente formazione del Consorzio Logistica Pacchi tra le tre aziende per lo smistamento di pacchi sul territorio nazionale. Questo accordo è stato anche oggetto di contestazione da parte delle aziende concorrenti in sede legale, ma si è concluso a favore del consorzio stesso. Il consorzio all’epoca rappresentava il 40% del mercato, tuttavia nel 2005 Poste Italiane non rinnovò i termini dell’accordo originariamente stipulato e vendette le quote di partecipazione in Bartolini.

2002-2014: gli anni di Massimo Sarmi: bilanci in utile e innovazione

Nel maggio del 2002 viene nominato amministratore delegato Massimo Sarmi, poi confermato altre tre volte nel 2005, nel 2008 e nel 2011. Sarmi punta a creare valore e redditività attraverso una strategia di modernizzazione basata sull’innovazione dell’infrastruttura tecnologica e logistica e sull’ampliamento della gamma dei prodotti e dei servizi. Questa strategia ha portato l’azienda a chiudere i bilanci in utile per dieci anni consecutivi con profitti crescenti.

L’elevato tasso di redditività, colloca il Gruppo Poste Italiane al primo posto tra i grandi operatori postali d’Europa nel 2011, come già negli anni precedenti. L’azienda guidata da Massimo Sarmi ha identificato nuove aree di business (come le telecomunicazioni con PosteMobile, l’operatore virtuale di telefonia mobile del Gruppo che offre anche servizi di pagamento in mobilità). Ha inoltre rafforzato il suo ruolo di partner della Pubblica Amministrazione nell’offerta di servizi ai cittadini.

A partire dal 1º gennaio 2003 il monopolio di Poste Italiane è stato ridotto agli invii con peso inferiore a 100 grammi, dal 1º gennaio 2006 invece a quelli di peso inferiore a 50 grammi, che rappresentano tuttavia ancora la maggioranza della corrispondenza epistolare. In realtà anche altre aziende potevano trasportare posta di peso inferiore a 50 grammi, ma dovevano applicare un prezzo almeno 2 volte e mezzo superiore a quello di Poste Italiane. Tale esclusiva è decaduta il 31 dicembre 2010, scadenza per la conclusione del processo di completa liberalizzazione del mercato dei servizi postali.

Il 31 dicembre 2010 il settore postale è stato infatti completamente liberalizzato in gran parte dei Paesi dell’UE: Austria, Belgio, Bulgaria, Danimarca, Estonia, Francia, Irlanda, Italia, Portogallo, Slovenia e Spagna. Come è possibile vedere, è compresa l’Italia, Paese in cui opera Poste Italiane. Dal 26 aprile 2010, Poste Italiane fornisce per conto della Pubblica Amministrazione, la [email protected] (di tipo CEC-PAC), una casella email sicura che garantisce valore legale alla corrispondenza online. Il servizio è cessato nel 2014. E sempre nel 2010 è stato lanciato il servizio che permette ai cittadini di alcuni comuni di richiedere i certificati anagrafici direttamente all’ufficio postale attraverso la rete dei 5740 Sportello Amico, un particolare tipo di sportello postale nato per semplificare i rapporti tra i cittadini e la Pubblica Amministrazione.

Poste Italiane si è inoltre dotata di un sistema di sale di controllo in grado di monitorare in tempo reale gli uffici postali, la rete logistica e la sicurezza delle comunicazioni digitali e delle transazioni, settore nel quale si è anche impegnata a fianco degli organismi di governo nazionali, di agenzie internazionali e di università e centri studi. Particolare importanza hanno acquisito in questi anni i prodotti e i servizi dell’area finanziaria, prima fra tutti la carta prepagata Postepay: introdotta alla fine del 2003, Postepay ha riscosso ben presto un notevole successo, soprattutto tra i giovani, conquistando e mantenendo la prima posizione a livello europeo tra le carte prepagate. L’Azienda offre il conto BancoPostaClick anche online (non più sottoscrivibile dal 2016), il conto BancoPostapiù (evoluzione del conto classico) e il conto di Base per l’inclusione finanziaria e un’ampia gamma di prodotti finanziari: mutui, prestiti personali, fondi comuni d’investimento, che si sono aggiunti ai classici libretti di risparmio e ai buoni postali fruttiferi. Inoltre il gruppo Poste Vita offre una vasta gamma di prodotti assicurativi. Poste Italiane è stata la prima azienda postale al mondo a entrare nel settore della telefonia mobile come operatore virtuale con il brand PosteMobile.

9 francobolli da €0.60 raccolti in un foglietto emessi in occasione del 150° anniversario delle Poste Italiane

I 150 anni di Poste

Nel 2012 in occasione dei 150 anni dalla nascita delle Poste in Italia l’azienda ha organizzato una mostra celebrativa “150 anni dedicati al futuro”. La mostra, inaugurata a Roma l’8 maggio dal Presidente della repubblica Giorgio Napolitano, è stata allestita al Circo Massimo all’interno di una tensostruttura di nuova generazione composta da due avveniristiche cupole hi-tech collegate tra loro, una dedicata al passato e al presente, e una al futuro. L’itinerario della mostra prevedeva tappe anche a Venezia e Torino, prima capitale del Regno d’Italia.

La società oggi

Da marzo 2017 Bianca Maria Farina è il presidente, mentre Matteo Del Fante è l’amministratore delegato di Poste italiane S.p.A. (articolo parzialmente estrapolato da Wikipedia).

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